La relazione della Commissione parlamentare antimafia sulla ’ndrangheta nell’Italia settentrionale, approvata il 3 novembre 2026, descrive sette territori e altrettante forme di presenza. In Emilia-Romagna l’attenzione si concentra sulle imprese, in Liguria sui porti e sui traffici, in Lombardia sui circuiti finanziari. Altrove emergono il peso delle strutture tradizionali, la vulnerabilità dei contesti piccoli o l’ingresso in settori produttivi circoscritti. Il fenomeno cambia da una regione all’altra, ma conserva un tratto comune: la capacità di adattarsi ai mercati senza recidere i legami con la Calabria. Famiglie, ’ndrine e locali continuano a garantire coesione e riconoscimento interno. Fuori dalle aree d’origine, però, l’organizzazione può agire attraverso società, prestanome, professionisti, false fatturazioni, frodi fiscali, subappalti e riciclaggio. La violenza non è l’unico segnale della sua presenza: può restare sullo sfondo, come reputazione o pressione implicita, mentre gli affari passano per relazioni che sembrano ordinarie.
Emilia-Romagna: l’ingresso nelle imprese
In Emilia-Romagna la Commissione segnala il radicamento nell’economia produttiva. La ’ndrangheta può inserirsi nelle aziende e nelle filiere attraverso rapporti con imprenditori locali, professionisti e intermediari. Tra gli strumenti richiamati figurano le fatture false e le società cartiere, usate per spostare denaro e costruire rapporti economici. Il rischio riguarda anche imprese formalmente legali che, per ottenere liquidità o superare una difficoltà, accettano di collaborare con soggetti mafiosi. Un accordo che appare conveniente nell’immediato può alterare la concorrenza: chi dispone di capitali o servizi illeciti può ridurre i prezzi, ottenere commesse o resistere più a lungo dei concorrenti che rispettano le regole. Per individuare queste dinamiche occorre seguire le filiere, verificare le anomalie fiscali e societarie e ricostruire i rapporti tra aziende e intermediari.
Lombardia: circuiti finanziari e collaborazioni
In Lombardia, soprattutto nell’area milanese, l’economia e la finanza offrono un quadro articolato. La relazione richiama il riciclaggio, i flussi di denaro, i mercati immobiliari e commerciali e i contatti con gruppi criminali italiani e stranieri. Un altro aspetto riguarda la possibile collaborazione tra organizzazioni di diversa origine. La Commissione cita il procedimento Hydra come caso utile a illustrare questa dimensione, precisando che le vicende sono ancora al vaglio della magistratura: le ipotesi investigative non costituiscono accertamenti definitivi. Gruppi distinti possono cooperare quando condividere contatti, competenze o opportunità consente di aumentare i profitti. Alle indagini sulle strutture criminali va perciò affiancata l’analisi di patrimoni, società e movimenti finanziari. Attività che, prese singolarmente, sembrano normali possono rivelare un altro significato se considerate nel loro insieme.
Piemonte: la continuità dei legami
In Piemonte sono particolarmente visibili gli elementi organizzativi tradizionali: le locali, i collegamenti con le cosche calabresi e il rapporto tra autonomia operativa nei territori d’insediamento e riconoscimento di un centro di legittimazione nelle aree d’origine.Questa continuità non impedisce di cambiare attività. Anche qui la ’ndrangheta può servirsi di strumenti economici e professionali per entrare nei mercati e schermare i propri interessi. La dimensione imprenditoriale non va quindi separata dai rapporti organizzativi che la sostengono: leggere un’operazione come un semplice affare può impedire di coglierne i legami più ampi.
Valle d’Aosta: le reti dei territori piccoli
La Valle d’Aosta mostra che la presenza mafiosa non dipende soltanto dalle dimensioni del mercato o dalla presenza di grandi infrastrutture. Nei territori piccoli, le relazioni sociali, economiche e istituzionali sono ravvicinate. Questo può rendere più facile mimetizzarsi e più difficile distinguere i rapporti consueti da quelli capaci di condizionare la vita economica. Anche la convinzione di essere poco esposti può ritardare l’attenzione ai primi segnali. La Commissione invita a osservare concentrazioni di interessi, rapporti opachi, anomalie nelle imprese e forme di pressione che non si accompagnano a minacce esplicite. Le dimensioni ridotte non mettono automaticamente al riparo; in certe condizioni favoriscono relazioni persistenti e difficili da riconoscere.
Liguria: porti e traffici internazionali
In Liguria gli scali di Genova, Vado Ligure e La Spezia collegano l’economia regionale ai traffici internazionali. Sono nodi importanti per il commercio legale, ma possono essere utilizzati anche da reti coinvolte nel traffico di stupefacenti e in altre attività transnazionali. La Commissione richiama la presenza di gruppi diversi e i rapporti tra organizzazioni calabresi, gruppi stranieri e operatori delle filiere logistiche.Per ricostruire il funzionamento dei traffici non basta concentrarsi su una sola organizzazione o su un solo porto. Occorre seguire i passaggi delle merci, i servizi di intermediazione e i contatti tra operatori logistici e reti criminali. La dimensione internazionale rende necessario lo scambio tempestivo di informazioni e la cooperazione tra le autorità.
Veneto: la presenza dentro il mercato
In Veneto la ’ndrangheta può sfruttare un tessuto produttivo composto da piccole e medie imprese, filiere articolate e rapporti fiduciari. Società formalmente lecite, intestazioni fittizie, prestanome e capitali illeciti possono consentire un inserimento graduale: si entra nelle attività, si conoscono il mercato e i suoi interlocutori, poi si usano le relazioni costruite per riciclare denaro o consolidare la propria presenza. Anche qui le imprese in difficoltà possono diventare vulnerabili a chi offre liquidità. Il rischio è che l’intervento criminale venga scambiato per un normale rapporto commerciale, mentre serve a schermare capitali o a falsare la concorrenza. La relazione richiama perciò la verifica della titolarità effettiva delle aziende, della coerenza tra flussi finanziari e attività dichiarate e della natura dei rapporti tra imprese.
Trentino-Alto Adige: l’ingresso in settori specifici
In Trentino-Alto Adige l’insediamento descritto dalla Commissione è selettivo e concentrato in determinati comparti. Il settore del porfido, richiamato attraverso l’operazione Perfido, mostra come una singola attività possa diventare un punto di radicamento. Non occorre controllare apertamente un intero territorio per costruire una presenza: si può intervenire in un settore, sfruttare rapporti imprenditoriali e sociali consolidati e apparire come un normale interlocutore economico. La sottovalutazione del rischio può ritardare l’emersione del fenomeno. Tra i segnali da osservare figurano anomalie nelle imprese, disponibilità finanziarie incoerenti, concentrazione dei rapporti in un comparto e alterazioni della concorrenza.
Strategie diverse, un problema comune
Il confronto restituisce una geografia articolata. In Emilia-Romagna emerge l’inserimento nelle imprese; in Lombardia la complessità finanziaria e la cooperazione tra gruppi; in Piemonte la continuità delle strutture tradizionali. In Valle d’Aosta pesano le reti dei contesti piccoli, in Liguria i porti e i traffici internazionali, in Veneto la mimetizzazione produttiva e in Trentino-Alto Adige la penetrazione in comparti specifici. A unire queste forme è la capacità di trasformare i legami criminali in relazioni economiche. È in questo spazio che si sviluppa la cosiddetta area grigia, dove soggetti mafiosi entrano in contatto con imprenditori, professionisti e intermediari. La collaborazione può offrire liquidità o altri vantaggi a chi la accetta; al tempo stesso, permette all’organizzazione di tradurre la propria forza in operazioni societarie, fiscali e commerciali dall’apparenza regolare. La Commissione indica una risposta comune nei principi, ma calibrata sulle caratteristiche dei territori. Servono controlli sulle imprese, sulle filiere, sugli appalti e sui subappalti; analisi dei patrimoni e dei flussi finanziari; verifiche sulle reti logistiche e attenzione ai segnali iniziali. La prevenzione deve accompagnare le indagini penali e coinvolgere procure, prefetture, forze di polizia, Guardia di finanza, Direzione investigativa antimafia, enti locali e autorità di vigilanza. La relazione raccoglie audizioni, missioni e vicende giudiziarie esaminate dalla Commissione: non pretende di offrire una mappatura definitiva della presenza mafiosa. Indica però una direzione precisa. Per contrastare la ’ndrangheta al Nord bisogna ricostruire anche i rapporti economici, i servizi illeciti e le operazioni che le consentono di entrare nei mercati e, poco alla volta, di apparire parte del loro normale funzionamento.
