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Messi e l’ultima sfida: vincere il Mondiale per superare Maradona

Messi e l’ultima sfida: vincere il Mondiale per superare Maradona
Leo Messi (Getty Images)

In caso di trionfo a New York, la Pulce doppierebbe i titoli iridati di Diego chiudendo il cerchio di un rapporto a lungo tormentato con l’Argentina. Ma basta il palmares a suggellare il sorpasso?

Dieci anni fa, nello stesso stadio della finale del Mondiale, un Leo Messi a testa bassa e piena di cattivi pensieri annunciava l’addio all’Albiceleste. Aveva perso ancora, lui uomo dei cinque Palloni d’oro e dei trionfi con il Barcellona. Non riusciva a restituire all’Argentina quanto l’amore della sua gente gli dava, si sentiva in debito e forse anche inadeguato nel confronto mai esplicito ma da sempre esistente con Diego Armando Maradona.

Dieci anni dopo il cerchio è pronto a chiudersi. Anzi, si è già chiuso con la Coppa del Mondo alzata al cielo del Qatar nel 2022 e ora può spingere la Pulce dove è anche difficile immaginare potesse arrivare e cioè a potersi immaginare (o ad essere collocato) un gradino sopra d10s, al secondo Maradona. Possibile? Forse non nel cuore del popolo argentina, ma di sicuro il tema si pone se Messi dovesse unire il secondo titolo mondiale a quello del Qatar sommandolo ai due successi in Copa America (2021 e 2024), all’oro olimpico di Pechino nel 2008, alla Finalissima del 2022 e anche al Mondiale Under 20 conquistato all’inizio della storia, quando Leo era ancora un talento pieno di speranze e non il fuoriclasse espresso di oggi.

Meglio Messi o Maradona? Numeri alla mano non c’è partita, meglio Leo. Ventidue anni di carriera ad altissimo livello, una bacheca impossibile da replicare tra trofei con la nazionale e vittorie con i club (quattro volte la Champions League, ad esempio e 12 scudetti tra Spagna e Francia più un’infinità di coppe e coppette), Palloni d’Oro in collezione (8 and counting, se l’Argentina dovesse vincere), record di gol e presenze.

Impossibile reggere il confronto, usando l’almanacco come riferimento. Poi, però, c’è tutto il resto e lì Maradona rimane Maradona. Un eroe non replicabile, genio enorme e sregolatezza altrettanto, cadute e risalite, calcio e letteratura. Qui, meglio Diego: inarrivabile. Anche se la corsa folle dell’Argentina verso la finale di questo Mondiale è qualcosa che esonda dal campo e sconfina nella mistica con Leo al centro di tutto.

Lui e i suoi 39 anni portati meravigliosamente, il primato di reti raggiunto, le giocate divine di destro e sinistro, il camminare per il campo per accendersi poi e incenerire l’avversario, la leadership riconosciutagli non solo dai compagni ma tutto il popolo argentino. C’è una scena che racconta tutto meglio di mille parole: la corsa ad abbracciarlo nell’istante della testata di Lautaro Martinez che abbatte gli inglesi. Tutti da lui, pochi da Lautaro che di sicuro non se n’è risentito perché l’Argentina intera è una squadra in missione per conto del suo numero 10 come se le speranze mondiali passassero unicamente dalla possibilità che a guidare ci sia lui.

Ecco perché la finale contro la Spagna rappresenta uno spartiacque epocale. Se vince, doppiando Maradona nel numero dei mondiali conquistati con l’Albiceleste e se lo fa nel modo in cui sta vivendo questo Mondiale, Messi si mette al livello di d10s. Forse anche sopra. Apre il dibattito, autorizza il confronto, esce dalla storia – dove già ha un posto in prima fila – ed entra nella leggenda.

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