Prima della conta e del momento della verità, sempre che la notte dei lunghi coltelli non scriva un finale diverso alla tregua che lo sport italiano sta trattando per evitare il cortocircuito di una cascata di commissariamenti o una bocciatura di quello principale, nel mirino la Figc, che manderebbe in tilt tutto a partire dal Coni. Giovanni Malagò fatto decadere e la Federcalcio commissariata ma affidata allo stesso Malagò con il mandato di indire nuove elezioni entro tre mesi e, se possibile, rieleggere l’attuale presidente questa volta dotato del benedetto tesserino che ha innescato tutti i problemi.
Sembra una storia kafkiana e, invece, è solo un esercizio sottile di politica sportiva. Incomprensibile, forse, alla maggioranza degli appassionati ma utile per uscire dallo stallo cristallizzando i rapporti di forza. Breve riassunto: il Coni di Buonfiglio ha la necessità di dichiarare illegittima l’elezione di Malagò e, di conseguenza, di commissariare la Figc. Un po’ per convinzione, molto per spinta visto che la minaccia nemmeno velata è che, in caso di mancato intervento, sia lo stesso Coni a essere messo in naftalina direttamente dal Governo.
Buonfiglio, però, non è sicuro di avere i numeri dalla sua parte. Non nella Giunta che è spaccata in due e dove molti sostengono Malagò e nemmeno nel Consiglio nazionale che dovrebbe ratificare l’eventuale via libera. Cosa succede se in uno dei due passaggi Buonfiglio perde? Che a saltare sarebbe lui e non l’altro, prendendo atto di non avere il controllo sul mondo sempre che a staccare la spina non ci pensi il ministro per lo Sport, Andrea Abodi.
Ecco perché, a fronte dell’equilibrio totale nella conta degli amici e dei nemici e incassato un forte “No, grazie” dalla Serie A, Buonfiglio ha fatto il passo per primo. La Giunta è convocata all’ora di pranzo ma prima vedrà Malagò per mettere sul tavolo le soluzione necessarie ad evitare lo scontro. E tra queste, quella più accreditata è consegnare a Malagò il ruolo di commissario così che prosegua a lavorare sul rilancio della Figc e nel frattempo organizzi nuove elezioni, dotandosi di una tessera qualsiasi e ricostruendo il consenso intorno alla sua figura che in parte si è deteriorato per il modo con cui ha fatto le scelte principali nei tre mesi scarsi del mandato.
Diabolico ma estremamente pratico. Le voci narrano che il ruolo sia stato offerto anche al numero uno della Lega Serie A, Ezio Maria Simonelli, ma l’asprezza del comunicato vergato nel giorno di vigilia della conta lascia poco spazio a interpretazioni: “La Lega Calcio Serie A si dissocia e prende le distanze dalla apparente querelle giuridica di cui non comprende i fondamenti in diritto e le ragioni politiche. Giovanni Malagò, candidato in primis dalla Serie A, è stato eletto con largo margine e la stessa Serie A continua a manifestargli completo supporto. Pur nel rispetto dei principi e delle regole della Federazione e del Coni, la Lega Calcio Serie A ritiene il commissariamento del tutto inopportuno, anche perché potrebbe condurre nel caos il calcio, in una fase delicatissima. Anche alla luce della chiara posizione espressa dalla Uefa, si raccomanda e si auspica il rispetto dell’autonomia del calcio italiano”.
