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Leao e Bastoni sul mercato? Inter e Milan meritano investimenti da parte di Oaktree e RedBird

Leao e Bastoni sul mercato? Inter e Milan meritano investimenti da parte di Oaktree e RedBird

La Milan del calcio va verso un’estate di rifondazione. Il tratto comune? Big in vendita perché i soldi da spendere devono venire dal mercato. Ma così facendo, vincere diventa difficile…

Comunque si concluda la stagione, Inter e Milan sono pienamente allineate agli obiettivi consegnati all’inizio e nel caso di Chivu stanno anche facendo meglio del previsto, la prossima sarà un’estate di grandi cambiamenti nella Milano del calcio. Non una novità in casa rossonera, visto che un anno fa la mancata qualificazione alla Champions League spinse la dirigenza di Casa Milan a un profondo restyling della rosa da consegnare a Max Allegri, un po’ per la necessità di rinforzarla e molto per limitare i danni economici della cacciata dall’Europa che conta.

A differenza della scorsa estate, però, la rifondazione riguarderà entrambe le sponde del Naviglio e le prime avvisaglie sono evidenti già in questa primavera in cui Inter e Milan ancora corrono verso il traguardo ma già rivolgono un pensiero a quello che sarà. L’età media non bassa e qualche contratto in scadenza a giugno, ad esempio, aprono la strada all’idea che anche ad Appiano Gentile ci sarà un turn over pesante una volta archiviata questa stagione. E che non ci sarà alcun intoccabile al di là di qualche rarissima eccezione che risponde al nome di Pio Esposito per il quale non si ascoltano offerte essendo il profilo perfetto per la proprietà made in Usa e per l’ambiente: giovane, prodotto del vivaio, relativamente poco impattante sul bilancio anche a fronte di un prossimo rinnovo che lo porterà a guadagnare molti più dell’attuale milione di euro netto con scadenza 2030.

Leao e i big dell’Inter sul mercato?

Sono bastati due passi falsi ravvicinati perché Inter e Milan fossero legate dallo stesso destino: una rivoluzione con sul mercato anche i big, legando la scelta a presunti problemi di rendimento o altro come se l’addio fosse normale evoluzione del rapporto e non una scelta rischiosa da parte delle rispettive proprietà. Chi? Leao sponda Milan e la colonna italiana (Bastoni e Barella) per l’Inter.

Il portoghese pagherebbe l’insubordinazione dell’Olimpico al momento della sostituzione e una stagione non eccellente, per altro condizionata anche dall’essersi dovuto reinventare attaccante centrale per mancanza di alternative… serie visto che l’ultimo mercato non ha portato il centravanti di ruolo che Allegri a giugno aveva chiesto. Lo stesso Barella sarebbe passato da risorsa a problema per un’annata non al top mentre per Bastoni la spiegazione sarebbe legata ai fischi che lo accompagnano in tutti gli stadi dopo le vicende del derby d’Italia.

Come hanno spesso spiegato i dirigenti di tutti le società italiane, il player trading è un’opportunità e non può essere vissuto come un tabù. Vendere per reinvestire è una delle forme di sostentamento che il calcio italiano ha raffinato in questo lungo periodo di vacche magre, ma non si può slegare da un ragionamento più ampio e che porta alle scelte di Oaktree e RedBird, fondi statunitensi che hanno in mano Inter e Milan.

RedBird e Oaktree, per vincere bisogna investire

Per essere chiari, non esiste alcun progetto sportivo competitivo e potenzialmente vincente che si possa costruire partendo dalla volontà di non investire nemmeno un euro. L’equilibrio di bilancio è un “must do” da cui non si può sfuggire, però le fasi di consolidamento (Milan) o apertura di un nuovo ciclo (Inter) non possono non passare dal sostegno economico delle rispettive proprietà. Non esiste un club di calcio che possa crescere senza una visione e degli investimenti e la fase degli investimenti non può essere semplicemente legata al reimpiego del denaro incassato.

RedBird e Oaktree fin qui hanno messo in equilibrio Inter e Milan, scelto strade diverse per farle funzionare dal punto di vista sportivo, ma non hanno mai dato l’idea di essere disponibili ad andare oltre. Eppure l’ecosistema in cui operano sta finalmente facendo la sua parte, come dimostra l’accelerazione nella vicenda del nuovo San Siro. Era un atto dovuto che i due club fossero messi in condizione di competere con il resto d’Europa, è altrettanto obbligatorio che i manager mandati a Milano per gestirli abbiano rispetto della storia e delle aspirazioni di milioni di tifosi. Da sempre nel calcio sono le proprietà a trascinare le squadre e non viceversa. Non quelle che hanno una visione a lungo termine che abbia come obiettivo la vittoria.

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