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L’azzardo di Mancini: perché rinunciare ai veterani in Turchia è un rischio eccessivo

L’azzardo di Mancini: perché rinunciare ai veterani in Turchia è un rischio eccessivo
Roberto Mancini (Getty Images)

La trasferta degli azzurri in Turchia nasconde insidie: escludere l’esperienza rischia di compromettere la corsa verso Europei e Mondiali. Ma chi ha dubbi lo dica adesso, troppo comodo criticare dopo…

Mi dichiaro alla dogana, caro commissario tecnico. Non sono per nulla convinto delle scelte che ha fatto per la gara numero due di questa Nations League, la trasferta a Bursa sul campo della scomoda Turchia. Non sono convinto, sempre dando per buone le ricostruzioni apparse sui giornali, perché temo tu sia caduto nella trappola di considerare questa sfida importante ma non fondamentale. Meno importante, forse, rispetto alla trasferta che ci aspetta a Parigi in casa della Francia di Zidane che ci fa paura perché lì si rischia davvero l’imbarcata e a livello di immagine sarebbe un disastro.

Guai a perdere contro Montella, invece. E magari a chiudere il doppio confronto che tiene insieme anche il ritorno di Bologna dietro ai turchi in una classifica virtuale che ci vedrebbe a quel punto tagliati fuori dalla possibilità di arrivare tra le prime tre e cogliere l’obiettivo minimo (per me massimo) di questa prima fase della tua nuova era: non complicarsi la vita, essere testa di serie al sorteggio dei gironi eliminatori verso l’Europeo e non retrocedere al piano di sotto mettendoci nei guai anche in vista del Mondiale del 2030. Il tuo, vero, obiettivo.

Ecco perché io non avrei lasciato a casa l’esperienza di Barella e Mancini. Hanno giocato male con il Belgio? Vero, come quasi tutti. Ma nella bolgia turca servivano loro. E non mi convince la scelta, se confermata, di andare avanti con i debutti, gli esperimenti e le prime volte. Non questa sera. Non in una partita che può condizionare pesantemente un biennio.

Ecco, l’ho scritto. Adesso, però, che si faccia come nei matrimoni dove a un certo punto l’officiante proclama: “Se qualcuno ha qualcosa da dire, parli adesso o taccia per sempre”. Tutti gli altri che hanno dubbi o perplessità alzino la mano e si palesino. Adesso. Non domani, se sarà andata male, per coprire di fango e polemiche il ct o qualche giovane lanciato nella mischia con il diritto di sbagliare. Ogni riferimento a tale Alessandro Romano, anni 20, è voluto: disegnato dagli stessi giornali prima come “nuovo Rodri” e poi come sciagura sul cui conto caricare la brutta figura con il Belgio.

Parlate adesso o tacete per sempre. Se vi piacciono la svolta e il coraggio mostrato da Mancini approcciando questa trasferta (e a leggere le articolesse della vigilia sembra che piacciano), domani nessuno le rinneghi. Un po’ di coerenza non guasta anche se è merce rara e soprattutto poco funzionale per l’esercizio preferito da critici e non solo in questo momento di bassa del calcio italiano: scaricare sulla nazionale e su Mancini (che sta… antipatico a molti già di suo) tensioni e frustrazioni che riguardano altro. Dalla politica sportiva ai problemi del proprio club. La maglia azzurra non c’entra, se avete dubbi sollevateli altrimenti tacete per sempre.

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