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Usa: Midterm tra paradossi e sondaggi

Usa: Midterm tra paradossi e sondaggi
American Flag in front of The White House in Washington D.C. Background out of focus. Photomontage. SEE MY OTHER PHOTOS & VIDEOS from USA:

Per i repubblicani la situazione resta difficile, ma anche i dem devono fare attenzione. E intanto crescono i dubbi sui sondaggi

La rubrica - Outside the Beltway: cronache e analisi di politica Usa

Le elezioni di metà mandato si avvicinano. E, per il Partito repubblicano, la situazione si configura come tutt’altro che rosea. Secondo la media sondaggistica diReal Clear Politics relativa alle intenzioni di voto generiche per il Congresso, i democratici risulterebbero avanti di quasi nove punti percentuali. In particolare, stando a Decision Desk Hq, l’Asinello avrebbe attualmente il 72% di probabilità di conquistare la maggioranza alla Camera e il 54% di fare altrettanto al Senato. Tutto questo, mentre, secondo un recentissimo sondaggio Ipsos, l’indice di gradimento complessivo per Donald Trump sarebbe sceso al 32%. Nella fattispecie, tra gli elettori repubblicani, l’approvazione del suo operato sarebbe passata dall’82% al 73% in una settimana. Insomma, la situazione, al momento, arride al Partito democratico. Non è del resto un mistero che a pesare sui repubblicani stia l’alto costo del carburante innescato dalla guerra contro l’Iran. Un nodo, questo, che difficilmente il presidente statunitense riuscirà a sciogliere entro il 3 novembre, quando si terranno, per l’appunto, le elezioni di metà mandato. Bisogna tuttavia fare attenzione e non dare nulla per scontato. Se le difficoltà di Trump e del suo partito sono oggettive, emergono anche dei segnali che delineano un quadro improntato a una maggiore incertezza. A spiegarlo è stato, la settimana scorsa, il noto sondaggista, Nate Silver, che ha sottolineato alcuni elementi degni di nota.

Innanzitutto, ha evidenziato come l’ondata a favore dei dem si stia paradossalmente verificando soprattutto negli Stati tradizionalmente repubblicani. Secondo Silver, ciò è spiegabile in tre modi. In primis, è possibile che alcuni gruppi elettorali, che un tempo hanno sostenuto Trump, stiano iniziando a voltargli le spalle. Il che sarebbe collegato al basso indice di gradimento che, come abbiamo visto, sta attualmente affliggendo il presidente statunitense. In secondo luogo, Silver sostiene che alcuni Stati storicamente repubblicani, come il Kansas e l’Iowa, stanno subendo i maggiori danni a causa dell’alto costo del carburante. Infine, la situazione economica negativa rischia di mettere in crisi i candidati in carica in cerca di riconferma. Chiaramente, nel complesso, si tratta di un’analisi impietosa, che non può non preoccupare il Partito repubblicano. Dall’altra parte, però, Silver sottolinea un ulteriore elemento. E cioè che, negli Stati tradizionalmente dem, l’Asinello non sembra stia registrando un vantaggio netto. Effettivamente, competizioni per il Senato come in Minnesota, New Hampshire e Michigan, vedono i candidati fondamentalmente in un testa a testa. Il rischio per i dem, secondo Silver, è che questi ultimi vengano attualmente dati in vantaggio in gruppi elettorali rispetto a cui, in passato, sono assai spesso stati sovrastimati.

Su tutto questo aleggia, infine, l’incognita dell’effettivo valore dei sondaggi. “Il problema è che non è mai stato così economico e facile fare sondaggi nel modo sbagliato né così costoso e complicato farli nel modo giusto”, ha significativamente affermato il sondaggista dem Zac McCrary. “C’è un’unica fonte di verità capace di distinguere i segnali reali dal rumore di fondo nei sondaggi: la spesa elettorale. Una cosa è se un comitato elettorale pubblica un sondaggio che mostra una competizione testa a testa. Ma se i gruppi esterni non spendono denaro in quel distretto, vuol dire che i loro dati non mostrato una competizione aperta”, ha aggiunto il sondaggista di area repubblicana, Patrick Ruffini. “Questo non significa che tutti i sondaggi siano inaffidabili e che non esistano informazioni attendibili, ma i professionisti con cui ho parlato mi hanno detto che molti dei migliori non sono spesso accessibili al pubblico”, ha dichiarato, dal canto suo, il giornalista Ben Jacobs. Insomma, grande resta la confusione sotto il cielo. 

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