Nessuno poteva aspettarsi un debutto scintillante della nuova nazionale di Roberto Mancini, ma il modo in cui gli azzurri sono stati battuti dal Belgio all’Olimpico, lo smarrimento che ha accompagnato buona parte della prestazione, i fischi durante e dopo e il gelo in tribuna tra Malagò e gli uomini che gli toglieranno la Figc indicano come la strada sarà lunga, difficile e con esito tutt’altro che scontato.
Fischi meritati, soprattutto quelli di metà partita, naturale prosieguo dello choc di marzo che è una ferita non ancora rimarginata. Se c’era bisogno di una conferma, la notte dell’Olimpico l’ha data senza margine di interpretazione: nessuno farà sconti a questa nazionale e al suo ct, Roberto Mancini. In molti aspetteranno l’una e l’altro con il fucile della critica puntato, armato dal risentimento per quello che è stato e per il modo con cui si è arrivati fin qui.
Sul campo la sfida con il Belgio ha detto che c’è tantissimo da lavorare e che il materiale a disposizione non è di primissima qualità (si sapeva) ed è pure depresso al punto giusto. I presunti leader stanno in campo a testa bassa, i ragazzi sbagliano – come è naturale che sia – e anche il ct ha cominciato andando un po’ per tentativi. Non riuscito quello di mettere Kean sulla fascia per giocare a due punte senza rinunciare al tridente, da rivedere i meccanismi di una fase difensiva a tratti tragicomica.
Certo, c’è anche stata la parziale reazione che ha fatto sperare che l’Italia si potesse ribellare al destino di una sconfitta che mette subito in salita l’avventura in Nations League, pietra angolare su cui fondare la rincorsa all’Europeo e quella successiva al Mondiale. Troppo poco, però, per farsi andare bene la serata dei ritorno di Mancini in panchina. Il selezionatore ha ridimensionato il peso dei fischi e ha fatto bene, molto più preoccupante la freddezza che ha accompagnato buona parte della prestazione. Il rapporto d’amore con la gente va recuperato. Non sarà facile.
Peggio degli azzurri in campo hanno fatto gli altri in tribuna. L’immagine simbolo del buco in cui è caduto il calcio italiano è la fotografia della tribuna dell’Olimpico: Malagò e il ministro Abodi vicini senza nemmeno guardarsi, il presidente del Coni Buonfiglio fisicamente vicino e mentalmente lontano. Si va verso il commissariamento della Figc, questo è evidente a tutti. Significa che tra una decina di giorni Mancini sarà ct di una nazionale senza federazione; se serviva un ostacolo ulteriore alla rinascita, eccolo servito.
