Nessun passo indietro, nemmeno davanti alla reazione durissima della Uefa e alle critiche e proteste provenienti anche da Nord Centro America e Asia. La Fifa va avanti sul piano di privatizzazione della Coppa del Mondo, anzi rilancia. Lo fa con un comunicato in cui accusa la stampa di aver messo in circolo “informazioni non accurate” interrompendo il processo democratico di valutazione di un’opportunità commerciale di sviluppo del prodotto. Opportunità che rimane sul tavolo della Fifa e che il numero uno Gianni Infantino, travolto dalle polemiche, conferma di voler portare avanti nonostante le pressioni perché lo ritiri.
A poche ore di distanza dalla minaccia delle federazioni europee di boicottaggio delle competizioni Fifa, fino al arrivare all’ipotesi di non partecipare al Mondiale del 2030, ecco la risposta da parte della confederazione mondiale del calcio. Un attacco in pieno stile Infantino, dopo che l’ultimo messaggio – più conciliante – aveva lasciato intendere che l’intenzione fosse solo quella di aprire una discussione tra le 211 federazioni che compongono la Fifa stessa.
La posizione della Fifa: “Nessuno svende il calcio, andremo avanti con il piano”
Zurigo pensa che molte delle critiche siano strumentali a voler interrompere il progetto, che vede coinvolta secondo i rumors la famiglia di Donald Trump nella parte di investitrice sulle quote da acquistare della nascente società FFE (dove far confluire gli asset commerciali della Coppa del Mondo: “Il processo di consultazione che avevamo pianificato è stato interrotto da informazioni inaccurate diffuse dai media – si legge -. Continueremo comunque questa consultazione affinche’ ogni federazione membro possa prendere una decisione basata su fatti verificati”.
Poi la risposta al cuore della critica mossa dalla Uefa: “Nessuno sta svendendo il calcio. E’ qualcosa che la Fifa non prenderebbe mai in considerazione. Rispettiamo i commenti e le preoccupazioni che sono stati resi pubblici e ribadiamo il nostro impegno ad avviare una consultazione aperta e democratica”.
Nessun accenno al contenuto dei documenti che accompagnano l’idea di creazione di Fifa Forward Enterprise (FFE) di cui valorizzare sul mercato privato circa il 20% con ricavi da 4,2 miliardi di dollari da suddividere tra le federazioni. E nessun accenno alla scadenza, vicinissima nel tempo, del 19 settembre entro cui aderire ottenendo subito un assegno da 40 milioni di dollari, oppure restare fuori perdendone quasi tutto il valore.
Favorevoli e contrari al piano di Infantino
Col passare dei giorni si sta delineando anche il quadro dei favorevoli e contrari all’idea di Infantino. Non tutte le posizioni sono cristallizzate e facilmente definibili, creando una zona grigia in cui il presidente della Fifa potrà cercare nelle prossime settimane di coagulare un consenso sufficiente a dare una maggioranza in appoggio al progetto FFE. Le federazioni affiliate alla Fifa sono 211 e il quorum è posto a quota 106. Al momento, però, il fronte del no è esteso e compatto tanto da far ritenere che non ci siano chance di superare il muro.
La contrarietà della Uefa è durissima. Opposizione senza sconti con minaccia di boicottaggio alle competizioni Fifa, posizione espressa all’unanimità dopo una serie di meeting voluti dal presidente Aleksandr Ceferin che è il grande nemico di Infantino, in rottura con lui da anni. Impossibile trovare una mediazione. La Uefa punta anche a presentare un proprio candidato alle prossime elezioni (marzo 2027) alle quali, prima che scoppiasse il caso FFE, Infantino si presentava da strafavorito per il terzo e ultimo mandato. La Uefa porta un pacchetto di 55 voti e rappresenta il cuore tecnico ed economico del calcio mondiale.
Molto critica anche la posizione della Concacaf, la confederazione che rappresenta le federazioni di Nord e Centro America. Dopo essersi riunite hanno espresso posizione contraria al piano di Infantino con un comunicato in cui hanno preannunciato voto negativo. Si tratta di 41 affiliate, non tutte aventi diritto di voto nei processi decisionali della Fifa.
La AFC, confederazione che tiene insieme 47 federazioni asiatiche, si è allineata. Non solo solidarietà rispetto alle prese di posizione di Europa e Nord America, ma la richiesta formale e con la massima urgenza di una profonda revisione della governance della Fifa, giudicata ormai fuori controllo. Un attacco a Infantino, dunque, non solo al suo piano. Mettendo insieme questi tre bacini, l’evidenza di una maggioranza che Zurigo non è in grado di garantire al progetto.
A favore e aperta al dialogo c’è sicuramente la CAF africana (54 federazioni). E’ uno dei grandi bacini elettorali di Infantino e in questa fase di polemiche e contrapposizione ha preso una posizione di apertura invitando le proprie affiliate a considerare il progetto e le potenziali ricadute economiche su realtà per le quali la montagna di denaro promesso da Zurigo rappresenta un incentivo importante.
Più neutro il posizionamento della OFC che rappresenta l’Oceania (13 federazioni, non tutte votanti). In un comunicato ha preso atto del piano senza preannunciare l’accoglimento o il no secco. Le affiliate sono state invitate a prendere visione dei documenti per poi riunirsi in un secondo momento.
Rimane la Conmebol che è la confederazione del Sud America: 10 federazioni tra le quali Argentina, Brasile e Uruguay. Storiche alleate di Infantino, al suo fianco nell’idea di allargare a 64 squadre la prossima edizione del Mondiale che si terrà anche in tre sedi sudamericane e difficilmente contrarie al progetto di privatizzazione della Coppa del Mondo anche se allo stato attuale non si sono pubblicamente espresse.
