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La guerra per il controllo della Fifa, ecco chi sono gli alleati di Infantino

La guerra per il controllo della Fifa, ecco chi sono gli alleati di Infantino
Gianni Infantino (Getty Images)

Il presidente del calcio mondiale fa la conta degli amici che sono rimasti fedeli nella tempesta e scopre di non essere solo. Paese per paese, il conto di chi non ha scaricato il manager svizzero.

Da una parte l’opposizione dura e pura della Uefa, che agita la minaccia del boicottaggio politico e delle competizioni Fifa. Dall’altra la CAF africana che di Gianni Infantino è l’alleato più potente, forte dei suoi 54 voti che sono un peso quasi identico a quello europeo (55). In mezzo una moltitudine di posizioni con sfumature tendenti al grigio, distinguo e precisazioni che rendono l’idea di un presidente della Fifa in forte difficoltà ma non ancora messo definitivamente all’angolo.

Dopo aver ritirato il piano di privatizzazione della Coppa del Mondo, cancellato il progetto FFE (Fifa Forward Enterprise) dalle agende di Zurigo ed essersi scusato per forma e sostanza di una proposta molto poco trasparente e calata dall’alto a Mondiale appena finito, con strascico di veleni ancora in circolo per il caso Balogun e per il rapporto quasi di vassallaggio con la Casa Bianca, Infantino è partito al contrattacco.

Le mosse di Infantino per uscire dalla crisi

Due mosse. Nella prima ha riunito il board della confederazione mondiale del pallone a Marocco per serrare le fila del suo cerchio magico, compresi quelli (non tutti) che lo avevano attaccato pubblicamente nelle ore della guerra intorno al dossier di vendita del Mondiale. Operazione necessaria per cercare di evitare che la sua amministrazione perdesse pezzi nell’immediato, aprendo così la strada alla richiesta di sfiducia che rappresenta l’obiettivo immediato della Uefa: resa dei conti prima di arrivare alla naturale scadenza del mandato nel marzo 2027.

Il numero uno della Fifa è riuscito ad arrestare la slavina di consenso interno e ha rilanciato, minacciando azioni (legali?) contro i critici e gli accusatori. Azione legale che è anche lo scenario preso in considerazione dalla Uefa; alla Fifa, ai suoi dirigenti e ai potenziali partner dell’affare Coppa del Mondo è stato chiesto in forma ufficiale di non distruggere alcun documento per poterlo produrre in un eventuale giudizio.

La questione, ora, è tutta politica. Infantino ha i numeri per resistere all’assalto dell’Europa, che ha come principale alleato la Concacaf (Nord e Centro America) da cui potrebbe provenire il candidato forte a marzo nella persona del suo presidente Victor Montagliani? E’ su questo campo che il manager svizzero di origini italiane sta giocando adesso la sua partita.

I numeri non lo premiano. Non ancora. Ma il partito degli alleati di Infantino è comunque meno debole di quanto si potesse immaginare. Se il progetto FFE è stato bocciato a larghissima maggioranza, chi contrario solo alla forma e chi anche alla sostanza, differente è il calcolo sulla fiducia a Infantino. Oggi e in vista del voto di marzo 2027. L’attuale presidente della Fifa non è solo ma ha amici che si stanno spendendo pubblicamente per fargli da scudo. Una serie di endorsement, forse richiesti dallo stesso infantino, che restituisce un quadro dinamico della guerra per il controllo della Fifa.

Quali sono le federazioni alleate di Infantino?

Chi è quanti sono gli alleati rimasti? Certamente tutta l’Africa (CAF) che non ha mai celato il sostegno a Infantino dal quale ha ricevuto enormi benefici in questi dieci anni di governo della Fifa. Sono 54 voti che difficilmente si disperderanno; il Marocco, potentissimo, e qualche altra federazione sono usciti allo scoperto dando forza al comunicato della confederazione africana, ribadendo fedeltà.

Dalla parte di Infantino c’è anche la Conmebol sudamericana (10 voti) con Argentina e Paraguay che si sono espresse anche in maniera diretta. Anche il pacchetto di consensi (11) della OFC che rappresenta le federazioni dell’Oceania non dovrebbe essere in dubbio, avendo il suo consiglio non bocciato a priori nemmeno la proposta di privatizzazione della Coppa del Mondo.

Anche così, però, Infantino sarebbe in forte minoranza. E qui si entra nella zona “grigia” e comincia il conto dei distinguo rispetto alle posizioni ufficialmente compatte di Asia e Nord e Centro America. Il Messico, nazione che ha ospitato l’ultimo Mondiale con Stati Uniti e Canada, ha rotto il fronte nordamericano: “La federazione non riconoscerà né approverà alcun processo avviato al di fuori di tale quadro istituzionale e sosterrà la leadership del presidente Infantino nel continuare a promuovere lo sviluppo del calcio attraverso il rafforzamento delle istituzioni”.

In Asia, con sfumature diverse, si sono espresse non contro Infantino una decina di federazioni: Qatar, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Butan, Sri Lanka, Mongolia, Indonesia, Filippine e Libano. Non sufficienti ancora per ribaltare il senso della sfida politica. Ma da qui a marzo la strada è lunga e Infantino ha indubbie capacità di persuasione.

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