La FIFA non ha intenzione di spostare le sedi delle partite dell’Iran nel mondiale della prossima estate. Porte chiuse alla richiesta che arriva da Teheran e che era stata posta come precondizione, perché la nazionale iraniana potesse partecipare al torneo ospitato da Stati Uniti, Canada e Messico. Non è ancora ufficiale, però la fonte che ha anticipato il verdetto di Zurigo è di altissimo livello e apre uno scenario in cui diventa impossibile non considerare il forfait come opzione finale.
A lasciarsi scappare che non ci sarà alcuno spostamento di sede dei match dell’Iran è stata la presidente del Messico Claudia Sheinbaum: “Le partite non possono essere spostate dalle sedi originarie perché questo comporterebbe uno sforzo logistico enorme”. Punto. Si tratta delle sfide contro Nuova Zelanda e Belgio, programmate a Los Angeles in California, e di quella con l’Egitto che si dovrebbe giocare a Seattle.
A chiedere di essere spediti in Canada o Messico e non negli Stati Uniti, a seguito della grave situazione conflittuale che si sta sviluppando in queste settimane in Medio Oriente, era stato il governo di Teheran per bocca del ministro dello sport. Le diplomazie sono al lavoro, anche se il presidente della FIFA, Gianni Infantino, ha lasciato intendere di aspettarsi una partecipazione senza condizioni da parte dell’Iran. Le parole che vengono dal Messico chiudono ogni spiraglio.
All’Iran ora rimane soltanto una doppia opzione: presentarsi al Mondiale come da programma originario oppure abbandonare. Il termine ultimo in cui la FIFA comunicherà ufficialmente i nomi delle 48 squadre partecipanti è il 30 aprile. Fino a quel giorno c’è tempo per trattare e anche per immaginare eventuali scenari alternativi in caso di forfait iraniano.
Sul tavolo potrebbe restare la necessità per Zurigo di identificare una nazionale ripescata. Come più volte spiegato, non esiste un regolamento che codifichi criteri di scelta unici: decide la FIFA secondo la propria sensibilità che potrebbe essere quella di premiare comunque una squadra asiatica così da mantenere inalterati gli equilibri tra confederazioni. Oppure, e sarebbe la soluzione più incredibile, aprire al rientro dell’Italia come migliore nazionale nel ranking tra quelle escluse o organizzare una sorta di torneo tra tutte le eliminate nei play-off di marzo.
Uno sforzo enorme, non privo di ricadute dal punto di vista logistico, ma che metterebbe tutti sullo stesso piano. Il punto di partenza, però, è capire la posizione definitiva dell’Iran. Infantino vuole che Teheran sia presente senza fare alcuna eccezione, Trump a giorni alterni sollecita la partecipazione o la definisce inappropriata, mentre il mondo del calcio assiste e attende che venga scritta la parola fine su questa vicenda.
