C’è stato un momento in cui l’onda blu del Como ha travolto l’Inter, alimentando i rimorsi del Napoli. Poi ai futuri campioni d’Italia è venuto il quarto d’ora e in riva al Lario la squadra di Chivu si è presa la vittoria che spacca in due la volata scudetto. Era l’incrocio favorevole a Conte e la capolista ne è uscita con un vantaggio di 9 punti a 6 giornate dalla fine del campionato. Inutile girarci intorno: la volata tricolore si era riaperta ma il ping pong a distanza tra il Tardini e il Sinigaglia l’ha sigillata.
Nel momento più difficile l’Inter ha trovato la reazione furiosa firmata da Thuram e Dumfries. Il francese, orfano di Lautaro Martinez, si è fatto sponda con le incertezze della difesa del Como, che nominalmente sarebbe la migliore della Serie A ma troppo spesso indulge in leggerezze imperdonabili così come tutto il piano partita di Fabregas: la rimonta nella ripresa ha ricordato il ribaltone del Milan dalle parti del lago di Como a gennaio. L’olandese volante, invece, è tornato quello della cavalcata in Champions della scorsa stagione, un caterpillar immarcabile nelle azioni da palla inattiva.
Ride Chivu, piange Conte. La realtà è che Roma e Como rappresentavano due vette alte e impervie da scalare per una squadra che ci arrivava a motore spento: averle scavalcate facendo bottino pieno e con abbondanza di gol (9 in 180 minuti) cancella ogni dibattito sulla tenuta fisica e mentale dei nerazzurri. La superiorità tecnica non è mai stata in discussione. Al verdetto manca la contabilità dell’aritmetica ma ora il quadro è chiaro.
Napoli, quanti rimpianti per il passo falso di Parma
E il Napoli? Conte ha provato a diluire la delusione del pareggio a Parma non chiudendo il sogno scudetto, semplicemente rimandando la palla nell’altro campo. Quello dell’Inter, che poi ha furiosamente risposto. Qualche domanda, però, è lecita porsela a proposito dei partenopei che al Tardini hanno completamente sbagliato approccio e svolgimento della sfida che avrebbe davvero potuto cambiare volto alla volata tricolore.
Un difetto riemerso improvvisamente e che aveva già condizionato in negativo la parte iniziale della stagione, prima che la montagna di infortuni e la caduta libera in campionato ed Europa facesse cambiare focus. La sensazione è che il gol regalato a Strefezza subito e lo sterile possesso palla orizzontale di larga parte della partita siano la spia di un malessere cui Conte non ha saputo trovare soluzione. A Parma erano in campo contemporaneamente i Fab4 e la verità è che da agosto la loro presenza contemporanea quasi mai è coincisa con una prestazione convincente.
Il calendario continua a essere amico del Napoli: quattro impegni al Maradona (Lazio, Cremonese, Bologna la chiusura con l’Udinese) inframmezzati dalla trasferta a Como e dal viaggio in casa del retrocesso Pisa. Se i campioni d’Italia trovassero continuità è un menù da potenziali 16-18 punti che significa chiudere tra 82 e 84. Poco per lo scudetto, sicuramente più che sufficiente per agguantare la prossima Champions League e andare in vacanza con l’animo sereno. Però il week end prometteva altro e a furia di accontentarsi, tra una scusa e l’altra, il campionato del Napoli è scivolato via nella mediocrità.
