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La Fifa difende l’hydration break ma ha torto: ecco perché

La Fifa difende l’hydration break ma ha torto: ecco perché
Una paura per hydration break (Getty Images)

Polemiche e fischi negli stadi: i time out commerciali del Mondiale piacciono solo alle tv e agli investitori pubblicitari. Infantino prova a difendersi, ma la sua versione è parziale.

Il calcio diviso in quattro tempi con break obbligatorio a prescindere dalle condizioni meteo, infarcito di sponsor e pubblicità, non piace. La novità voluta dalla Fifa per il Mondiale 2026, passata per mesi sottotraccia fino a quando non è diventata realtà negli stati americani, è stata accolta con crescente diffidenza. Incide sullo svolgimento del gioco, cambia l’inerzia delle partite perché inserisce nel calcio una cosa che non è prevista da un secolo di norme e che risponde al nome di time-out. Soprattutto, crea dei paradossi come match che si interrompono per 3-4 minuti anche se fa freddo o piove.

Ai tifosi non va giù e hanno cominciato a manifestare apertamente la loro opposizione, accompagnando con uragani di fischi ogni volta che il gioco viene interrotto per lasciar spazio all’hydration break che la Fifa ha istituzionalizzato lo scorso mese di dicembre, concedendo poi il 6 marzo che tv e broadcast potessero venderlo ai propri investitori commerciali innescando un affare da centinaia di milioni di dollari.

Una modifica irreversibile alla struttura stessa del gioco che, secondo molti analisti, sta incidendo anche su quanto accade in campo. In quelle pause, ormai ostaggio dei tempe delle televisioni e con il gioco che riparte solo quando il delegato della Fifa ha il via libera dai broadcaster, ci sono allenatori e squadre che sono riuscite a interrompere un momento di difficoltà, cambiare l’inerzia della sfida, intervenire come si fa in altri sport durante i time out. Altri sport, non il calcio.

Sommersa dalle critiche, alcune anche dure come l’intervento di Jurgen Klopp, la Fifa ha deciso di provare a fornire la propria versione dei fatti. Un’autodifesa basata su due argomenti: la misura è stata pensata solo per salvaguardare i calciatori dal caldo e Zurigo non ci guadagna nemmeno un dollaro, avendo chiuso prima tutti i suoi contratti commerciali.

“Il motivo principale è il caldo, ma dobbiamo anche capire che in una competizione la Coppa del Mondo, disputata in 39 giorni, con le squadre che potenzialmente giocano otto partite in quei 39 giorni, avere un momento per riposare è estremamente importante – ha detto Gianni Infantino, presidente della Fifa -. Ciò che conta di più per noi è garantire che tutte le squadre, in ogni partita, giochino nelle stesse condizioni. E è molto difficile accettare che un allenatore possa avere l’opportunità di influenzare una partita facendo aggiustamenti semplicemente perché fa più caldo, mentre in un’altra partita, dove la temperatura è leggermente più bassa, lo stesso allenatore non ha la stessa opportunità. Vogliamo garantire condizioni uguali per tutti, ed è per questo che questi break vengono implementati in ogni partita”.

E poi l’aspetto commerciale ed economico della questione: “Non ci sono entrate aggiuntive per la Fifa, poiché tutti gli accordi commerciali sono stati firmati con largo anticipo. Quindi, per noi non si tratta di una questione finanziaria. Per noi, è puramente una questione sportiva”.

Fine della difesa della Fifa, da registrare con almeno tre obiezioni. La prima è che Infantino ammette che l’hydration break ha come effetto il condizionamento dell’andamento delle partite ed è automaticamente un’arma tattica a disposizione degli allenatori; perché non decidere una modifica strutturale delle regole passando dalla sperimentazione dell’Ifab?

E poi è da valutare se d’ora in poi in qualsiasi manifestazione calcistica che prevede che una parte delle partite si giochino al caldo si debba intervenire istituzionalizzando quello che una volta era il cooling break. Per capirci: è un vantaggio allenare una squadra che gioca diverse centinaia di chilometri più a sud delle avversarie e che più spesso può usufruire di una pasa a metà tempo? Bisogna compensare inserendolo per tutti, anche di notte e in inverno perché fa parte della stessa competizione?

Infine l’aspetto commerciale. Il prodotto della circolare del 6 marzo scorso che dava ai broadcaster la possibilità di “vendere” gli spazi dell’hydration break era facilmente prevedibile. Le pause sono diventate un contenitore di spot in cui qualcuno ci guadagna una montagna di soldi. Se non è la Fifa (oggi) lo sarà chi domani dovesse pensare di ripetere la formula scrivendo il bando per la cessione dei diritti tv del proprio campionato o torneo.

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