L’Inter è tornata e non è un caso che il rientro alla normalità sia coinciso con il recupero di capitan Lautaro Martinez e di Calhanoglu a pieno regime. La grande paura è stata scacciata, almeno per una notte perché il calendario consegna ancora a chi dovesse uscire vincitore dalla sfida del Maradona tra Napoli e Milan (con il pareggio due terzi dello scudetto si possono cucire sul petto dei nerazzurri) la chance di crederci. Più dei tre punti, pesantissimi ad interrompere un periodo di flessione che cominciava a inquietare il popolo interista, è stato il modo con cui l’Inter ha travolto la Roma a consegnare un messaggio chiaro al campionato.
La notte perfetta per l’Inter e per i suoi leader in difficoltà
Se avesse voluto disegnare la notte perfetta dell’interismo, il regista della serata di San Siro non avrebbe potuto fare di meglio. Doppietta per Lautaro Martinez che mancava dalla trasferta di Bodo e che a San Siro non segnava da gennaio. Gol e assist (doppio) per Thuram, altro desaparecido del mese di marzo. E rete rabbiosa di Barella, finito nel tritacarne azzurro, con corollario di standing ovation per Bastoni che dopo schiaffi e sputi, metaforici, ha fatto il pieno di amore dalla sua gente. Prima del fischio d’inizio Marotta ha steso un manto protettivo sul difensore spiegando che non esiste alcun automatismo che possa legare le difficoltà di questo inverno a una cessione la prossima estate; le prossime settimane diranno, però oggi è quello che serviva all’Inter per ripartire.
La strada per lo scudetto numero 21 della storia interista sarà ancora lunga, ma la reazione contro la Roma la mette più in discesa di quanto non fosse in una vigilia popolata di fantasmi e nervosismi che si spiegano bene ricordando cosa è accaduto a questo gruppo lo scorso mese di maggio. A motori spenti sarebbe stato difficile arrivare in fondo, se lo spirito e la condizione fisica (in confortante ripresa) sono quelle di San Siro la prospettiva cambia e di molto. Napoli e Milan scendono in campo al Maradona sapendo che una sola può sperare di tenere aperta la contesa fino alla fine, ma anche con la consapevolezza che la capolista è tornata a correre e giocare come da quasi due mesi non faceva.
Roma, così la Champions League sta diventando un incubo
E la Roma? Difficile spiegare a chi abbia visto solo il primo tempo una sconfitta così netta. Dopo essere stata travolta dall’ondata nerazzurra all’inizio, la squadra di Gasperini è lievitata fino a prendere il controllo del campo e della partita. Il pareggio di Mancini è stata la logica conseguenza di questa fase di dominio che si è conclusa quando Calhanoglu ha demolito la porta di Svilar. Dopo la ripresa, il crollo.
Dalla rete di Gatti all’ultimo respiro della sfida con la Juventus sono arrivate tre sconfitte e una vittoria con il Lecce più la cacciata dall’Europa League per mano del Bologna. Significa, restando al campionato, aver bruciato tutto quello che era stato costruito prima costringendosi a una rimonta molto complicata da immaginare per un gruppo che si perde alla prima difficoltà. Il conto è facile: tre punti fatti in quattro partite. Così la Champions League non è nemmeno un sogno ma diventa un appuntamento fisso sul divano.
