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Inchiesta arbitri: “Inter non indagata”. La Procura prova a far chiarezza sul caso Rocchi

Inchiesta arbitri: “Inter non indagata”. La Procura prova a far chiarezza sul caso Rocchi

L’indagine nata da un esposto di un tifoso del Verona dopo il caso Bastoni-Duda nel gennaio 2024. Ma nel fascicolo degli indagati ci sono solo esponenti del mondo arbitrale e nessun club

L’Inter e i suoi dirigenti non sono coinvolti nell’inchiesta sul mondo arbitrale che sta scuotendo il calcio italiano. Dopo due giorni di tensione e polemiche, sono fonti qualificate della Procura di Milano a provare a fare chiarezza circoscrivendo la portata dell’indagine che ha spinto il designatore Gianluca Rocchi ad auto sospendersi insieme al supervisore dell’attività Var, Andrea Gervasoni.

Nell’elenco degli indagati solo personaggi del mondo degli arbitri mentre “l’Inter e i suoi dirigenti non sono indagati” è il messaggio. Le partite finite nel mirino del pm Maurizio Ascione sono quattro o cinque e non riguardano in nessun modo la stagione 2025/2026, quella attuale in cui il club nerazzurro sta correndo spedito verso la conquista dello scudetto numero 21 della sua storia.

Sotto la lente del magistrato ci sarebbero, dunque, solo le sfide Inter-Verona (6 gennaio 2024), Udinese-Parma (1 marzo 2025), Salernitana-Modena (8 marzo 2025), Bologna-Inter (20 aprile 2025) di Serie A e B cui si aggiunge Inter-Milan (23 aprile 2025) di Coppa Italia.

Secondo l’Ansa nei corridoi di Palazzo di Giustizia si respira un clima di tensione, che sembra legato alla gestione dell’indagine da parte del pm Ascione rispetto ai vertici dell’ufficio. Un passaggio che riguarda anche la fase della comunicazione degli sviluppi: nulla di formale e ufficiale è stato rilasciato, non il 25 aprile, giorno dell’arrivo delle notifiche degli inviti a comparire a Rocchi e Gervasoni, e nemmeno nelle ore successive.

L’origine dell’inchiesta dall’esposto di un tifoso del Verona

E con il passare delle ore comincia a delinearsi anche il contesto in cui è nata l’inchiesta. Non dall’esposto denuncia dell’ex assistente arbitrale Domenico Rocca nel maggio 2025 ma addirittura nell’inverno precedente. Due anni e quattro mesi di indagini originate dalla protesta di un tifoso del Verona, furioso per quanto visto a San Siro il 6 gennaio 2024. E’ il giorno della sfida tra l’Inter e la sua Hellas, vinta dai nerazzurri con un gol di Frattesi all’ultimo minuto viziato da un fallo evidente di Bastoni su Duda non fischiato in campo dall’arbitro Fabbri e non ravvisto nemmeno nella Sala Var di Lissone da Nasca e Di Vuolo.

Il tifoso all’origine dell’indagine che sta sconvolgendo il calcio italiano si chiama Michele Croce, avvocato, già candidato sindaco alle elezioni comunali di Verona. E’ lui che manda un esposto denuncia in Procura ravvisando gli estremi per l’apertura di un fascicolo per frode sportiva ed è lui che viene convocato dal pm Maurizio Ascione che decide di dar corso alla segnalazione.

Croce era mosso dall’arrabbiatura per quella sconfitta: “A noi parve un dolo, più che un errore: come un’omissione d’atti d’ufficio. La legge 401 sulla frode sportiva prevede due fattispecie criminose, ossia quella corruttiva o quella che determina un diverso risultato sportivo. In tal senso mi parve integrato il reato, scrissi l’esposto e lo depositai telematicamente alla Procura di Repubblica del Tribunale di Milano. Mi sono sentito con la Guardia di Finanza, che poi ha collaborato con Ascione (il pubblico ministero n.d.r.) e mi sono poi confrontato anche con lui a Milano: era il luglio del 2025 e gli ho dato degli spunti”.

INCHIESTA ARBITRI: TUTTI I NOMI NEL MIRINO DELLA PROCURA

Da lì in poi, come svelato da Sport Mediaset, Ascione comincia a scavare nel sistema arbitrale. Decine di arbitri sentiti, alcuni iscritti nel registro degli indagati e altri semplicemente persone informate dei fatti. Mesi di lavoro per lavorare i casi più discussi della moviola del campionato, secondo quanto è stato ricostruito, chiedendo ai diretti interessati di motivare le proprie scelte e i propri atteggiamenti. Possibile anche l’uso di intercettazioni, ambientali o telefoniche, previsto per il reato di frode sportiva che prevede pene da 2 a 6 anni.

Su questo filone, nato dalla denuncia dell’avvocato tifoso veronese e irrobustito dagli interrogatori proseguiti in segreto per mesi, si innesta l’esposto dell’ex assistente arbitrale Domenico Rocca nel maggio 2025, archiviato dalla giustizia sportiva ma rimasto pubblico e raccolto dal magistrato.

Poi l’uscita allo scoperto con la notifica dell’avviso di garanzia per il designatore Gianluca Rocchi. In questa prima fase gli indagati sono 5: si tratta di Rocchi, Gervasoni, Paterna, Nasca e Di Vuolo. Accanto a questi nomi che sono noti dovrebbe esserci però un elenco più lungo, non ancora notificato o reso pubblico, anche perché alcune ipotesi di frode sportiva sono contestate in concorso con “più persone”.

Articolo in aggiornamento

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