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Svolta Usa-Iran, Trump ferma i caccia: «C’è l’accordo». Ma Teheran frena l’entusiasmo

Svolta Usa-Iran, Trump ferma i caccia: «C’è l’accordo». Ma Teheran frena l’entusiasmo
Donald Trump (Ansa)

Dopo giorni di tensione e bombardamenti, il presidente americano parla di un’intesa vicina con Teheran. Restano però molti interrogativi: l’Iran non conferma, manca il via libera definitivo della Guida Suprema Mojtaba Khamenei e i negoziati procedono attraverso una complessa rete di mediatori regionali.

Quando tutto lasciava presagire una nuova escalation militare in Medio Oriente, nelle ultime ore è arrivato un annuncio destinato a cambiare radicalmente il quadro della crisi tra Stati Uniti e Iran. Il presidente americano Donald Trump ha infatti dichiarato di aver sospeso gli attacchi programmati contro la Repubblica islamica, sostenendo che Teheran avrebbe accettato di avviare un percorso negoziale per mettere fine al conflitto e aprire una nuova fase diplomatica. L’annuncio è arrivato attraverso un messaggio pubblicato su Truth Social, nel quale Trump ha parlato di una svolta maturata dopo intense consultazioni diplomatiche e approvata ai massimi livelli della leadership iraniana. Secondo il presidente statunitense, diversi attori regionali avrebbero contribuito a favorire il dialogo, creando le condizioni per una possibile intesa capace di allontanare lo spettro di una guerra su larga scala.

Dietro le quinte, tuttavia, il lavoro diplomatico appare ancora estremamente complesso. Secondo quanto riferito da Axios, che cita fonti direttamente coinvolte nei colloqui, le trattative tra l’inviato del Qatar Ali Al-Thawadi e il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi sono proseguite fino a tarda notte nel tentativo di definire una bozza condivisa. Qatar e Iran ritengono di aver elaborato un testo che potrebbe essere accettato anche dagli Stati Uniti e costituire la base per un accordo più ampio. Nonostante i segnali positivi, la prudenza resta però la parola d’ordine. Le stesse fonti sottolineano infatti che i negoziati sono vicini a un’intesa di principio sui principali punti della crisi, ma che resta ancora da superare l’ostacolo più importante: l’approvazione finale della Guida Suprema iraniana Mojtaba Khamenei. Senza il suo via libera, qualsiasi accordo rimarrebbe infatti privo di valore politico e istituzionale.

Lo stop agli attacchi di Trump e i tre nodi della tregua

Nelle ultime ore sarebbero stati registrati progressi significativi su tre questioni considerate decisive. La prima riguarda il possibile sblocco dei fondi iraniani congelati all’estero, una richiesta avanzata da Teheran da tempo. La seconda riguarda le modalità di riapertura dello Stretto di Hormuz durante un eventuale cessate il fuoco della durata di sessanta giorni. La terza concerne il quadro negoziale relativo al programma nucleare iraniano durante il periodo della tregua. Al momento, tuttavia, nessun documento è stato formalmente ratificato da tutte le parti coinvolte e i mediatori continuano a lavorare per trasformare le intese preliminari in un accordo vincolante. Per questo motivo molti osservatori invitano alla cautela, sottolineando come il processo diplomatico sia ancora lontano dalla conclusione.

Un elemento importante è emerso anche dal fronte israeliano. In una nota diffusa dall’ufficio del primo ministro Benjamin Netanyahu, si afferma che Trump avrebbe discusso con il leader israeliano il memorandum d’intesa in fase di definizione con Teheran. Pur non essendo parte dell’accordo, Israele avrebbe espresso apprezzamento per l’impegno dell’amministrazione americana affinché qualsiasi intesa finale preveda l’eliminazione dell’uranio arricchito iraniano, lo smantellamento delle infrastrutture di arricchimento, limitazioni alla produzione missilistica e la cessazione del sostegno di Teheran alle organizzazioni armate alleate nella regione.

Le frenate di Teheran e il rinvio dei funerali di Ali Khamenei

Le dichiarazioni provenienti da Teheran, però, mostrano una realtà più sfumata rispetto all’ottimismo espresso da Washington. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baqaei, ha infatti chiarito che la Repubblica islamica non ha ancora assunto una decisione definitiva sull’accordo. Una presa di posizione che sembra ridimensionare l’entusiasmo mostrato da Trump e conferma quanto il negoziato resti ancora aperto. «Finora l’Iran non ha raggiunto una conclusione definitiva sull’accordo», ha dichiarato Baqaei, rispondendo alle affermazioni del presidente americano che nei giorni scorsi aveva parlato di un «grande accordo» ormai vicino alla firma e aveva ipotizzato che l’intesa potesse essere formalizzata in Europa nel giro di pochi giorni.

Nel frattempo, la situazione interna iraniana continua a essere segnata dalle conseguenze della guerra. Il sindaco di Teheran, Alireza Zakani, ha annunciato che i funerali di Stato dell’ex Guida Suprema Ali Khamenei, ucciso durante i bombardamenti israeliani e americani che hanno segnato l’inizio del conflitto, sono stati rinviati alla fine di giugno o ai primi giorni di luglio. La decisione, secondo quanto riportato dall’agenzia Fars, consentirà ai fedeli di completare il tradizionale periodo di lutto dedicato all’Imam Hussein. Trump, dal canto suo, continua a presentare l’evoluzione della crisi come un successo della propria strategia. Durante un comizio virtuale organizzato a sostegno del vicegovernatore della Georgia Burt Jones, il presidente ha sostenuto che l’obiettivo principal sarebbe stato raggiunto. «Abbiamo messo fine alla guerra con l’Iran. Hanno accettato di non dotarsi mai di armi nucleari. Era questo il nostro obiettivo ed era il 95 per cento della questione», ha dichiarato.

I canali segreti del Pakistan e i limiti della rete internet

Dietro le dichiarazioni pubbliche, però, emerge il quadro di una trattativa lenta e tortuosa. Bloomberg, citando fonti diplomatiche, descrive un sistema di comunicazioni estremamente complicato. A causa delle limitazioni alla rete internet in Iran, persino i messaggi WhatsApp possono impiegare fino a quarantotto ore per raggiungere i destinatari.

Le proposte americane vengono trasmesse attraverso mediatori pakistani, che consegnano i messaggi a Teheran e raccolgono le risposte iraniane tramite incontri diretti o telefonate riservate. Successivamente entrano in azione corrieri incaricati di far arrivare le comunicazioni alla Guida Suprema, mantenendone al tempo stesso la sicurezza e la segretezza degli spostamenti. Per ora, dunque, la guerra sembra aver lasciato spazio alla diplomazia. Ma fino a quando non arriveranno firme ufficiali e conferme definitive da tutte le parti coinvolte, il rischio di un nuovo deterioramento della situazione resterà concreto. In Medio Oriente la pace appare oggi più vicina rispetto a pochi giorni fa, ma continua a poggiare su equilibri estremamente fragili.

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