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Il Milan ha perso il suo Capitano: addio a Franco Baresi

Il Milan ha perso il suo Capitano: addio a Franco Baresi
Franco Baresi (Getty Images)

Il calcio italiano piange la scomparsa del Piscinin. Sconfitto dalla malattia, la sua storia di fuoriclasse moderno della difesa: duro ma leale, leader silenzioso anche in nazionale.

Il Milan ha perso il suo Capitano, il mondo del calcio piange la scomparsa di Franco Baresi. Leggendario numero 6 del club rossonero, sposato unicamente alla causa milanista e punto di riferimento di un’intera generazione di difensori, Baresi si è spento all’età di 66 anni. Dallo scorso mese di agosto lottava contro un tumore al polmone, una forma di nodulazione polmonare scoperta nel corso di controlli e aggredita operando e con terapie. Percorso lento e faticoso. Il 6 febbraio l’apparizione in pubblico con l’amico e rivale di sempre Beppe Bergomi per portare la torcia olimpica nella cerimonia inaugurale dei Giochi di Milano Cortina a San Siro. Una battaglia coraggiosa e in silenzio, come larga parte di una carriera che ha visto Baresi essere leader dei propri spogliatoi senza mai alzare la voce.

Nato a Travagliato, provincia di Brescia, l’8 maggio 1960 e fratello di Giuseppe che sarebbe poi diventato una delle bandiere dell’Inter, Franco è arrivato in rossonero proprio dopo essere stato scartato dai cugini. Aneddoto che lo ha accompagnato per decenni e che ha rafforzato l’immagine di predestinato nello scrivere la storia del Milan, società dove è entrato a metà degli anni Settanta per cominciare il percorso nel settore giovanile. E’ stato Il Piscinin e lo è stato per sempre, anche quando si è fatto uomo.

Il Milan ha perso il suo Capitano: addio a Franco Baresi
(Getty Images)

L’esordio in Serie A il 23 aprile 1978, 18 anni non ancora compiuti, contro il Verona. Poi vent’anni in campo fino al ritiro del 1997: più di 700 partite disputate, capitano per quindici stagioni, pilastro dei cicli vincenti di Arrigo Sacchi e Fabio Capello dopo essere stato punto fermo negli anni tempestosi della doppia retrocessione in Serie B. Fedele nella buona e nella cattiva sorte al Diavolo del quale ha contribuito a riempire la bacheca: 6 scudetti, 3 Coppe dei Campioni o Champions League, 2 Coppe Intercontinentali, 3 Supercoppe Europee e 4 Supercoppe Italiane. Con la maglia della nazionale 81 partite e un solo gol segnato ma anche immagini indelebili come la resilienza a Usa ’94 e il ritorno in campo pochi giorni dopo la rottura del menisco, in tempo per partecipare alla sfortunata finale persa ai rigori con il Brasile. E’ stato anche campione del Mondo, Franco Baresi, inserito da Bearzot nella rosa del Mundial del 1982. E poi medaglia d’argento a Usa ’94 e di bronzo a Italia ’90 che per la sua magnifica generazione rappresenta un rimpianto infinito.

Difensore proiettato nel futuro, moderno per definizione. Capace di leggere le dinamiche del gioco a zona quando il mondo si schierava a uomo, elegante negli interventi, duro se necessario e con una personalità debordante. Ha tenuto in mano spogliatoi pieni di Palloni d’Oro e si è confrontato con avversari che erano il meglio del calcio mondiale. La sua maglia numero 6 è stata ritirata dal club. Dopo il ritiro, il Milan lo ha richiamato a sé esaurita una rapida parentesi all’estero, consegnandogli prima la guida della squadra Primavera e ruoli dirigenziali fino alla vicepresidenza. Avrebbe voluto stare più vicino alla sua società negli ultimi mesi, ma la malattia gli ha reso difficile – spesso impossibile – la presenza a San Siro. Qualche apparizione, poi il silenzio. Fino alla notizia della sua scomparsa.

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