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Legge 104, svolta per chi assiste un familiare: gli anni di cura potranno valere per la pensione

Legge 104, svolta per chi assiste un familiare: gli anni di cura potranno valere per la pensione
Un’anziana con la badante, dietro di loro le macerie dopo il terremto a Medolla, Modena, 30 maggio 2012. An elderly woman with the caregiver, behind them the rubble after the earthquake in Medolla, Modena, May 30, 2012. ANSA/CARLO FERRARO

Il Parlamento Europeo apre la strada a uno Statuto europeo del caregiver: gli anni dedicati all’assistenza potrebbero valere ai fini pensionistici. Ecco cosa prevede la risoluzione e cosa cambia ed è già cambiato in Italia

Chi assiste ogni giorno un genitore, un figlio, un parente o un coniuge non autosufficiente lo sa bene: la fatica fisica e psicologica raramente trova un riconoscimento economico. In Italia la Legge 104 tutela soprattutto i diritti della persona con disabilità e lascia al caregiver familiare alcune agevolazioni, ma nessun vero supporto economico. Le cose stanno per cambiare per i 6,2 milioni di caregiver professionali e i 53 milioni di caregiver informali (per lo più familiari) che vivono oggi in Europa, Italia compresa. Il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione che chiede agli Stati membri di istituire uno Statuto europeo del caregiver, per riconoscere finalmente questo ruolo e aprire la strada a pensione e tutele economiche vere e proprie: in futuro, gli anni dedicati all’assistenza di un familiare potrebbero contare anche ai fini pensionistici.

Cosa prevede la risoluzione europea sui caregiver familiari

Il “caregiver familiare” è chi si prende cura di un parente non autosufficiente o con disabilità grave riconosciuta (Legge 104). Non si tratta solo di assistenza sanitaria: chi assiste organizza le cure, gestisce le pratiche burocratiche e spesso sacrifica tempo, energie e carriera per occuparsi di chi non può più farcela da solo. La risoluzione approvata di recente dal Parlamento Europeo chiede agli Stati membri di sostenere di più i servizi di cura e di dare finalmente un riconoscimento, anche economico, al lavoro dei caregiver, familiari e professionali. Il cuore della proposta è uno Statuto europeo dei prestatori di assistenza, pensato per fissare regole minime comuni in tutta l’Unione e per far contare l’attività di cura anche ai fini pensionistici. In pratica, gli anni dedicati ad assistere un familiare potrebbero un giorno valere per la pensione, invece di restare un “buco” contributivo nella carriera di chi assiste. Il testo chiede anche più equità di genere: le donne dedicano in media 17 ore in più a settimana rispetto agli uomini al lavoro di cura non retribuito, e il 56% delle madri con figli sotto i 12 anni passa almeno cinque ore al giorno ad accudirli, contro il 26% dei padri. Per questo il Parlamento chiede più parità salariale. Guardando avanti, nel 2027 la Commissione Europea presenterà un Patto europeo per l’assistenza (European Care Deal), che dovrebbe tradurre questi principi in misure concrete su lavoro, formazione, servizi per l’infanzia e sostegno psicologico.

Legge 104 e Statuto europeo: due strumenti che si completano, non si sostituiscono

Lo Statuto europeo del caregiver non sostituisce la Legge 104, ma la affianca. La normativa italiana, infatti, tutela soprattutto la persona con disabilità e riconosce al familiare che assiste solo agevolazioni indirette, come i tre giorni di permesso mensile o il congedo straordinario. Il problema è che questi diritti dipendono dalla condizione della persona assistita: se questa perde i requisiti, anche il caregiver perde ogni tutela. Lo Statuto europeo lavora su tre fronti diversi. Il primo è l’autonomia: oggi il caregiver è tutelato solo “in funzione” del familiare disabile, mentre l’Europa punta a riconoscerlo come soggetto con diritti propri, non più legati al rapporto burocratico del momento. Il secondo è il superamento del lavoro di cura non retribuito. Chi oggi lascia il lavoro per assistere un familiare a tempo pieno può contare, al massimo, sui contributi figurativi del congedo straordinario, ma non ha una vera copertura previdenziale. Lo Statuto europeo spinge invece per includere i caregiver nei sistemi pensionistici nazionali, così che gli anni di cura non pesino più sul futuro previdenziale, aprendo la strada anche a indennità economiche dedicate. Il terzo riguarda l’allineamento con le riforme italiane già avviate: la Legge 104 resterà il riferimento per l’assistenza medica e i permessi brevi, mentre lo Statuto europeo dovrebbe garantire quella dignità previdenziale ed economica che finora, in Italia, è sempre mancata.

Cosa cambia già in Italia: permessi extra, riforma disabilità e la piattaforma INPS del 2026

L’Italia non parte da zero. Il nostro Paese ha infatti già avviato una riforma della disabilità che anticipa diversi principi contenuti nella risoluzione europea, in particolare attraverso la Legge 106 del 2025, operativa dal 1° gennaio 2026. Tra le novità già concrete c’è l’introduzione di 10 ore annue di permessi retribuiti aggiuntivi rispetto ai tre giorni mensili già previsti dalla Legge 104, pensati specificamente per visite mediche e controlli sanitari legati all’assistenza. È un primo passo verso quel riconoscimento del tempo dedicato alla cura che la risoluzione europea chiede di estendere e rafforzare. C’è poi l’avvio, previsto per settembre 2026, di una piattaforma INPS dedicata alla creazione del primo albo ufficiale per il riconoscimento formale dello status di caregiver familiare. È un passaggio che l’Unione Europea chiede esplicitamente agli Stati membri, perché senza un registro ufficiale diventa impossibile costruire attorno alla figura del caregiver diritti previdenziali stabili e verificabili. Infine, si sta affermando anche in Italia un principio di non discriminazione sul posto di lavoro per i caregiver, che dovrebbero avere diritto ad “accomodamenti ragionevoli”, come orari flessibili, cambi di turno o smart working, simili a quelli già previsti per i lavoratori con disabilità.

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