Hamas e le altre organizzazioni armate palestinesi avrebbero accettato un percorso che, se portato a termine, potrebbe condurre al loro progressivo disarmo e alla rinuncia al controllo della Striscia di Gaza. La condizione posta dal movimento jihadista resta però la stessa: il completo ritiro delle forze israeliane dall’enclave e la cessazione delle operazioni militari. La notizia è stata illustrata da funzionari statunitensi nel corso di un briefing con la stampa, secondo i quali l’intesa rappresenterebbe il primo passo di un processo articolato in più fasi, destinato a porre fine al governo di Hamas sulla Striscia e ad avviare la ricostruzione del territorio. Gli stessi funzionari hanno tuttavia riconosciuto che il percorso sarà complesso e ricco di ostacoli, a partire dalla verifica del rispetto degli impegni da parte delle organizzazioni palestinesi fino alla necessità di ottenere il sostegno del governo israeliano, che al momento non avrebbe ancora approvato il piano. L’accordo sarebbe il risultato di mesi di negoziati che hanno coinvolto Stati Uniti, Israele, Hamas e i principali mediatori regionali, oltre al Board of Peace, il Consiglio per la Pace istituito dall’amministrazione Trump con il compito di seguire la transizione politica e di sicurezza della Striscia di Gaza.«Ciò che l’accordo stabilisce è importante. Ciò che accadrà dopo lo è ancora di più. L’attuazione e la verifica dovranno essere concrete», ha dichiarato Nickolay Mladenov, presidente del Board of Peace, sottolineando che il successo dell’intesa dipenderà dalla capacità di trasformare gli impegni politici in misure verificabili.
L’annuncio del presidente americano
Donald Trump ha annunciato su Truth di aver raggiunto, attraverso il Board of Peace, quello che ha definito «uno storico accordo» per il completo disarmo di Hamas e di tutte le altre organizzazioni armate presenti nella Striscia di Gaza. Secondo il presidente statunitense, l’intesa rappresenta «un passo monumentale verso una pace e una sicurezza durature».Nel suo messaggio, Trump ha spiegato che, una volta concluso il processo di disarmo, le forze israeliane si ritireranno dalla Striscia e una Forza internazionale di stabilizzazione affiancherà una nuova forza di polizia palestinese con il compito di garantire la sicurezza del territorio, nell’interesse della popolazione di Gaza e dei Paesi vicini. Il presidente ha inoltre sostenuto che l’accordo aprirà la strada a una nuova amministrazione palestinese che governerà l’enclave in collaborazione con il Board of Peace, ponendo definitivamente fine al controllo esercitato da Hamas. Parallelamente, ha aggiunto, Israele potrà ottenere le necessarie garanzie di sicurezza, poiché la Striscia «non sarà più utilizzata come base per attacchi terroristici». Ripercorrendo gli ultimi dodici mesi di conflitto, Trump ha ricordato che «un anno fa eravamo nel pieno di una guerra devastante, di una grave crisi umanitaria e della detenzione degli ostaggi in condizioni brutali». Pur rivendicando quelli che ha definito «progressi storici», il presidente ha riconosciuto che il lavoro da compiere resta ancora significativo.Trump ha quindi ringraziato i mediatori coinvolti nei negoziati – Egitto, Qatar e Turchia – insieme ai componenti della sua amministrazione, ai quali ha attribuito il merito della svolta diplomatica. «Non permetteremo che la minaccia emersa da Gaza il 7 ottobre possa ricostituirsi», ha affermato, ribadendo che l’obiettivo dell’accordo è affidare la Striscia a un nuovo governo palestinese «al servizio del suo popolo». Il messaggio si conclude con un ringraziamento rivolto a tutti i protagonisti del negoziato e con le congratulazioni per quello che Trump ha definito «un traguardo straordinario che molti ritenevano impossibile».
La posizione di Hamas
Funzionari di Hamas hanno confermato venerdì che è stato raggiunto un accordo sulla seconda fase della tregua con Israele, che includerebbe anche un percorso destinato al disarmo del movimento islamista che governa la Striscia di Gaza. Due esponenti dell’organizzazione, parlando all’agenzia AFP a condizione di anonimato, hanno dichiarato che l’intesa è stata raggiunta, confermando così il precedente annuncio del presidente statunitense Donald Trump pubblicato sul social netwoek Truth. Le dichiarazioni dei dirigenti di Hamas sembrano rafforzare l’ipotesi di un accordo quadro, pur restando ancora aperte le questioni relative alle modalità di attuazione, ai meccanismi di verifica e all’approvazione definitiva da parte di Israele. La versione fornita da Hamas resta comunque più prudente. In un’intervista al Wall Street Journal, Ghazi Hamad, componente della delegazione negoziale del movimento, ha spiegato che l’organizzazione avrebbe accettato di depositare le proprie armi in magazzini amministrati dal Comitato nazionale per l’amministrazione di Gaza, un organismo tecnocratico palestinese incaricato di gestire la fase di transizione. Hamad ha però precisato che non sarebbe stato concordato un vero e proprio disarmo. «Non abbiamo parlato di disarmo, né della consegna delle armi, e non abbiamo accettato alcun coinvolgimento israeliano», ha dichiarato, ribadendo che qualsiasi intesa resta subordinata alla fine delle operazioni militari israeliane e all’ingresso regolare degli aiuti umanitari nella Striscia.
Anche la posizione dell’Egitto, che ospita i colloqui tra le parti al Cairo, riflette una certa cautela. Nel comunicato ufficiale diffuso dal governo egiziano non viene infatti fatto alcun riferimento esplicito al disarmo di Hamas. Il testo si limita a confermare l’accordo su una tabella di marcia e ad annunciare un nuovo incontro dedicato ai meccanismi di attuazione, ribadendo l’impegno delle parti a rispettare i termini dell’intesa. Da parte israeliana, almeno per il momento, non sono arrivate dichiarazioni ufficiali. Secondo i funzionari americani, il progetto rappresenterebbe comunque il primo tentativo concreto di definire un assetto politico e di sicurezza per il dopoguerra a Gaza, dopo il conflitto iniziato con l’attacco del 7 ottobre 2023, quando Hamas uccise almeno 1.200 persone in Israele e sequestrò circa 250 ostaggi. La successiva offensiva israeliana ha provocato decine di migliaia di vittime palestinesi; il fantomatico Ministero della Salute di Gaza, controllato da Hamas, parla di circa 70.000 morti, senza pero’ portare le prove e distinguere tra civili e combattenti mentre continuano le operazioni mirate per uccidere coloro che si sono macchiati degli orrendi crimini del 7 ottobre.
Un percorso a tappe
La nuova roadmap in quindici punti prende origine dall’accordo di pace per Gaza sostenuto dalle Nazioni Unite nell’ottobre scorso. Quel documento prevedeva che, una volta completato il rilascio degli ostaggi israeliani, i combattenti disposti ad accettare un’amnistia avrebbero deposto le armi nell’ambito di un processo di smilitarizzazione della Striscia supervisionato da osservatori indipendenti. Il Board of Peace intende ora trasformare quel principio in un programma operativo, che dovrebbe essere definito entro due settimane. Secondo uno dei funzionari coinvolti nei negoziati, ogni fase sarà sottoposta a verifiche indipendenti prima di consentire il passaggio a quella successiva. Tra i punti previsti figurano l’approvazione del quadro generale, l’uscita definitiva di Hamas dalle funzioni di governo, il trasferimento delle competenze di sicurezza a una nuova autorità, la neutralizzazione delle armi pesanti e dei depositi militari, il disarmo individuale dei combattenti e la localizzazione con successiva distruzione della rete di tunnel utilizzata dall’organizzazione. La bozza dell’accordo prevederebbe inoltre che Hamas consegni le mappe dei tunnel, delle fabbriche di armamenti e dei depositi di armi ancora presenti nella Striscia. In questo contesto dovrebbe essere completato anche il trasferimento delle competenze civili dall’amministrazione di Hamas al Comitato nazionale incaricato della gestione della transizione. I tempi, spiegano i negoziatori, potrebbero variare da un settore all’altro della Striscia, con aree che potrebbero avanzare nel processo più rapidamente di altre. Dallo scorso martedì i rappresentanti di Hamas sono impegnati al Cairo in una serie di incontri con i mediatori egiziani e con il Board of Peace per definire gli ultimi dettagli dell’intesa. Da mercoledì è presente nella capitale egiziana anche una delegazione israeliana impegnata nei colloqui sulla seconda fase del piano. Secondo i mediatori, tuttavia, Israele non avrebbe ancora approvato formalmente l’accordo e i negoziati proseguiranno anche nei prossimi giorni nel tentativo di superare le ultime divergenze.
