Fate presto, se potete. E possibilmente fate anche bene perché il Milan è di tutti, non solo cosa vostra ed il Milan soffre. Fate presto e bene a restituire al calcio italiano e a milioni di innamorati rossoneri qualcosa in cui identificarsi e per il quale palpitare. Se anche, come evidente, ricostruirlo da cima a fondo non è impresa che si possa completare in sette giorni (il termine, però, lo avete messo voi) non si può giocare con il futuro di uno dei club più gloriosi d’Europa ancora a lungo.
Una settimana dopo l’azzeramento verticale di tutta la società, preservando solo il proprietario Gerry Cardinale, il suo senior advisor – qualunque cosa voglia dire – Zlatan Ibrahimović e il futuro uomo centrale del progetto Massimo Calvelli, il Milan viaggia a fari spenti mentre intorno tutti gli altri corrono già a doppia velocità. Se è vero che anche la Figc ha pensato utile fare una telefonata a Casa Milan per ricordare la scadenza del 16 giugno per l’iscrizione alla prossima stagione, atto usuale ma che in questo caso assume un significato particolare, è il poco che è rimasto in piedi dopo lo tsunami che preoccupa tutto e tutti.
Nessuna struttura societaria, nulla di operativo per la parte sportiva, niente direttore tecnico, direttore sportivo, responsabile dello scouting e tantomeno nessun allenatore. In compenso, il moltiplicarsi di un numero imprecisato di voci sul casting per reperire in fretta almeno una parte di queste figure. Fate presto! Un imperativo che voi stessi, Cardinale e Ibrahimovic, avete fatto vostro e trasmesso agli eletti che vi hanno incontrato nel giorno del repulisti e che sarebbe semplicemente esercizio di buon senso se non fosse che tra i professionisti contattati, almeno si dice, quasi tutti hanno l’agenda delle prossime settimane impegnata da un mondiale da vivere da protagonisti. Si può aspettare metà luglio?
Mentre voi fate e noi aspettiamo, i migliori salutano o si mettono sul mercato. Luka Modrić ha dettato parole che assomigliano a un addio, Rafa Leão ha certificato che ritiene conclusa la sua avventura rossonera, Mike Maignan viene descritto come perplesso per la piega che hanno preso gli eventi e Adrien Rabiot pare tentato dall’idea di seguire il maestro Allegri a Napoli.
Ci vorrebbe una risposta ferma da parte di qualcuno per rimettere il Milan e i suoi interessi al centro di tutto, ammesso che esistesse qualcuno fisicamente in grado di rispondere al telefono per dettarla, questa risposta. Ad oggi, lunedì 1 giugno, non c’è nulla. Tutto fermo per trattative, contratti, rinnovi, prestiti in rientro o da preparare per le prossime settimane. Unica certezza: Cardinale è tornato negli Stati Uniti e Ibrahimović ci andrà a breve perché la sua estate è piena di impegni che hanno a che fare con tutto tranne che con il Milan. Potrebbe essere una buona notizia, magari ha fretta di fare presto anche lui.
I tifosi assistono svuotati al balletto di voci, indiscrezioni e retroscena secondo i quali, pur ridotta all’osso, la compagine che decide il futuro del Milan sarebbe riuscita a dividersi in due partiti: da una parte quello che ti fa per Rangnick, cui consegnare i pieni poteri da “one man show” (ma allora non potevate tenervi Paolo Maldini?) che, però, prima deve fare il Mondiale con l’Austria; dall’altra quella che porta alla Spagna e alla figura di Planes con allegato relativo allenatore preferito.
Sono anche un po’ arrabbiati, i tifosi, ma la sensazione è che si stiano progressivamente rassegnando alla discesa negli inferi della precarietà che fa rima con mediocrità. Non se lo può permettere nessuno, tantomeno il Milan. Per questo fate presto e fate bene! Chiarite, ad esempio, che non ci sarà nessun ridimensionamento, nessuna svendita per coprire i mancati ricavi a bilancio, nessuna preclusione alla scelta di professionisti che abbiano un curriculum adeguato alla situazione.
Si dice in giro che il punto di partenza è che non vi affiderete a nessun italiano (rigorosamente con la i minuscola) nella costruzione del progetto della prossima stagione. Perché? Non è bastata la lezione incassata due anni fa, penultimo fallimento sportivo prima dell’ultimo? Cardinale e Ibrahimović, il Milan non è solo cosa vostra. Restituitelo ai suoi tifosi e al calcio italiano.
