E’ stato l’architetto di una delle imprese più grandi della storia della Serie A, guida del Verona capace di arrampicarsi fino a uno storico scudetto conquistato nel 1985. Il trionfo della provincia contro le grandi in un’epoca storica in cui sull’asse tra Milano e Torino girava il meglio del calcio europeo e per emergere serviva qualcosa di simile a un miracolo. Ecco. Miracolo. Il termine evocato per raccontare quel Verona di Osvaldo Bagnoli che si è spento all’età di 91 anni a causa di una patologia neurodegenerativa.
Milanese di nascita, Bagnoli era stato soprannominato “Mago della Bovisa”, suo quartiere di provenienza. La periferia della grande metropoli così come di periferia, nel senso di provincia e nel senso buono, è stata la parte più bella e importante della carriera di un uomo apprezzato non solo per la sua competenza tattica ma anche per la capacità costruire e legare intorno a sé un gruppo fino a portarlo al trionfo.
Squadra incredibile, quel Verona. Progetto nato in Serie B all’inizio degli anni Ottanta e poi costruito, pezzo dopo pezzo, con la pazienza artigianale di un allenatore visionario oltre che pragmatico. Uno scudetto arrivato dopo due finali di Coppa Italia, non il frutto di un singolo exploit. Difesa di ferro (19 gol subiti in 30 giornate), Garella portiere para tutto anche se privo di uno stile esteticamente apprezzabile, la leadership di Tricella, le corse di Fanna, la regia di Di Gennaio con i gol di Nanu Galderisi ma anche e soprattutto, nell’immaginario collettivo, la straripante fisicità di Brigel ed Elkjaer.
Dopo Verona, storia meravigliosa conclusa nel 1990 con il doloroso ritorno in Serie B, Bagnoli ha proseguito la sua carriera al Genoa portandolo alla semifinale della Coppa Uefa con la gemma preziosa della leggendaria vittoria ad Anfield in casa del Liverpool. Poi l’Inter, voluto dal presidente Pellegrini: secondo posto ed esonero nel mezzo della seconda stagione (1993/1994) che sarebbe stata la più difficile mai vissuta dai nerazzurri. Da quel giorno Bagnoli ha deciso di chiudere con il calcio per tornare in famiglia.
