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Trump non molla sui dazi: ecco le nuove tariffe contro 60 Paesi

Trump non molla sui dazi: ecco le nuove tariffe contro 60 Paesi
Donald Trump (Ansa)

L’amministrazione statunitense ha annunciato nuovi dazi che vanno da un minimo del 10% a un massimo del 12,5%. A essere interessati saranno almeno 60 Paesi. Previste esenzioni per gas e petrolio

Donald Trump non rinuncia ai dazi. A partire da oggi, la sua amministrazione ha infatti imposto nuove tariffe, che vanno da un minimo del 10% a un massimo del 12,5%, sui beni importati da almeno 60 Paesi. “I partner commerciali che si sono impegnati ad adottare e ad applicare efficacemente il divieto di importazione di prodotti ottenuti con il lavoro forzato saranno soggetti a una tariffa del 10%, mentre i partner commerciali che non hanno adottato tale divieto saranno soggetti a una tariffa del 12,5%”, ha affermato l’Ufficio del Rappresentante commerciale degli Stati Uniti.

In particolare, i nuovi dazi, che sostituiscono de facto quelli generalizzati al 10% imposti a seguito della sentenza della Corte Suprema di febbraio, sono stati decretati ai sensi della Sezione 301 del Trade Act del 1974. Tra i Paesi colpiti dall’aliquota minima figurano Canada, Messico, Regno Unito e quelli appartenenti all’Unione europea. Tra i Paesi invece colpiti dall’aliquota massima ci sono Australia, Brasile, Cina e Giappone. A essere previste sono infine delle esenzioni per alcuni prodotti, tra cui petrolio e gas. “Ci impegniamo a continuare a utilizzare i dazi doganali e a negoziare accordi per sostenere la reindustrializzazione della nostra economia, proteggere i lavoratori americani, aumentare i loro salari e ridurre il nostro deficit commerciale”, ha dichiarato il Rappresentante commerciale degli Stati Uniti, Jamieson Greer.

A marzo, poco dopo che la Corte Suprema aveva cassato le tariffe imposte ai sensi dell’International Emergency Economic Powers Act, l’amministrazione Trump aveva annunciato due indagini separate ai sensi della Sezione 301: da una parte, un’inchiesta sul lavoro forzato e, dall’altra, una incentrata sulle preoccupazioni relative all’eccesso di capacità produttiva in 16 Paesi. Un’indagine, quest’ultima, che non si è ancora conclusa e che, una volta terminata, potrebbe portare all’imposizione di ulteriori dazi.

Secondo quanto riferito dalla Cnn, “gli esperti di commercio ritengono che le tariffe previste dalla Sezione 301 siano un’opzione giuridicamente più solida, in quanto hanno superato precedenti ricorsi in tribunale, a differenza dell’autorità di emergenza utilizzata da Trump per il suo più ampio regime tariffario del ‘Liberation Day’”. “Inoltre”, ha aggiunto la testata, “possono rimanere in vigore a tempo indeterminato”. Del resto, la Sezione 301 consente al presidente degli Stati Uniti di decretare dazi contro quei Paesi che, sulla base di apposite indagini governative, si ritengono colpevoli di pratiche commerciali scorrette ai danni di Washington.

Ma non è tutto. Lunedì, Trump ha annunciato anche che, il mese prossimo, entreranno in vigore tariffe aggiuntive del 50% su alcuni beni d’importazione canadese ai sensi dello Smoot-Hawley Trade Act. Insomma, il presidente statunitense non ha alcuna intenzione di rinunciare alla propria politica tariffaria. Agli occhi di Trump, i dazi hanno del resto vari obiettivi: aumentare il potere negoziale degli Stati Uniti nei confronti di partner e rivali, rendere più eque le bilance commerciali e tutelare la sicurezza nazionale, rendendo Washington meno dipendente dalle catene di approvvigionamento collegate alla Repubblica popolare cinese.

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