Il domino dell’intelligenza artificiale passa anche dalla matematica. Solo che, stavolta, non ci sono pallottolieri da far scorrere con le dita né calcolatrici scientifiche stipate negli astucci: ci sono modelli di AI sempre più evoluti, addestrati a muoversi tra algebra, geometria e dimostrazioni come in un territorio ormai familiare.
Per la prima volta, infatti, nella storia delle Olimpiadi Internazionali di Matematica (IMO), un’intelligenza artificiale ha ottenuto il punteggio pieno. Anzi, per la precisione, due. A conquistare il risultato che generazioni di studenti prodigio hanno inseguito per decenni sono stati Huawei, con il suo sistema Celia, e Xiaohongshu (la piattaforma social conosciuta in Occidente come RedNote), con il modello dots-note-3.0.
È un salto che racconta bene il nuovo spartiacque tecnologico: l’IA non si limita più a rispondere, riassumere o generare testo. Comincia a cimentarsi con problemi costruiti per mettere in crisi anche le menti matematiche più preparate. E il primo punteggio perfetto riportato all’IMO non arriva dalla Silicon Valley, ma dalla Cina.
Cosa è successo a Shanghai
Non è un quiz a risposta multipla, né un esercizio in cui basta indovinare il risultato finale. L’IMO, nata nel 1959 e considerata la più prestigiosa gara matematica mondiale per studenti pre-universitari, richiede dimostrazioni rigorose: passaggi logici, condizioni esplicite, argomenti senza falle. In altre parole, conta il ragionamento, non soltanto la risposta.
La competizione, andata in scena a Shanghai, si è conclusa con un risultato sorprendente: su 666 concorrenti provenienti da tutto il mondo, solo sette sono riusciti a ottenere il massimo dei voti. Fino a ieri, un punteggio perfetto era terreno esclusivo di un’élite ristrettissima di giovani menti under 20 (il regolamento IMO impone questo limite d’età ai partecipanti umani). Oggi quel privilegio non è più solo umano.
Una evoluzione sorprendente
Il dato, probabilmente più significante, non è il punteggio massimo raggiunto dai modelli AI, ma la velocità con la quale i modelli di intelligenza artificiale si sono evoluti nel tempo. La traiettoria recente dell’AI nelle gare matematiche è stata davvero impressionante.
Nel 2024, i sistemi AlphaProof e AlphaGeometry 2 di Google DeepMind avevano raggiunto un livello da medaglia d’argento, con 28 punti su 42. Nel 2025, Google DeepMind e OpenAI sono saliti al livello dell’oro, entrambi con 35 punti su 42, risolvendo cinque problemi su sei. Ora siamo a 42 su 42.
Il confronto con i concorrenti in carne e ossa resta non era lo scopo del test ma una verifica importante che restituisce un risultato tutt’altro che banale. L’AI si è collocata nella fascia più rara della prestazione matematica olimpica, un livello in cui l’eccellenza non è più una media, ma un’eccezione.
La Cina non insegue più
Per anni, il racconto dominante sull’intelligenza artificiale ha avuto una geografia scontata: gli Stati Uniti progettano il futuro, la Cina lo scala. Questo racconto non è più del tutto valido. La performance di RedNote non dimostra automaticamente una superiorità generale cinese sull’AI statunitense; un singolo benchmark, per quanto prestigioso, non misura affidabilità, capacità scientifica aperta, efficienza energetica, hardware, sicurezza o qualità nell’uso quotidiano.
Mostra comunque un fatto difficile da ignorare: la Cina possiede ormai attori capaci di lavorare alla frontiera del ragionamento artificiale, non solo di applicare modelli sviluppati altrove. Dopo i risultati da oro di Google DeepMind e OpenAI nel 2025, il primo 42/42 riportato arriva da un’impresa cinese. In un settore nel quale il vantaggio competitivo dipende da talento matematico, dati, calcolo, chip e capacità di trasformare la ricerca in prodotti, il segnale conta più del trofeo.
Episodi come questo, uniti ai risultati già ottenuti da DeepSeek con i suoi modelli matematici open source, raccontano una traiettoria precisa: l’ecosistema tecnologico cinese non insegue più, ma detta il passo in alcuni dei terreni più prestigiosi e simbolici del confronto scientifico.
Il primato tecnologico è da tempo terreno di scontro economico, militare e diplomatico tra Washington e Pechino, e la capacità di dimostrare superiorità algoritmica su un banco di prova universalmente riconosciuto come la Olimpiade di Matematica ha un valore che va oltre la matematica stessa.
In modo, neppure troppo velato, sembra essere un messaggio di velleità scientifica, capace di influenzare investimenti, talenti e narrazione geopolitica globale.
