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Dopo il caos al concerto di Bad Bunny, l’allarme grandine: in Italia il rischio di chicchi giganti è aumentato dell’80%

Dopo il caos al concerto di Bad Bunny, l’allarme grandine: in Italia il rischio di chicchi giganti è aumentato dell’80%

L’evacuazione di 80mila spettatori dall’Ippodromo La Maura riapre il nodo della sicurezza dei grandi eventi all’aperto. Secondo Radarmeteo e Hypermeteo, giugno e luglio sono i mesi più pericolosi e il Nord Italia è tra le aree europee maggiormente esposte

Ottantamila persone costrette a lasciare un concerto mentre dal cielo cadono chicchi di grandine grandi diversi centimetri. Il terreno reso scivoloso dalla pioggia, le strade parzialmente allagate, gli spettatori alla ricerca di un riparo e alcuni feriti colpiti alla testa.

Quanto accaduto sabato 18 luglio durante il secondo concerto milanese di Bad Bunny, all’Ippodromo Snai La Maura, non è soltanto un episodio destinato a entrare nella cronaca dell’estate. È anche un avvertimento su come stiano cambiando i temporali in Italia e sulla necessità di ripensare la gestione degli eventi che raccolgono decine di migliaia di persone in spazi aperti.

Il concerto è stato prima interrotto e poi definitivamente annullato. Dopo un iniziale invito al pubblico a rimanere sul posto, il peggioramento delle condizioni meteorologiche ha imposto l’evacuazione dell’area. Diversi spettatori sono stati soccorsi dal personale del 118 e Live Nation ha successivamente annunciato il rimborso integrale dei biglietti.

La cella nata in meno di un’ora sopra la Lombardia

Secondo la ricostruzione elaborata da Radarmeteo e Hypermeteo, sulla Lombardia era presente una massa di aria calda e umida, alimentata dall’espansione dell’anticiclone africano. Contemporaneamente, una perturbazione sull’Europa centrale stava spingendo verso il Nord Italia aria più fresca e instabile.

Il contrasto tra le due masse d’aria, insieme ai venti più intensi presenti in quota, ha creato le condizioni favorevoli alla formazione di temporali localmente violenti.

La cella che avrebbe poi raggiunto Milano si è formata intorno alle 20 poco a ovest di Busto Arsizio. Si è intensificata rapidamente e, spinta verso sud-est dai venti in quota, ha investito la zona dell’ippodromo tra le 20.50 e le 21.40. Sono stati stimati chicchi di grandine fino a quattro centimetri di diametro e raffiche comprese tra 50 e 60 chilometri orari.

Il problema non è soltanto l’intensità del fenomeno, ma la sua rapidità. In meno di un’ora un temporale localizzato può trasformarsi in una minaccia per un’area nella quale si trovano decine di migliaia di persone, lasciando margini molto ridotti per decidere se sospendere uno spettacolo, invitare il pubblico a ripararsi o avviare un’evacuazione.

Oltre mille episodi di grandine grossa nel 2026

I dati raccolti dallo European Severe Weather Database e rielaborati da Radarmeteo restituiscono un quadro preoccupante. Dal primo gennaio 2016 al 20 luglio 2026 sarebbero stati registrati in Italia 7.526 episodi classificati come “grandine grossa”.

Di questi, 1.006 si sarebbero verificati nei primi sette mesi e venti giorni del 2026, contro i 779 dell’intero 2025 e i 687 del 2024. Il dato più elevato della serie rimane quello del 2023, quando gli episodi segnalati furono 1.479.

I numeri grezzi delle segnalazioni, tuttavia, devono essere interpretati con cautela. Lo stesso European Severe Storms Laboratory ha spiegato che la maggiore capacità di raccogliere testimonianze, fotografie e misurazioni può contribuire all’aumento dei casi presenti nella banca dati. Ciò non elimina il segnale climatico, ma impedisce di considerare automaticamente ogni crescita delle segnalazioni come un identico aumento della frequenza reale.

Le analisi scientifiche basate sui modelli confermano comunque una tendenza di fondo. Uno studio condotto da ricercatori dello European Severe Storms Laboratory e di altri istituti europei ha individuato nel Nord Italia una delle zone del continente dove la grandine di grandi dimensioni è più frequente. Nella regione, la probabilità di grandine con diametro di almeno cinque centimetri risulterebbe oggi circa tre volte superiore rispetto agli anni Cinquanta.

Secondo le elaborazioni di Radarmeteo e Hypermeteo, in Italia la probabilità che un temporale produca chicchi superiori ai cinque centimetri sarebbe aumentata dell’80% rispetto alla media storica. Giugno e luglio rappresentano il periodo più critico, mentre ad agosto il rischio tende generalmente a diminuire.

Perché i chicchi diventano più grandi

La grandine si forma all’interno di temporali caratterizzati da forti correnti ascensionali. Le gocce d’acqua vengono trasportate nelle parti più fredde della nube, dove congelano. Se la corrente è abbastanza intensa, il chicco rimane sospeso e continua a crescere attraverso successivi passaggi nelle zone ricche di acqua sopraffusa, fino a quando il suo peso supera la forza che lo sostiene.

Un’atmosfera più calda può contenere una quantità maggiore di vapore acqueo. L’aumento dell’umidità nei bassi strati, combinato con una forte instabilità e con differenze nella direzione e nella velocità dei venti alle diverse altitudini, può alimentare temporali più organizzati e correnti ascensionali capaci di sostenere chicchi più pesanti.

Una ricerca pubblicata nel 2026 e coordinata dallo European Severe Storms Laboratory ha rilevato che l’Europa è la regione nella quale l’aumento della frequenza della grandine superiore ai cinque centimetri risulta più marcato. Tra i principali fattori individuati ci sono proprio i cambiamenti dell’umidità atmosferica vicino alla superficie.

Anche un Mediterraneo più caldo può fornire energia e umidità alle masse d’aria, pur non essendo sufficiente, da solo, a provocare una grandinata. Nelle città si aggiunge inoltre l’effetto dell’isola di calore: asfalto, cemento ed edifici trattengono più calore rispetto alle aree vegetate e possono accentuare localmente i moti ascendenti quando l’atmosfera è già instabile.

Il record europeo dei chicchi da 19 centimetri

L’immagine più impressionante della trasformazione in corso risale al 24 luglio 2023. Ad Azzano Decimo, in provincia di Pordenone, fu documentato un chicco di grandine con un diametro stimato di 19 centimetri, considerato il record europeo.

Pochi giorni prima, sempre in Italia, era stato segnalato un chicco da 16 centimetri. Nel solo 2023, il nostro Paese raccolse quasi un terzo di tutte le segnalazioni europee di grandine superiore ai cinque centimetri e oltre il 70% di quelle relative a chicchi di almeno dieci centimetri.

Non si tratta soltanto di fenomeni spettacolari. Chicchi di queste dimensioni possono sfondare parabrezza, danneggiare tetti e impianti fotovoltaici, distruggere coltivazioni e provocare lesioni gravi alle persone rimaste all’aperto.

Le conseguenze economiche sono già evidenti. Tra il 1980 e il 2024 gli eventi meteorologici e climatici estremi hanno provocato nell’Unione europea perdite stimate in 822 miliardi di euro. Germania, Italia, Francia e Spagna sono i Paesi che hanno registrato i danni complessivi più elevati, mentre tempeste, vento, fulmini e grandine rappresentano circa il 27% delle perdite europee considerate.

Il limite di 1,5 gradi e il Mediterraneo che si scalda

Il 2024 è stato il primo anno solare nel quale la temperatura media globale ha superato di oltre 1,5 gradi quella dell’epoca preindustriale, raggiungendo secondo Copernicus un’anomalia di circa 1,6 gradi.

Questo non significa che il limite dell’Accordo di Parigi sia stato formalmente oltrepassato: quel valore viene valutato su medie di lungo periodo, non sulla base di un singolo anno. Resta però un segnale della velocità con cui il pianeta si sta riscaldando. L’Europa, inoltre, si sta scaldando a un ritmo circa doppio rispetto alla media globale.

Il riscaldamento non produce automaticamente un numero maggiore di grandinate in ogni luogo e in ogni stagione. Il rapporto tra clima e grandine è complesso: temperature più elevate possono far sciogliere i chicchi piccoli prima che raggiungano il terreno, ma allo stesso tempo un’atmosfera più umida ed energica può favorire la formazione di chicchi molto più grandi e dannosi.

È proprio questa evoluzione a preoccupare maggiormente: non necessariamente grandinate ovunque, ma eventi più concentrati, violenti e difficili da gestire.

I grandi concerti devono cambiare

Live Nation ha sostenuto che l’evacuazione dell’Ippodromo La Maura abbia dimostrato l’efficacia delle procedure concordate con Prefettura, Questura, Vigili del fuoco, Protezione civile, Comune e servizi sanitari. L’assenza di conseguenze più gravi rappresenta certamente un elemento positivo.

Il caso di San Siro, però, impone comunque una riflessione. Un piano di sicurezza pensato per pioggia, vento o un temporale ordinario potrebbe non essere sufficiente davanti a grandine di diversi centimetri, raffiche improvvise e vie di uscita percorse contemporaneamente da decine di migliaia di persone.

Servono sistemi di monitoraggio meteorologico dedicati all’evento, collegamenti diretti con le sale operative, soglie prestabilite per la sospensione degli spettacoli, messaggi chiari e immediati al pubblico, aree di riparo realmente accessibili e un coordinamento con metropolitane, treni e trasporto pubblico.

Perché il punto non è stabilire se le grandinate eccezionali diventeranno la normalità. È prendere atto che fenomeni un tempo considerati rarissimi sono ormai abbastanza probabili da dover entrare nella pianificazione ordinaria. E che la prossima volta, in mezzo alla grandine, potrebbero esserci di nuovo ottantamila persone.

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