Se l’obiettivo era comprare tempo attraverso i risultati, anche chiudendo un occhio sulle prestazioni, Ruben Amorim ha fallito la sua missione. Comunque vada nell’ultimo impegno prima della sosta, San Siro contro il Lecce, il tecnico portoghese vivrà la lunga pausa nazionali a cercare soluzioni e dare spiegazioni. Il Milan non funziona, è lontanissimo dall’avere un’identità precisa e distante anche da un concetto di partenza di squadra. Il paradosso è che la classifica in campionato (8 punti con tre trasferte consumate) è l’unica cosa che non inquieta mentre il pass falso casalingo con il Benfica in Europa League sarà ampiamente emendabile nei prossimi impegni.
Non è una questione di urgenza dettata dai risultati, insomma, ma di sensazione che la visione di calcio di Amorim sia ben complicata da mettere a terra e che il materiale umano consegnatogli da un mercato a due velocità non lo assecondi in pieno. Ascoltare le sue parole nel ventre di San Siro dopo il ko con il Benfica consegna alcune chiavi di interpretazione sul momento milanista ma, allo stesso tempo, non può non preoccupare i tifosi in vista di una stagione che sarà lunga e intensa.
Milan, ecco cosa non funziona nel piano di Amorim
Cosa non funziona nel primo Milan di Amorim? Tante cose, troppe e non tutte identificabili con immediatezza, risolvibili nel breve periodo o legate solamente alla sfera tecnica. Per capirci, l’investitura che Gerry Cardinale ha dato al portoghese è stata ampia e importante, sulla carta il modo migliore di accompagnare una rifondazione totale del progetto sportivo ma allo stesso tempo un’eredità pesante in caso di problemi o fallimenti. Provando a segnalare cinque problemi, eccoli:
1 – Amorim continua a cambiare formazione, manca una base di lavoro
La formazione di partenza con il Benfica aveva lasciato molti dubbi già prima del fischio d’inizio, anche se in realtà conteneva metà dei titolari dell’Olimpico più alcuni giocatori che è difficile definire riserve in assoluto come Cisse o Bartesaghi. Il campo ha restituito un verdetto impietoso. Si poteva ripartire dall’undici della ripresa contro la Lazio? Amorim sostiene di no e va creduto, ma il continuo mulinare di uomini, ruoli, esperimenti non aiuta nella costruzione rapida di un’identità di gioco.
Alcuni esperimenti sono falliti. Al Milan serve cominciare a mettere a posto le caselle fondamentali in fretta, recuperare i migliori (Pulisic e Rabiot), confinare al ruolo di alternative quelli che non sono all’altezza della maglia da titolare (Estupinian, Loftus Cheek ma non solo) e sciogliere alcuni nodi ancora intricati a partire dal dualismo tra il Milan con Modric e il Milan senza Modric. Che è destinato ad essere a disagio in un impianto tattico che non protegge la sua carta d’identità come fatto da Allegri (accusato di difensivismo dai soliti noti) un anno fa.
2 – Gonçalo Ramos, non basta la corsa per giustificare i soldi spesi
Contro il Benfica, per la terza partita consecutiva, Gonçalo Ramos non ha centrato lo specchio della porta avversaria nemmeno una volta. Era già successo con Juventus e Lazio e il piatto comincia a piangere. Chiesto espressamente da Amorim, l’attaccante portoghese è costato tantissimo e come tale deve rendere per non diventare un problema oggi e in prospettiva.
Si dice: non riceve palloni e corre tantissimo. Vera la prima situazione, anche se qualche occasione l’ha gestita male lui, pericolosa la seconda considerazione perché 80 milioni di euro sono già tanti ma diventano insopportabili per un centravanti di cui si ricordano solo i metri percorsi. Anche perché Amorim ha rivendicato di non aver voluto un altro attaccante che lo aiutasse per essere obbligato a far giocare il giovane Camarda, fin qui in campo per 5 minuti.
I numeri inchiodano Ramos: 5 partite intere giocate tra campionato ed Europa League per partorire il topolino di un gol con il Venezia e 4 tiri nello specchio della porta avversaria di cui 3 nella serata con i lagunari. Tiri totali: 17 (8 con il Venezia): deve svegliarsi e in fretta.
3 – Senza difesa per errori individuali e di reparto
In cinque partite il Milan ha subito 6 gol, apparentemente non esiste un problema difensivo. Però il campanello d’allarme suona forte perché anche quando hanno vinto, Torino e Venezia, i rossoneri hanno rischiato l’osso del collo mostrando una mancanza di equilibrio direttamente proporzionale all’ambizione di dominare campo e possesso palla. Poi sono arrivate le dormite contro Lazio e Benfica che hanno aggiunto anche il tema delle disattenzioni dei singoli.
Il raddoppio dei lusitani a San Siro è stato realizzato con un attaccante in area di rigore contro sette rossoneri, eppure Kaminski era completamente solo. Il pasticcio di Estupinian all’Olimpico ha fatto perdere la pazienza a tutti, compagni compresi. Mancano quasi completamente sincronismi ed è come se Amorim si sia concentrato fin qui soprattutto sul dare corso alla promessa di far vedere un Milan dominante piuttosto che sulla costruzione dalle fondamenta di una squadra sostenibile. Appena il livello si è alzato, i nodi sono venuti al pettine.
4 – Il mercato ha dato al Milan quello che serviva davvero?
C’è una frase di Amorim che più di tutte deve preoccupare nel pre-partita con il Benfica: “La rosa non ha giocatori adatti al mio calcio? Penso che tu abbia in parte ragione. Questa squadra è diversa, è abituata a giocare a tre, i difensori sono veloci. Non ho le caratteristiche perfette perché è impossibile arrivare in nuovo club e avere tutto già pronto, so che ci sarà bisogno di tempo, e so anche che la pressione è così alta che non hai tempo”.
Detto che il mercato, per narrazione del club, è stato fatto con la regia dello stesso allenatore, queste parole preoccupano. E’ fisiologico che in un’estate non si possa aver sistemato ogni cosa, meno che a metà settembre chi ha avuto carta bianca per ricostruire il Milan ammetta di sentirsi disallineato con il materiale a disposizione. Anche perché Cardinale, con tutti i suoi limiti e difetti, ha speso e non può rassegnarsi a una stagione puramente di transizione ed esperimenti.
5 – La comunicazione di Amorim rischia di essere un boomerang
Per ultima, ma non in ordine di importanza, la comunicazione di Amorim. Si è presentato spiegando che il Milan dovrà correre per cercare di vincere scudetto ed Europa League e in questo è ammirevole, meglio lui di quelli che si nascondono dietro obiettivi minori. Ha annunciato il suo piano tattico condensandolo in una parola: “Dominante”. Concetto che ha ribadito a più riprese anche prima e dopo gli impegni iniziali della stagione.
Se l’è presa per qualche critica e domanda scomoda in conferenza stampa, ha detto che chi lo mette nel mirino lo fa perché non è facile per gli italiani accettare che un giovane allenatore straniero venga a insegnare calcio. Ha evocato il rumore dei nemici, gli attacchi tenuti nel taschino in attesa del primo passo falso e cose che ricordano il Mourinho prime. Solo che lo Special One vinceva, Amorin per ora no. Un profilo un po’ più basso potrebbe non guastare.
