Le montagne russe della sfida dell’Olimpico con la Lazio hanno lasciato in eredità al Milan un misto di depressione ed euforia, ma soprattutto una serie di domande aperte in attesa di risposta. La classifica è la cosa meno preoccupante del primo mese (scarso) di partite vere per Ruben Amorim: 8 punti in quattro giornate, uno in meno di Allegri un anno fa ma senza aver ancora perso e dopo essere passato da trasferte insidiose contro Juventus e Lazio.
Benfica e Lecce saranno gli ultimi due sforzi prima della maxi sosta durante la quale il tecnico portoghese potrà tirare le conclusioni su questa fase di rodaggio del suo progetto rossonero. Il bicchiere fin qui è più vuoto che pieno, nonostante i risultati. Il Milan ha dato un’immagine contraddittoria delle sue potenzialità, certamente lontana da quello che Amorim ha in testa e cioè un Dna dominante, offensivo e di grande organizzazione sull’altare della quale sono state fatte scelte di mercato rischiose come l’addio a Leao o la marginalizzazione degli esuberi estivi.
La certezza è che il tempo degli esperimenti non è più molto. Anzi, sarebbe meglio si fosse esaurito con la formazione titolare un po’ bizzarra che nel primo tempo dell’Olimpico ha rischiato di essere travolta dalla Lazio oltre al doppio svantaggio. Ci sono scelte che sono evidenti e altre di buonsenso. Ad esempio, Diego Moreira non può essere semplicemente un’alternativa a Chukwueze sulla fascia destra e non solo perché è costato 50 milioni di euro e nessuna squadra italiana può permettersi una riserva spendendo quei soldi.
Dopo aver giocato male a Torino, il belga ha spaccato la partita a Roma. Ha preso il posto di Estupinian che, al di là dell’errore sulla prima rete, sta confermando di non essere un giocatore da Milan. I rimpianti sono tutti per la scelta di luglio di non venderlo a fronte di un’offerta importante dell’Aston Villa perché Amorim non lo conosceva e voleva valutarlo in ritiro. Anche Christian Pulisic deve tornare al centro del progetto milanista; l’infortunio e i problemi fisici sono alle spalle, non è chiaro se piaccia o no ad Amorim ma certamente è uno dei giocatori più tecnici e forti della rosa. Anche perché un conto è mettere lui sotto punta, un altro è schierare Loftus Cheek o riciclare fuori ruolo Rabiot perdendolo dove serve di più, a centrocampo.
A proposito dell’attacco, Gonçalo Ramos sta diventando un caso e lo dimostrano i suoi numeri. L’ex del Psg pagato oltre 80 milioni di euro ha avuto ampia fiducia dal suo allenatore ma fin qui non lo ha ripagato a sufficienza. Il tema non è tanto il solo gol segnato contro il Venezia, serata di grandi sprechi peraltro, ma la la progressiva fatica a fare quello che è richiesto a un attaccante e cioè creare occasioni, tirare in porta, mettere pressione alle difese avversarie.
In 355 minuti in campo (quasi tutti) Ramos ha concluso solo 14 volte di cui 8 nella notte con il Venezia, in 4 occasioni ha centrato lo specchio della porta (3 con i lagunari), costruendosi un totale di gol attesi di 1,55 con una percentuale realizzativa del 7%. Così, non basta e non solo a giustificare l’investimento. Anche perché Amorim ha spiegato di non aver voluto nessuna alternativa per essere “costretto” a far giocare Francesco Camarda che è, però, fermo a 5 minuti più recupero.
Ultimo, ma priorità forse assoluta, capire se Luka Modric può essere una risorsa o rappresentare un problema. All’Olimpico è stato tolto all’intervallo dopo essere stato in evidente difficoltà in una gara a ritmi altissimi e senza controllo di campo e palla. Amorim lo ha ammesso, aggiungendo che il croato così evidenzia i limiti della carta di identità (41 anni). Nulla di imprevedibile perché Allegri lo aveva reso centrale nel progetto e aveva costruito per lui un centrocampo con due mediani vicini a coprirne la corsa, mentre il Milan di Amorim prevede un uomo in meno e spazi più ampi. Tutto chiaro dall’estate. E ora che si fa, visto che le alternative sono Jashari o Musah?
Il post scriptum è per il nervosismo crescente del portoghese, manifestatosi in una comunicazione già a livello di guardia come tensione e contrapposizione con il resto del mondo. Le critiche dopo la prestazione di Torino erano legittime, non preconfezionate. A parlare di Milan dominante era stato lui e a lui ne viene chiesto conto e la verità è che merita tempo per lavorare, ma allo stesso tempo deve rendersi conto che la concorrenza va rapidissima. Qualificazione alla Champions League e una buona Europa League: questo l’unico banco di prova. Il resto sono chiacchiere.
