Mezza Serie A in campo lunedì all’ora dell’apericena. O domenica a pranzo, oppure più avanti nel mezzo della settimana con dubbi e polemiche per un vantaggio concesso alla Lazio reduce dalla finale di Coppa Italia contro l’Inter. E’ il labirinto apparentemente senza via d’uscita in cui si è infilato il campionato di Serie A a due giornate dal gong. Un cortocircuito che ruota attorno al derby tra Roma e Lazio, in programma all’Olimpico ma troppo scomodo per questioni di ordine pubblico da poter essere collocato senza creare problemi a catena a tutti.
Il tema è semplice. Per ordine del Viminale, dopo i gravi scontri dell’aprile 2025 la sfida tra le due squadre della Capitale non può andare in orario serale. Dunque, niente posticipo delle 20,45 di domenica e nemmeno lo slot pomeridiano (15 o 18) perché a poche decine di metri dall’Olimpico c’è il Foro Italico che domenica 17 maggio ospita la finale degli Internazionali d’Italia.
Rimane libera l’opzione del launch match delle 12,30, non sgradita ai vertici della Lega Calcio Serie A, osteggiata dal tecnico biancoceleste Maurizio Sarri ma soprattutto non considerata ottimale dai responsabili dell’ordine pubblico. La ragione? I timori di disordini sono così alti da considerare a rischio anche il semplice incrocio tra il derby e l’afflusso e deflusso dei circa diecimila del Foro Italico. Il problema non sono questi, ovviamente, ma gli ultras romanisti e laziali se è vero che la contemporaneità tra Lazio-Inter e gli Internazionali d’Italia non ha creato alcuna discussione e nemmeno la creerà per la finale di Coppa Italia di mercoledì 13 maggio.
Il cortocircuito è completo perché in qualunque data e ora si giochi Roma-Lazio, trascina con sé mezza giornata di Serie A. Nel penultimo turno vige la contemporaneità per chi insegue gli stessi obiettivi e i giallorossi di Gasperini sono in piena bagarre per un posto in Champions League. Dunque, devono giocare insieme ad altri tre match della 36° giornata: Juventus-Fiorentina, Genoa-Milan e Como-Parma. Il Napoli potrebbe essere svincolato in caso di vittoria con il Bologna che blinderebbe la qualificazione all’Europa più ricca.
L’ipotesi può essere lunedì 18 maggio alle 18. Non di sera, per ovvie ragioni, e nemmeno prima perché è impensabile che la Lega Calcio Serie A accetti un orario pomeridiano in giorno feriale. Sul tavolo ci sono anche diritti ed esigenze di Dazn e Sky, i broadcaster che trasmettono il campionato e che dovranno sacrificarsi perdendo una prima serata da buoni ascolti; non hanno voce in capitolo, così come i manager di via Rosellini, davanti alle imposizioni di Prefettura e Questura.
Se, invece, la mezza giornata scivolasse al mercoledì (sempre alle 18), occupando un slot tradizionalmente più abituale per gli appassionati di calcio, ecco che il problema diventerebbe di par condicio competitiva. Perché la Roma, calendario alla mano, dovrebbe godere del vantaggio di giocare con una Lazio reduce dalla finale di Coppa Italia e dare alla squadra di Sarri due o tre giorni di riposo in più rispetto al previsto. La via d’uscita? Nessuna. L’errore della Lega è stato non evitare pericolosi incroci tra il derby della Capitale e il tennis, ma i veri responsabili di tutto sono i tifosi che nell’aprile scorso hanno messo a ferro e fuoco la zona dell’Olimpico innescando la reazione del Viminale. Ricordarsene nel momento in cui si distribuiscono le responsabilità del pasticcio sarebbe e
