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Da Fusignano al tetto del mondo Sacchi, 80 anni da rivoluzionario

Da Fusignano al tetto del mondo Sacchi, 80 anni da rivoluzionario

Il compleanno dell’uomo che ha cambiato il calcio italiano: tutto iniziò a Rimini a metà anni ’80 in serie C, poi il Parma e quella vittoria col Milan a San Siro in coppa Italia che conquistò Silvio Berlusconi. Una vita controcorrente e il rapporto particolare con Trapattoni: litigavano col giardiniere di San Siro per l’ampiezza del campo

Come può un uomo che nasce in un piccolo paese della Romagna rivoluzionare il calcio italiano che dal suo avvento non è più lo stesso? Può. Con lavoro, applicazione, studio e intelligenza. Tanti auguri ad Arrigo Sacchi che domani (1 aprile ma non è uno scherzo) festeggia 80 anni. Non sappiamo se Arrigo è stato il più bravo allenatore italiano di tutti i tempi, ma di sicuro nessuno come lui ha diviso la critica e i tifosi. Amatissimo od odiatissimo, mai banale e divisivo come nessuno. Ha alzato i trofei più importanti alla guida del Milan (due coppe dei Campioni, due Intercontinentali e due Supercoppe) eppure ha vinto un solo scudetto (1988) alla guida dei rossoneri, ma nella sua bacheca c’è anche un titolo Primavera con il Cesena (1982) e un campionato di serie C1 con il Parma (1986) e da c.t. della Nazionale azzurra ha sfiorato il titolo mondiale nel 1994 perdendo ai rigori la finale contro il Brasile a Pasadena.

Gli inizi

La prima svolta nella vita di allenatore di Arrigo Sacchi è nell’estate del 1985. Ha appena chiuso al quarto posto la stagione con il Rimini in serie C1, è uno dei tecnici più richiesti da chi vuole salire di categoria. Se lo contendono due squadre: l’Ancona di Edoardo Longarini (che arriverà fino alla serie A prima del crack finanziario del suo impero finendo anche in prigione) e il Parma di Ceresini, il presidente che precedette l’era di Calisto Tanzi. . Ma questo succederà molti anni dopo: nell’estate del 1985 le offerte di Ancona e Parma dal punto di vista economico sono pari. Arrigo non se la sente di dire no al ds Sogliano e si giustifica così: “Ha deciso mia moglie”. In realtà la signora Giovanna non era intervenuta nella questione. Sacchi dunque va al Parma, vince il campionato di C1 e conquista la serie B. In Coppa Italia il sorteggio riserva al Parma la sfida col Milan a San Siro. Il club rossonero è stato appena acquistato da Silvio Berlusconi. Un gol di Fontolan regala la vittoria al Parma, che poi a febbraio torna a San Siro per gli ottavi di finale e vince ancora eliminando i rossoneri. Berlusconi scende negli spogliatoi a congratularsi con Sacchi: il gioco di Arrigo ha convinto Silvio che gli affida il Milan.

Strada in salita a Milanello poi i trionfi

Sacchi non è uomo da mezze misure e a Milanello porta i suoi metodi, allenamenti durissimi che molti giocatori non digeriscono. Qualcuno va a lamentarsi da Berlusconi anche perchè i risultati non arrivano, Berlusconi irrompe nello spogliatoio e parla chiaro: “Sacchi è l’allenatore del Milan e se a qualcuno non va bene quella è porta”. Il Milan chiude il girone di andata al secondo posto e nel ritorno supera il Napoli vincendo lo scontro diretto al San Paolo il 1 maggio 1988. E’ il Milan degli olandesi, gioca un calcio spettacolare tutto votato all’attacco. Un calcio all’olandese appunto con la difesa in linea e altissima. Certo ha fuoriclasse con Maldini, Baresi, Ancelotti, Rijkard, Gullit e Van Basten, ma nessuno in Italia aveva sposato la zona e vinto con quel sistema. Il calcio all’italiana subisce un brutto colpo, la rivoluzione di Sacchi ha lasciato il segno. Legatissimo a Trapattoni, quando erano sulle panchine di Milan e Inter e litigavano tutte le settimane con il giardiniere di San Siro: il Trap voleva il campo più stretto, Arrigo chiedeva di allargarlo per il suo gioco. Ma tra Giovanni e Arrigo c’è stima e affetto nonostante il loro calcio fosse agli antipodi.

La Nazionale

Dopo il Milan Sacchi diventa c.t. della Nazionale Non può che essere che lui l’uomo giusto per il rilancio del calcio italiano dopo la delusione dei Mondiali di Italia ’90. Il presidente della Figc Matarrese lo sceglie e Arrigo accetta. I risultati sono buoni ma la critica lo mette sotto pressione per le tante esclusioni eccellenti: Mancini, Vialli, Zenga, Bergomi, Giannini e Schillaci. Sacchi va avanti per la sua strada e ai Mondiali del 1994 Roberto Baggio trascina l’Italia fino alla finale con il Brasile. Proprio il “divin codino” sbaglia uno dei rigori che regalano il titolo ai sudamericani dopo l’errore di Franco Baresi, uno dei fedelissimi di Sacchi. Il c.t. resta in sella ma nel 1996 dopo l’eliminazione agli Europei si dimette.

I ritorni e la Spagna

Sacchi ha ancora voglia di allenare, torna al Milan ma trova una squadra a fine ciclo che neanche lui riesce a motivare. Chiude con un deludente undicesimo posto e dopo un anno sabbatico accetta l’offerta dell’Atletico Madrid. Ma a febbraio del 1999 viene esonerato. Sacchi non regge più lo stress da panchina e il 16 febbraio del 1999 annuncia di voler più allenare, ma quando il 9 gennaio del 2001 lo chiama il Parma decide di accettare. Il 31 gennaio dello stesso anno deve fermarsi per la tensione nervosa che gli comporta andare in panchina. “Il calcio non è un gioco ma una malattia” in questa sua dichiarazione c’è tutto il Sacchi pensiero, la sua ossessione per le vittorie e la ricerca continua di un calcio migliore. Per qualche anno è stato dirigente al Parma e al Real Madrid, poi responsabile del settore giovanile delle nostre Nazionali e infine opinionista in tv per Mediaset e Rai. Tuttora opinionista de “La Gazzetta dello Sport”, ancora adesso se lo incontri ti guarda fisso negli occhi e cerca di spiegarti il suo calcio fatto di intensità. Come se fossimo alla vigilia di una finale di Champions. Tanti auguri Arrigo.

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