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Cinque motivi per i quali l’Inter può perdere lo scudetto contro il Milan

Cinque motivi per i quali l’Inter può perdere lo scudetto contro il Milan

La sconfitta nel derby lascia un vantaggio importante alla squadra di Chivu. Eppure alcuni segnali lasciano pensare a una corsa per il titolo che non è ancora chiusa.

Si può perdere uno scudetto anche quando sembra vinto? Sì, si può. Per informazioni chiedere alla Lazio di fine anni Novanta, alla Juventus beffata dalla stessa Lazio un anno dopo il ribaltone del Milan di Zaccheroni, all’Inter del 5 maggio e via discorrendo anche solo concentrandosi sulla storia recente del campionato. Da quando il peso della vittoria è stato portato a tre punti, la verità è che basta un periodo di rottura prolungato o una striscia di successi consecutivi per spostare in modo importante il destino di una volata tricolore.

Ecco perché le 7 lunghezze di vantaggio che l’Inter mantiene sul Milan (a 10 giornate dalla fine) dopo aver perso il secondo derby della stagione, sono un corredo ricco a ma non definitivo. La notte di San Siro ha lasciato in eredità una volata contendibile, regalato certezze a chi insegue e tolto serenità a chi sta davanti. Anche perché Allegri ha quasi archiviato la corsa a un posto nella prossima Champions League visto che il vantaggio sulla quinta piazza è di 9 punti e assomiglia a una sentenza; la condizione ideale per concentrarsi sulla coltivazione del sogno scudetto.

E’ evidente, però, che ogni ragionamento deve partire da un eventuale crollo dell’Inter. Senza un significativo rallentamento dei nerazzurri, il margine è scarso. In caso contrario, tutto può accadere e ci sono cinque motivi per cui ad Appiano Gentile è bene che suoni un campanello d’allarme.

Inter, condizione fisica in calo da un mese

Il primo motivo è la condizione fisica dell’Inter. Dopo aver corso per sette mesi, tra febbraio e marzo è arrivato il primo calo di forma fisica di cui i simboli sono Barella e Thuram. Una tendenza certificata dall’andamento delle ultime prestazioni: le due con il Bodo Glimt (andata e ritorno), il pareggio a Como in Coppa Italia, la sconfitta nel derby e le due precedenti sfide di campionato contro Lecce e Genoa: tratto comune, partite giocate sotto ritmo rispetto al solito e, di conseguenza, con uno standard di precisione e brillantezza inferiore.

I segnali si erano già colti nella notte del sofferto successo contro la Juventus ma erano stati coperti dalla gioia per i tre punti e dalle polemiche post derby d’Italia. Se “un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova” (cit. Agatha Christie), sei controprestazioni di fila non possono che essere un argomento da sviluppare.

Calhanoglu e le tante assenze pesanti

Anche perché a Chivu stanno mancando due uomini fondamentali per centralità tecnica e leadership in campo: Lautaro Martinez e Calhanoglu. Per buona sorte del tecnico romeno non si tratta di infortuni di lunga durata, ma l’Inter ha bisogno di recuperarli il più in fretta possibile perché lo scudetto si decide adesso, tra marzo e aprile.

Si tratta ovviamente di un passaggio fisiologico. Tutte le squadre hanno fatto i conti con assenze di titolari e ne sono state danneggiate, il problema per i nerazzurri è che sta avvenendo nel momento in cui ci sarebbe spazio per chiudere la contesa senza lasciare all’avversario lo spazio per alimentare la rincorsa.

Senza Lautaro Martinez l’attacco non segna

Per il Toro si aggiunge anche una considerazione ulteriore: da quanto è uscito dal campo a Bodo sono passati 479 minuti più recuperi vari e nessun attaccante ha trovato la via delle rete. Non solo, sta calando in maniera importante la produzione offensiva se è vero che contro Genoa (6), Como (0) e Milan (2) l’Inter non ha praticamente mai centrato lo specchio della porta e le poche reti sono state firmate da difensori e centrocampisti.

Thuram è in un periodo buio che si prolunga ormai da tempo, Bonny non sta benissimo e rimane pur sempre un giovane arrivato a Milano con soli 6 gol in Serie A in carriera e Pio Esposito dà il meglio facendo la spalla e un titolare: non gli si può chiedere di fare già reparto da solo.

Il calendario ora favorisce il Milan che rincorre

Da qui a fine maggio il calendario di Inter e Milan è pressoché equivalente come difficoltà. Sommando i punti attuali delle avversarie, il conto è quasi pari: 368 per i rossoneri e 358 per i nerazzurri. La scansione delle giornate, però, va letta con attenzione perché riguarda cosa accadrà nel prossimo mese, quello in cui Allegri può davvero dare consistenza all’ipotesi di rimonta oppure abbandonare il progetto.

Ebbene, l’Inter in difficoltà di questo inizio di primavera dovrà spremere il meglio in una sequenza che prevede l’Atalanta a San Siro, il viaggio a Firenze e – dopo la sosta nazionali – la Roma in casa e la trasferta a Como. E’ vero che nello stesso lasso di tempo il Milan ha la Lazio all’Olimpico (in piena contestazione) e il Napoli fuori casa alla 31° giornata, ma i match casalinghi con Torino e Udinese sono un mismatch interessante. La sintesi è che il momento per ridurre ulteriormente il distacco e aprire la bagarre è adesso e arriva con la capolista in difficoltà.

La sindrome da rimonta che riporta al 2022…

Una piccola crisi che rischia di diventare anche piscologica visto che buona parte del gruppo in mano a Chivu era già in nerazzurro nella primavera 2022, quella del sorpasso del Milan di Pioli e dello scudetto perso per due punti, e tutti c’erano un anno fa quando a maggio il sogno del Triplete si è trasformato in incubo.

Immaginare che i due precedenti andati male non abbiano lasciato scorie è un’illusione pericolosa da cavalcare. Quelle sconfitte sono scolpite nell’anima di un gruppo che sa di avere ancora il proprio destino nelle mani, ma conosce anche quanto male possa fare rallentare e farsi superare sul traguardo…

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