Paolo Maldini è pronto allo strappo con Giovanni Malagò e a fare un passo indietro dal lavoro, appena assunto, di direttore tecnico della Federcalcio. È il danno collaterale della vicenda che ha allontanato, forse definitivamente, Andrea Pirlo dalla panchina della nazionale. Il campione del mondo 2006 è stato bruciato sull’altare delle polemiche per la collaborazione con il portale russo di scommesse Fonbet ma anche, e soprattutto, dall’ondata di proteste per la scelta di un profilo ritenuto inadatto a guidare la nazionale.
Malagò non ha ancora ufficializzato la sua decisione e ha trascorso il fine settimana immerso nella lettura dei documenti e contratti. L’ufficio legale della Figc si è convinto che la natura dell’accordo tra Pirlo e il provider russo sia personale e non, come era stato ventilato e come avrebbe rappresentato una via d’uscita, diretta emanazione del suo rapporto con il club di Dubai che allena oggi.
Un ulteriore impulso per coloro che vogliono Pirlo lontano da Coverciano. Il presidente della Figc deve fare sintesi di tutto, ma decidere di abortire definitivamente il rapporto con l’uomo scelto da Maldini Leonardo significa anche mettere in discussione anche l’impianto della direzione tecnica appena innestato nel suo corso in via Allegri.
Il quadro delineato è fluido ma semplice: Paolo Maldini vive le polemiche attorno a Pirlo come un attacco all’indipendenza che si è fatto garantire accettando la corte della federazione. Ritiene il dibattito strumentale, nato appositamente per far cadere (per questioni tecniche più che di opportunità) il nome da lui scelto e non lo accetta.
La conseguenza naturale di questo muro contro muro è che, nel momento in cui Malagò dovesse ufficializzare la rinuncia a Pirlo, Maldini farà un passo indietro insieme a Leonardo che condivide con l’amico i pensieri di queste ore convulse. Il calcio italiano si troverebbe così a dover ripartire da zero dopo aver gettato al vento un mese: non solo un nuovo commissario tecnico, ma anche la struttura da creare per ricostruire la filiera delle nazionali che doveva essere il fiore all’occhiello della nuova presidenza.
Prendendo Maldini, però, era chiaro che si sarebbe portato a Coverciano un uomo non incline a compromessi. Inutile sorprendersi ora se l’epilogo fosse il passo indietro dell’ex leggenda milanista.
