Due anni di inchiesta, con tanto di intercettazioni e pedinamenti, per arrivare alla conclusione che non c’erano designazioni arbitrali combinate per favorire l’Inter. Nulla di penalmente rilevante. Nulla di nulla, la conclusione cui la Procura di Milano è arrivata chiedendo direttamente l’archiviazione del fascicolo a carico dell’ex designatore della Serie A, Gianluca Rocchi e dell’Inter che negli ultimi giorni era stata iscritta nel registro degli indagati pur non essendo alcun suo dirigente o tesserato coinvolto direttamente nell’indagine.
Il provvedimento di richiesta di archiviazione porta la firma del pm Maurizio Ascione, l’uomo che per due anni ha inseguito l’ipotesi della frode sportiva a condizionate le scelte del capo degli arbitri italiani, e di Paolo Ielo che era stato a lui affiancato in vista della partenza del titolare verso la Procura europea a Roma, come dallo stesso richiesto in tempi non sospetti. Si sapeva dal mese di febbraio, ben prima che l’inchiesta Arbitropoli emergesse alla luce del sole con la notifica dell’avviso di garanzia a Rocchi dello scorso 25 aprile.
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La richiesta di archiviazione non copre la parte del dossier relativa alle cosiddette “bussate”, le interferenze in sala Var da parte dello stesso Rocchi e del suo braccio destro Andrea Gervasoni per condizionare le scelte dei varisti in occasione della partite Udinese-Parma e Salernitana-Modena. Materiale che verrà mandato alla Procura di Monza per competenza territoriale, essendo la sede del centro Var a Lissone il che rende “territorialmente competente peri fatti ivi avvenuti è il Tribunale di Monza”.
Le motivazioni della Procura di Milano nell’archiviazione dell’inchiesta Arbitropoli
Come si sia arrivati alla chiusura dell’indagine senza la richiesta di un processo per Rocchi è ricostruito nel comunicato con cui la Procura di Milano ha dato notizia della propria decisione. In sostanza, due anni di indagini non hanno dimostrato l’esistenza di alcun comportamento condizionante che potesse ricadere penalmente sotto il cappello della frode sportiva in concorso e, in astratto, l’inchiesta non ha portato nemmeno elementi sufficienti a sostenere l’esistenza di un dolo eventuale. Una formula che rafforza la scelta di non procedere oltre per assenza di prove.
“La richiesta di archiviazione ricostruisce, nei limiti del materiale probatorio acquisito, la sussistenza storica dei singoli episodi di interferenza ipotizzati, attraverso l’esame analitico dei risultati delle intercettazioni telefoniche e della loro tempistica, in taluni casi comparato con gli esiti dei servizi di pedinamento – si legge nella nota -. Non ravvisa un sistema strutturato volto a interferire sulle nomine. Distingue tra la frode sportiva penalmente rilevante, che presuppone condotte fraudolente, astrattamente idonee e volte ad incidere sulla regolarità della singola gara, dalle condotte di interferenza oggettivamente prive di tali caratteristiche. Il decreto di archiviazione ex D.Lgs. n° 231/2001 nei confronti di FC Internazionale è diretta conseguenza dell’esclusione del reato presupposto”.
Ora gli atti alla Procura Figc: cosa può succedere
Chiusa l’indagine ordinaria, la Procura di Milano può ora trasferire le carte a quella della Federcalcio che ne aveva fatto richiesta ad aprile ricevendo l’indicazione che si sarebbe dovuto attendere la fine delle attività dei magistrati Ascione e Ielo. Così è stato e ora l’impedimento è caduto. La stessa nota dà conto del trasferimento degli atti a Roma per “consentire ai competenti organi la valutazione dei fatti di possibile interesse nel quadro dell’ordinamento sportivo”.
Si apre, dunque, una nuova e diversa partita rispetto a quella penale che si è chiusa con una vittoria netta da parte dei soggetti messi sotto indagine. Cosa potrà accadere? E’ evidente che le valutazioni finali dei pm Ascione e Ielo – richiesta di archiviazione in assenza di presunto reato – avranno un peso perché consegnano alla giustizia sportiva un fascicolo ritenuto complessivamente non rilevante.
C’è, però, una differenza di forma e sostanza su come si muove l’ordinamento sportivo rispetto a quello ordinario e in questa distanza si muoverà il procuratore capo Giuseppe Chiné per capire se esistano i presupposti per istruire un processo sportivo con possibili ricadute in termini di sanzioni amministrative o penalizzazioni. In particolare, la stessa richiesta di archiviazione evoca espressamente la “ricostruzione” della “sussistenza storica dei singoli episodi di interferenza ipotizzati”.
Cosa significa? Sarà chiaro leggendo finalmente le carte, intercettazioni comprese. Per la Procura di Milano non è stata nemmeno ipoteticamente accertata l’esistenza di un “sistema strutturato volto a interferire sulle nomine”, ma lo scenario dovrà reggere anche i criteri molto più larghi di quella sportiva. I tempi: 60 giorni per chiudere l’inchiesta, prorogabili fino a 120, cui se ne aggiungono altri 20 per dichiarare l’intenzione di proporre l’eventuale deferimento e 30 per notificarlo. Quindi, se necessario, il processo sportivo di primo grado da completare entro 90 giorni dal deferimento. A seguire le possibili impugnazioni presso la Corte d’Appello Federale e il Collegio di Garanzia dello Sport presso il Coni.
