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Amorim, tempo scaduto. Per tenersi il Milan dovrà comportarsi non da… Amorim

Amorim, tempo scaduto. Per tenersi il Milan dovrà comportarsi non da… Amorim
Ruben Amorim (Getty Images)

La sconfitta e i fischi di San Siro dopo la partita con il Benfica hanno aperto la crisi rossonera. Cardinale conferma la fiducia al tecnico, ma gli chiede di cambiare tutto.

Il tempo è finito, la pazienza anche e pure buona parte del credito accumulato. Anche se in un mese di calcio vero c’è stata una sola sconfitta e la classifica di campionato non piange, considerato che fin qui il Milan ha dovuto viaggiare per tre volte e nemmeno verso mete comode come Torino, Juventus e Lazio. Ruben Amorim, però, è già entrato nella categoria degli allenatori a tempo, difeso formalmente dalla società e dal suo proprietario ma nella realtà messo davanti a un bivio: dichiarare chiuso il tempo degli esperimenti e della filosofia e cominciare a vincere. Possibilmente senza montagne russe.

Il prodotto del debutto catastrofico in Europa League è questo ed è incredibile che un tecnico giovane, ma esperto, come il portoghese non l’avesse valutato alla vigilia quando ha deciso di schierare un Milan B contro le riserve dei lusitani. Non che i rossoneri abbiano giocato male e perso solo per questo, in fondo anche i titolari non sono andati benissimo una volta scaraventati in campo, ma l’immagine complessiva è stata quella dell’impegno affrontato con superficialità.

Amorim, insomma, non è stato capace di fiutare il pericolo. Veniva dalla contro prestazione con la Juventus e da quella contraddittoria con la Lazio, era già passato per la necessità di sconfessare le scelte all’intervallo – non è mai un buon segnale anche se fa rimediare il risultato – e con il Benfica aveva tutto da perdere come è puntualmente capitato. Il giorno dopo ha segnato un solco tra presente e futuro.

La call routinaria con il proprietario Gerry Cardinale si è trasformata in un preavviso di sfiducia. Il Lecce a San Siro prima della sosta assomiglia già a una penultima spiaggia, anche perché dopo arrivano venti giorni senza pallone che si muove. Ufficialmente Cardinale ha ribadito la fiducia, non potrebbe essere diversamente avendolo legato il proprio destino a quello del portoghese, nei fatti ha chiesto cambiamenti che tradotti in campo e nel lavoro quotidiano significano per Amorim dover da qui in poi pensare e muoversi non da… Amorim.

La fine del tempo degli esperimenti e delle rotazioni, ad esempio, va contro uno dei fondamenti dell’allenatore che è convinto di dover passare da una strada lunga e tortuosa per insegnare al Milan i suoi principi di calcio. Oggi non ha in testa una formazione definitiva, ma gli viene chiesto di schierarla. E di evitare lacerazioni con i senatori dello spogliatoio a partire dai due giocatori di maggior esperienza internazionale: Modric e Pulisic. Il primo è stato esposto a difficoltà tattiche prevedibili e poi definito utile e importante solo per certe occasioni, il secondo sembra stare bene ma non parte mai titolare e non si capisce perché.

Uno dei mantra di Amorim è che gioca chi mangia l’erba in allenamento senza guardare in faccia al pedigree e alla carriera: gli si chiede di fare il contrario. Si è capito che la sua frase sul “mercato da dieci in pagella” era una mezza bugia, m aver dichiarato oggi che non ha a disposizione calciatori adatti al suo pensiero è suonato come resa anticipata. Se non ci crede lui, perché devono farlo loro?

Anche sul piano della comunicazione Amorim dovrà cambiare in fretta: meno proclami, meno filosofia, meno promesse che non si possono mantenere (il gioco dominante), più concretezza. Anche un filo meno di presunzione, verrebbe da dire, prima di passare nell’arco di poche settimane da “giovane allenatore straniero venuto per insegnare calcio” a capro espiatorio di un fallimento. Perché se è vero che Cardinale ha scommesso tutto su di lui, mettendoci faccia e firma, è altrettanto incontestabile che il credito dovrà essere ricostruito per avere basi solide. Lo ha già imparato sulla sua pelle Max Allegri, confermato parole dieci giorni prima del crollo con il Cagliari e poi cacciato in mezza giornata.

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