Quattro ospedali italiani entrano nella top 10 mondiale della loro specialità. E quindici dei 42 ospedali italiani presenti nel ranking sono in Lombardia. È questa la fotografia che emerge dalla nuova World’s Best Specialized Hospitals 2027, la classifica pubblicata il 17 settembre da Newsweek in collaborazione con Statista. Una fotografia che racconta una sanità italiana capace di competere con i grandi centri internazionali, ma anche una geografia dell’eccellenza tutt’altro che uniforme. La classifica non è quella, più conosciuta, dei migliori ospedali nel loro complesso: misura infatti la reputazione e le performance delle strutture specialità per specialità. L’edizione 2027 prende in considerazione circa 2.500 ospedali in 13 discipline, e cioè cardiologia, cardiochirurgia, endocrinologia, nefrologia, gastroenterologia, neurologia, neurochirurgia, ostetricia e ginecologia, oncologia, ortopedia, pediatria, pneumologia e urologia. Il risultato italiano più alto è quello dell’IRCCS Policlinico Gemelli di Roma, terzo al mondo in ostetricia e ginecologia. Il Bambino Gesù è quarto in pediatria, il Besta di Milano ottavo in neurologia e il Rizzoli di Bologna nono in ortopedia. Una presenza ai vertici che si aggiunge alle numerose strutture italiane collocate nelle prime posizioni delle singole classifiche. Ma è guardando alla distribuzione geografica che la classifica diventa particolarmente interessante. La Lombardia è nettamente la regione più rappresentata, con 15 strutture, seguita dal Lazio con 7 e dal Piemonte con 5. Campania, Toscana e Veneto ne contano tre ciascuna. Una concentrazione che dice molto della capacità dei grandi poli universitari e degli IRCCS di attrarre ricerca, professionisti, tecnologie e casistica complessa.
Lombardia, Milano capitale dell’alta specializzazione
È soprattutto Milano a trasformare la Lombardia nel principale polo italiano della classifica. Qui si concentrano alcune delle strutture che da anni rappresentano l’Italia nella medicina internazionale: Besta, IEO, Monzino, San Raffaele, Niguarda, Humanitas e Galeazzi-Sant’Ambrogio. Il risultato più prestigioso è quello della Fondazione IRCCS Istituto Neurologico Carlo Besta, ottava al mondo in neurologia e seconda in Europa. In neurochirurgia è undicesima a livello internazionale e terza in Europa. È inoltre l’unico ospedale pubblico italiano e l’unico lombardo a entrare nella Top 10 mondiale di una specialità. È una conferma del peso internazionale delle neuroscienze milanesi, ma anche di un modello nel quale l’alta specializzazione si concentra intorno a istituti con una fortissima identità scientifica. Il Besta è infatti uno dei grandi centri italiani dedicati alle malattie neurologiche e neurochirurgiche, con una presenza internazionale consolidata. In oncologia, il primo italiano è invece l’Istituto Europeo di Oncologia di Milano. Lo IEO è 14° al mondo e per il settimo anno consecutivo risulta primo in Italia nella propria specialità. Nella stessa graduatoria compaiono l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, il Gemelli, Humanitas, San Raffaele e Niguarda, oltre ad altri grandi centri italiani. Anche qui Milano presenta una caratteristica particolare: non una sola struttura dominante, ma una rete di ospedali e IRCCS con competenze oncologiche differenti. La presenza contemporanea di IEO, INT, Humanitas, San Raffaele e Niguarda rende la Lombardia uno dei principali poli oncologici italiani riconoscibili anche a livello internazionale. Poi c’è il cuore. Il Centro Cardiologico Monzino è 17° al mondo in cardiologia e 28° in cardiochirurgia, confermandosi primo in Italia nelle due graduatorie specialistiche. Alle sue spalle, tra le strutture italiane presenti nella cardiologia, figurano San Raffaele, Gemelli, Niguarda, Sant’Orsola e Papa Giovanni XXIII di Bergamo. La Lombardia torna protagonista anche in ortopedia, con il Galeazzi-Sant’Ambrogio, mentre in gastroenterologia compaiono Humanitas, Niguarda e San Raffaele, oltre al Papa Giovanni XXIII di Bergamo. Nelle neuroscienze, accanto al Besta, la regione porta in classifica San Raffaele, Niguarda e l’Istituto Neurologico Mondino di Pavia.
Roma, Bologna, Padova: le altre grandi capitali della sanità italiana
Il Lazio è la seconda regione per numero di presenze, con sette ospedali. E Roma può contare su due risultati ai vertici assoluti: Gemelli e Bambino Gesù. Il Policlinico Gemelli è la struttura italiana con la presenza più trasversale nel ranking: compare in tutte le 13 discipline considerate. È terzo al mondo in ostetricia e ginecologia e undicesimo in gastroenterologia. In Italia è primo anche in endocrinologia e pneumologia e occupa posizioni di rilievo in numerose altre specialità. In oncologia è 29° al mondo e secondo in Italia. È un risultato diverso da quello di Besta, IEO o Monzino. Qui non è una singola specialità a caratterizzare l’ospedale, ma la trasversalità: un grande policlinico universitario capace di essere presente in un numero molto elevato di discipline. Il Bambino Gesù, invece, ha una vocazione precisa e il ranking la fotografa con grande chiarezza: quarto ospedale pediatrico al mondo, con un avanzamento di due posizioni rispetto all’edizione precedente e la conferma del primo posto in Europa. È inoltre l’unica struttura italiana tra le prime 25 al mondo per pediatria.
Poi c’è Bologna, con il risultato del Rizzoli. L’Istituto Ortopedico è nono al mondo in ortopedia, uno dei quattro ospedali italiani capaci di entrare nella Top 10 globale. Accanto al Rizzoli, il Sant’Orsola compare in diverse classifiche, dalla cardiologia all’oncologia, dalla gastroenterologia alla pneumologia. Il Veneto ha nel polo di Padova uno dei suoi principali rappresentanti. L’Azienda Ospedale-Università di Padova compare in diverse specialità e raggiunge una posizione particolarmente significativa in urologia. La Liguria ha nel Gaslini di Genova un punto di riferimento internazionale per la pediatria. La Toscana porta in classifica realtà come l’Azienda Ospedaliero-Universitaria Pisana e il Meyer di Firenze. Il Piemonte è rappresentato, tra gli altri, dalle Molinette e dall’Istituto di Candiolo.
Dal Nord al Sud, la geografia dell’eccellenza
La mappa cambia progressivamente scendendo verso Sud. La Campania è presente con tre strutture e può contare soprattutto sull’Istituto Nazionale dei Tumori Pascale di Napoli, inserito nella graduatoria mondiale dell’oncologia. Ancora più evidente è il gap di altre regioni meridionali. Sicilia, Sardegna, Calabria, Puglia, Basilicata, Abruzzo e Molise non compaiono tra le regioni rappresentate nelle 13 classifiche dell’edizione 2027. Questo non significa, naturalmente, che non esistano in queste regioni singoli reparti, professionisti o ospedali capaci di offrire cure di elevata qualità. Significa che nessuna struttura regionale è entrata nelle graduatorie internazionali considerate da Newsweek. È una distinzione importante perché la classifica Newsweek non è una pagella della sanità italiana. Misura specifiche discipline e combina diversi elementi: raccomandazioni degli esperti, indicatori di qualità e performance, accreditamenti e certificazioni e, nell’edizione di quest’anno, un peso maggiore ai Patient-Reported Outcome Measures, cioè gli strumenti attraverso i quali vengono raccolte direttamente le valutazioni dei pazienti sugli esiti delle cure e sulla loro qualità di vita. La classifica mostra che l’Italia dispone di una rete di centri capaci di confrontarsi con i migliori ospedali internazionali, ma mostra anche quanto questa rete sia concentrata. Lombardia, Lazio e Piemonte raccolgono 27 dei 42 ospedali italiani presenti, mentre Campania, Toscana e Veneto ne contano tre ciascuna.
Il caso lombardo è emblematico. Milano concentra neuroscienze, oncologia e cardiologia di livello internazionale, ma nello stesso territorio convivono grandi policlinici multidisciplinari e istituti altamente specializzati. È un ecosistema nel quale ricerca, università, tecnologia e casistica complessa si alimentano reciprocamente. La classifica Newsweek 2027 racconta dunque due Italie della medicina. Una è quella degli ospedali che riescono a stare accanto ai grandi nomi internazionali e che, in quattro casi, entrano addirittura nella Top 10 mondiale della propria specialità. L’altra è quella della geografia sanitaria, nella quale l’accesso alle grandi concentrazioni di alta specializzazione continua a dipendere molto dal luogo in cui si vive.
