Se state leggendo questo articolo sotto l’ombrellone, conoscete la scena: il mare davanti a voi, il sole alto, i bambini pronti a tuffarsi. Poi arriva il grido che rovina tutto: «Ci sono le meduse!». In un attimo il fuggi-fuggi.
E se bastasse una boa per evitare tutto questo? Dalla Spagna arriva una tecnologia che sembra uscita da un film di fantascienza: uno scudo elettromagnetico invisibile capace di bloccare le meduse prima che raggiungano i bagnanti. Nessuna rete, nessun prodotto chimico disperso in mare: solo un dispositivo galleggiante che crea una barriera di campi elettromagnetici.
Uno scudo elettromagnetico invisibile nato nei laboratori spagnoli
L’idea è nata dal lavoro di ricercatori della Universitat Politècnica de València e dell’Università di Alicante, impegnati da oltre cinque anni nello sviluppo di questo sistema. La base sperimentale del progetto è un conference paper presentato alla conferenza Biotechno, dal titolo Modifica del comportamento della medusa “Catostylus mosaicus” mediante campi elettromagnetici. In quello studio, durato tre anni, gli autori dell’Universitat Politècnica de València dimostravano in laboratorio che un campo elettromagnetico a media frequenza poteva modificare il comportamento della medusa australiana Catostylus mosaicus, riducendone la capacità di movimento.
Il principio è affascinante. La boa, alimentata da energia solare e dal moto ondoso, sostiene una serie di bobine, collegate a una struttura immersa nell’acqua, che a sua volta generano un campo elettromagnetico che interferisce con il sistema neuromuscolare della medusa.
«Questi animali si muovono pulsando, contraendo la loro campana per creare un flusso d’acqua che consente loro di avanzare. Generando campi elettromagnetici è possibile ridurre il numero di queste pulsazioni e perfino paralizzarle, diminuendo così la loro capacità di muoversi e di mantenere la posizione», spiega Jaime Lloret, coordinatore del gruppo di ricerca della Universitat Politècnica de València.
Come funziona l’interferenza sulla rete nervosa della medusa
Il meccanismo è curioso perché le meduse non hanno un cervello. Sono organismi antichissimi, comparsi negli oceani oltre 500 milioni di anni fa, e il loro movimento dipende da una rete nervosa diffusa che coordina le contrazioni della loro caratteristica campana gelatinosa.
Il campo elettromagnetico sembra disturbare proprio questo sistema: la pulsazione rallenta, il movimento si indebolisce e l’animale perde la capacità di avanzare normalmente. L’obiettivo non è ucciderle, ma creare una sorta di “off limits” temporanea. Il sistema è infatti completamente innocuo: una volta uscite dal raggio d’azione del dispositivo, le meduse tornano a muoversi normalmente.
L’idea, spiegano i ricercatori, è quella di intervenire sul comportamento degli animali e non sull’ambiente circostante, creando una barriera discreta che non richiede reti o strutture permanenti in mare. Secondo i progettisti, una singola boa potrebbe proteggere un tratto di costa lungo circa 300 metri e più dispositivi collegati potrebbero creare una barriera virtuale davanti alle spiagge più esposte.
Le incognite del mare aperto e l’impatto economico dei jellyfish blooms
Resta però una grande incognita: le meduse spesso non nuotano verso riva, ma vengono trasportate dalle correnti. Se un’enorme massa d’acqua spinge uno sciame verso la costa, il campo elettromagnetico riuscirà davvero a fermarlo? E soprattutto, sarà altrettanto efficace con specie diverse e in condizioni marine variabili? Solo i test in mare aperto potranno dare una risposta.
Il problema, del resto, non riguarda soltanto chi vuole fare il bagno senza rischiare una dolorosa puntura. Le proliferazioni massive di meduse, i cosiddetti jellyfish blooms, sono diventate una questione economica e ambientale. Il riscaldamento delle acque, l’eccesso di nutrienti in mare e la riduzione di alcuni predatori naturali contribuiscono alla loro diffusione in molte aree del pianeta, Mediterraneo compreso.
Gli sciami possono creare problemi enormi anche lontano dalle spiagge: intasano le prese d’acqua degli impianti industriali usati per il raffreddamento, possono mettere in difficoltà centrali elettriche, impianti di desalinizzazione e perfino centrali nucleari, costrette in alcuni casi a ridurre o fermare temporaneamente le attività.
Anche gli allevamenti ittici sono vulnerabili: le meduse possono danneggiare i pesci e provocare perdite economiche importanti. Ecco perché una tecnologia nata pensando ai bagnanti potrebbe avere un futuro molto più ampio. Se supererà la prova del mare e arriveranno conferme scientifiche attraverso pubblicazioni indipendenti, questa curiosa diavoleria elettronica potrebbe diventare un nuovo strumento per proteggere coste, industrie e infrastrutture senza ricorrere a barriere fisiche invasive.
Dopo secoli passati a cercare di evitare le meduse nuotando più forte, mettendo creme improbabili o affidandosi alla fortuna, forse potremmo finalmente avere un alleato tecnologico capace di restituirci il piacere di un tuffo senza troppi pensieri.
