La nuova generazione di farmaci per diabete e obesità sta cambiando il modo di affrontare due malattie croniche sempre più intrecciate. Non più soltanto controllo della glicemia e perdita di peso, ma interventi capaci di agire contemporaneamente su più meccanismi metabolici, riducendo anche il rischio cardiovascolare e renale. È una delle direzioni più evidenti emerse dal 62° congresso dell’European Association for the Study of Diabetes (EASD), in corso a Milano. Tra i dati che hanno attirato maggiore attenzione ci sono quelli di retatrutide, molecola sperimentale sviluppata da Eli Lilly che agisce contemporaneamente sui recettori di GIP, GLP-1 e glucagone. Nello studio di fase 3 TRIUMPH-2, presentato al congresso e pubblicato su The Lancet, la dose di 12 mg ha prodotto dopo 80 settimane una perdita media di peso del 20,8% nelle persone con diabete di tipo 2 e obesità o sovrappeso. L’emoglobina glicata si è ridotta fino a 1,6 punti percentuali. «Un tale grado di efficacia, unito al miglioramento di trigliceridi, circonferenza vita e marcatori di infiammazione, suggerisce la possibilità di agire simultaneamente su più aspetti della malattia cardiometabolica», osserva Stefano Del Prato, Affiliate Professor della Scuola Universitaria Superiore Sant’Anna di Pisa. Con la dose più alta, inoltre, più della metà dei partecipanti ha raggiunto un IMC non più diagnostico per obesità. Retatrutide resta però una molecola sperimentale e non è ancora disponibile per i pazienti.
Contro il diabete un’azione combinata
Il suo sviluppo mostra comunque quale potrebbe essere il prossimo salto della farmacologia metabolica: passare dai singoli bersagli a un’azione combinata. Il cambiamento riguarda anche i farmaci già entrati nella pratica clinica. Anche la semaglutide ha accumulato negli ultimi anni evidenze che vanno oltre la riduzione della glicemia e del peso, mostrando effetti anche sul rischio cardiovascolare e renale. «Oggi non ci limitiamo più a valutare il controllo della glicemia, ma puntiamo sempre di più alla prevenzione delle complicanze e alla protezione d’organo», sottolinea Salvatore De Cosmo, presidente nazionale dell’Associazione Medici Diabetologi. I dati richiamati dall’esperto mostrano riduzioni degli eventi cardiovascolari maggiori, dell’ictus non fatale e del rischio renale. Ma la novità riguarda anche la modalità di somministrazione. Nello studio OASIS 4, la semaglutide orale prodotta da Novo Nordisk ha prodotto una perdita media di peso del 17% a 64 settimane nei partecipanti che avevano completato il trattamento. «Semaglutide in pillola rappresenta una delle innovazioni più attese», spiega Roberto Vettor, direttore scientifico del Centro per le Malattie metaboliche e della nutrizione dell’Humanitas Research Hospital di Milano. La formulazione orale può offrire «un’alternativa alla terapia iniettiva» alle persone eleggibili al trattamento. La possibilità di assumere il farmaco per bocca aggiunge così un elemento alla personalizzazione della terapia dell’obesità, rendendo il trattamento più facilmente compatibile con esigenze e preferenze differenti.
Insulina e semaglutide insieme, una sola volta alla settimana
Due farmaci, una sola iniezione e soltanto una volta alla settimana. È la prospettiva aperta da IcoSema, la combinazione fissa di insulina icodec e semaglutide, pensata per semplificare la terapia del diabete di tipo 2. L’idea è unire nello stesso trattamento due meccanismi complementari: da una parte l’insulina basale, che garantisce un controllo continuo della glicemia; dall’altra la semaglutide, che agisce sulla regolazione della glicemia e contribuisce alla riduzione del peso corporeo. Gli studi della serie COMBINE, presentati nel programma scientifico EASD, hanno valutato proprio questa strategia, anche in pazienti già trattati con insulina, con l’obiettivo di ottenere un buon controllo metabolico riducendo il peso della terapia quotidiana. È un cambio di prospettiva importante: non soltanto nuovi farmaci, ma terapie più semplici da seguire, che potrebbero rendere più facile la gestione di una malattia cronica che richiede spesso trattamenti per tutta la vita.
Non conta solo quanti chili si perdono
È forse questo il passaggio più importante che emerge dal congresso EASD. L’efficacia di una terapia per l’obesità non può essere misurata soltanto sulla bilancia. “Nella gestione del sovrappeso e dell’obesità, l’evoluzione del trattamento ha aperto la strada alla personalizzazione della cura.” spiega il Presidente della Società Italiana di Obesità, Prof Silvio Buscemi. «Le due opzioni di somministrazione – orale e iniettiva – ci permetteranno di garantire un maggiore flessibilità per rispondere alle diverse esigenze, puntando sempre sulla sicurezza e efficacia dimostrata da semaglutide. E in tal senso i dati sulla perdita di peso (21%) e sulla qualità del calo ponderale (l’84% è costituito da massa grassa) così come il mantenimento della funzione muscolare garantiscono un dimagrimento non solo rilevante in termini quantitativi, ma anche di qualità. Il futuro della terapia dell’obesità non consiste semplicemente nell’avere nuovi farmaci, ma nel poter disporre di soluzioni sempre più efficaci e personalizzabili, capaci di affrontare la complessità dell’obesità e di considerare, oltre al peso, la salute metabolica, cardiovascolare, psicologica e la qualità di vita delle persone”. Contano anche la qualità del calo ponderale, la conservazione della massa muscolare, il controllo metabolico e gli effetti sugli organi. La stessa logica vale per il diabete: abbassare la glicemia è necessario, ma sempre meno sufficiente per definire il successo di una terapia. Da Milano arriva quindi una fotografia precisa della nuova medicina metabolica: molecole multi-target, formulazioni orali, terapie settimanali e una crescente attenzione alla protezione cardiovascolare e renale. La sfida non è più soltanto trovare il farmaco capace di far perdere più peso o abbassare maggiormente la glicemia. . La sfida del futuro è sempre più personalizzata: trovare la terapia giusta per la persona giusta, abbastanza efficace da modificare il decorso della malattia e abbastanza semplice da poter essere seguita nel tempo.
