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Guerra in Ucraina, l’Ue valuta Draghi o Merkel per trattare con Putin

Guerra in Ucraina, l’Ue valuta Draghi o Merkel per trattare con Putin

Secondo il Financial Times l’Ue starebbe valutando la nomina dell’ex Cancelliere o dell’ex premier per parlare con Putin. Nelle prossime settimane, intanto, Witkoff è atteso a Mosca.

Ci sono voluti anni, eppure anche l’Unione Europea sembra infine convincersi che una soluzione negoziata al conflitto ucraino sia in fondo l’unica praticabile.

Secondo quanto riportato dal Financial Times, infatti, l’Unione Europea starebbe valutando l’impiego di figure di alto profilo per riaprire un canale diplomatico con Mosca e favorire una soluzione negoziata alla guerra in Ucraina, entrata ormai nel suo quinto anno.

L’idea di Draghi e Merkel inviati europei

Dopo anni passati a suonare i tamburi della guerra, anche all’interno dell’Unione Europea comincia a farsi strada il buonsenso, in altre parole.

Secondo le fonti sentite dal quotidiano britannico, l’Ue starebbe valutando la nomina di due “pesi massimi” per riaprire ufficialmente il dialogo con Mosca: l’ex premier Mario Draghi e l’ex Cancelliere tedesco Angela Merkel.

Non vi è però ancora nulla di ufficiale, con l’idea che dovrebbe essere discussa dai ministri degli Esteri UE nella riunione informale della prossima settimana a Cipro

Una mossa che sembrerebbe godere del beneplacito americano, visto che l’amministrazione Trump, impegnata anche sul fronte del Medio Oriente, non avrebbe espresso riserve a un dialogo parallelo tra l’Europa e la Russia sul dossier ucraino.

Merkel e Draghi non sarebbero però gli unici candidati, tra essi sembrerebbe essere presente anche l’attuale presidente finlandese Alexander Stubb, oltre al suo predecessore Sauli Niinisto.

Va però ricordato che nella sua “apertura diplomatica” all’Europa, il Presidente russo aveva affermato di essere disposto a incontrare qualsiasi rappresentante dell’Europa purché sia un leader che “non abbia espresso giudizi negativi” o “detto cose spiacevoli” sulla Russia.

Non sorprende quindi che tale ruolo non sia assunto da quella che in teoria dovrebbe essere l’Alto Rappresentante dell’Ue per la politica estera, l’estone Kaja Kallas; squalificata di fatto dalle sue assidue e continue esternazioni anti-russe.

L’inadeguatezza della Kallas al ruolo ricoperto era stata peraltro condivisa da circa dieci funzionari europei, che sentiti da Politico si erano lamentati delle sue maniere per nulla diplomatiche e della sua fissazione con la Russia.

Merkel frena e bacchetta l’Ue

Non più tardi di due giorni fa, l’ex Cancelliere Angela Merkel aveva peraltro commentato la sua possibile nomina a rappresentante dell’Ue nei colloqui con Mosca, asserendo che «servono leader con potere politico attuale. Solo chi governa può essere credibile con Putin». 

Merkel non aveva però elemosinato critiche all’attuale leadership dell’Unione, «ritengo che l’Europa non stia sfruttando a sufficienza il suo potenziale diplomatico. Non basta che solo Trump mantenga i contatti con la Russia».

D’altra parte, come ha ricordato l’ex Cancelliere, «la diplomazia è sempre stata l’altra faccia della medaglia, anche durante la Guerra Fredda», non si capisce dunque per quale motivo l’Ue abbia deciso di autoescludersi da tale ruolo per quattro lunghi anni durante il conflitto in Ucraina.

“Witkoff presto a Mosca”

Mentre l’Ue valuta l’apertura diplomatica, il dialogo tra Stati Uniti e Russia potrebbe presto riprendere.

Il consigliere del Cremlino Yury Ushakov ha infatti confermato oggi che l’inviato speciale del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, Steve Witkoff, e il genero Jared Kushner visiteranno la Russia nelle prossime settimane.

Anche il rappresentante speciale del presidente russo per gli investimenti, Kirill Dmitriev, aveva dichiarato che Witkoff aveva in programma di recarsi in Russia a breve.

Non ci sono tuttavia ancora date precise per la visita, con gli Stati Uniti che rimangono al momento focalizzati sulla guerra mediorientale. Una situazione che, potenzialmente, offrirebbe campo aperto per un inserimento diplomatico dell’Europa, sempre che esista per davvero la volontà politica di prendersi questo spazio.

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