Home » Attualità » Politica » Perché l’85% dei musulmani sceglie la sinistra? I segreti del voto confessionale in Europa

Perché l’85% dei musulmani sceglie la sinistra? I segreti del voto confessionale in Europa

Perché l’85% dei musulmani sceglie la sinistra? I segreti del voto confessionale in Europa

La sinistra ha un nuovo elettore e Maometto ne è il profeta. Analisi demoscopica tra Francia, UK e Germania: ecco come i partiti radicali intercettano le comunità immigrate.

La sinistra ha un nuovo elettore e Maometto ne è il profeta. In un Occidente che frammenta le sue identità storiche, si sta consolidando quella che l’ex premier britannico Tony Blair, dalle colonne del Sunday Times, ha definito un’«empia alleanza» tra il progressismo e l’islam. Non siamo di fronte alla commistione tra fede musulmana e socialismo che definì i regimi di Gamal Abdel Nasser o Houari Boumédiène, tentativi novecenteschi di laicizzare gli Stati arabi attraverso il dirigismo statale. Il processo odierno segue una traiettoria inversa: non è l’islam a contaminarsi con il socialismo, ma è il socialismo che, in crisi di consensi, si aggrappa disperatamente all’islam.

Religione «importata», dicono i critici, perché gli stranieri occupano i vuoti lasciati dai nativi. Fanno i lavori che nessuno vuole più fare. Compreso votare per la sinistra.

Il peso dei numeri e l’elettorato confessionale

Nei Paesi in cui il fenomeno è mappato con rigore scientifico, le statistiche non lasciano spazio a interpretazioni bucoliche. Incrociando i dati di istituti come Ifop, YouGov e Forschungsgruppe, emerge che in Europa la tendenza dei fedeli musulmani a scegliere partiti progressisti è drasticamente superiore alla media nazionale. Tra il 2022 e il 2026, in un cluster che comprende Regno Unito, Francia, Germania e Scandinavia, l’85,5% dei musulmani ha votato per l’area progressista (il 37% per la sinistra radicale, il 48,5% per il centrosinistra). Nelle stesse nazioni, solo il 42% del resto della popolazione ha espresso la medesima preferenza.

Questa convergenza nasce dalla capacità dei movimenti radicali di intercettare le istanze pratiche dei nuovi cittadini: promesse di sussidi, cittadinanza agevolata e una retorica martellante sulla lotta all’islamofobia. Il conflitto a Gaza ha agito da catalizzatore, offrendo una copertura morale a sentimenti più profondi. Nella sensibilità di una parte dell’elettorato confessionale, il dolore per i civili palestinesi si fonde con una radicata ostilità verso lo Stato di Israele, sfociando talvolta in un antisemitismo aperto.

Il laboratorio francese di Jean-Luc Mélenchon

Le recenti amministrative in Francia sono state il teatro plastico di questa ambiguità. Il tradizionale “cordone sanitario” non è servito a frenare la destra, ma a contenere l’ascesa di La France insoumise. Il leader Jean-Luc Mélenchon è arrivato a rievocare la crocifissione di Cristo per mano ebraica pur di solleticare certi istinti elettorali. A Saint-Denis, la vittoria di Bally Bagayoko, fotografato in preghiera alla fine del Ramadan e protagonista di un discorso d’insediamento dai toni epurativi contro i dipendenti pubblici non allineati, segna un punto di non ritorno nella gestione del consenso nelle periferie transalpine.

Oltremanica, il fenomeno scuote le fondamenta del Labour. Mentre i Verdi scippano seggi storici nel Greater Manchester grazie al voto islamico, il premier Keir Starmer deve gestire l’eredità pesante delle grooming gangs pakistane, uno scandalo di abusi messo a tacere per anni dai dirigenti del partito in nome del politicamente corretto. È il paradosso di una sinistra che, pur di non apparire discriminatoria, finisce per sacrificare la tutela dei più deboli sull’altare del calcolo elettorale.

Da New York all’Italia: l’esperimento intersezionale

La figura che oggi incarna meglio questo ibrido è Zohran Mamdani, neosindaco di New York. Massimalista dem di origini indiane e ugandesi, Mamdani ha portato il Ramadan dentro il City Hall, ma la sua forza risiede in una piattaforma squisitamente socialista: salario minimo a 30 dollari, trasporti gratuiti e tasse sulle corporation. Egli rappresenta la perfetta sovrapposizione intersezionale: la minoranza religiosa che diventa vessillo della lotta contro l’establishment Wasp. Tuttavia, la tenuta di questo “calderone” che mette insieme istanze LGBTQ+ e islamismo è tutta da verificare.

In Italia, il peso di questo blocco è ancora limitato dalla demografia, ma i segnali non mancano. Se da un lato il Pd viene fischiato nelle periferie milanesi come il Corvetto, dall’altro le piazze contro il governo di Giorgia Meloni vedono una saldatura tra centri sociali e sigle maomettane. Resta da capire se questa «empia alleanza» sia una fusione reale o un taxi tattico. Il rischio è quello di interpretare il ruolo dell’utile idiota in uno scenario da “Sottomissione” alla Houellebecq, dove la sinistra è destinata a essere digerita ed espulsa non appena l’islam avrà raggiunto la propria autonomia politica.

© Riproduzione Riservata