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Meloni alla Camera: “Se la crisi energetica peggiora occorre sospendere il patto di stabilità”

Meloni alla Camera: “Se la crisi energetica peggiora occorre sospendere il patto di stabilità”

Questa mattina è andata in scena la prima informativa della premier Giorgia Meloni dopo il voto referendario e lo scoppio della guerra in Medio Oriente. Ecco le parole della premier.

Ha parlato per quasi un’ora la premier Giorgia Meloni, in quella che è la sua prima informativa alla Camera dopo la debacle del referendum sulla giustizia e dallo scoppio della guerra in Medio Oriente.

Referendum

Comincia proprio dalla sconfitta referendaria l’informativa della premier, che non nasconde il rammarico: “Non voglio esimermi da una breve riflessione sull’Italia consegnata dal voto del referendum sulla giustizia, un’Italia che ha visto una grande partecipazione popolare al voto e una altrettanto grande polarizzazione”.

Un confronto serrato, ahimè non sempre sul merito, ma con un esito comunque chiaro – ha dichiarato la premier – Noi rispettiamo sempre il giudizio degli italiani, qualunque esso sia, anche quando non coincide con le nostre opinioni e aspettative”.

Meloni definisce il risultato “un’occasione persa” e “un errore storico”, ma aggiunge che il voto contiene “un segnale che non intendiamo ignorare, ma piuttosto utilizzare in positivo”.

La premier respinge ogni ipotesi di dimissioni o rimpasto: “Né dimissioni né rimpasto, governeremo per cinque anni come ci siamo impegnati a fare. Non c’è alcuna intenzione di fare un rimpasto, perché con tutti i limiti che abbiamo, questo rimane il governo che ha restituito all’Italia stabilità politica e credibilità internazionale”.

Guerra in Medio Oriente

La premier ha dedicato ampio spazio alla crisi mediorientale, non poteva essere altrimenti: “Nella notte tra martedì e mercoledì è stato concordato un temporaneo cessate il fuoco tra l’Iran, gli Stati Uniti e i rispettivi alleati nel conflitto iniziato lo scorso 28 febbraio. Siamo arrivati a un passo dal punto di non ritorno, ma ora abbiamo davanti una pur flebile prospettiva di pace, che deve essere perseguita con determinazione”.

L’Italia, spiega Meloni, “esprime il proprio plauso al Presidente del Pakistan Sharif, che si è fatto carico di questo difficile negoziato”. La premier elenca le priorità italiane: “Cessazione permanente delle ostilità, cessazione degli attacchi verso i Paesi del Golfo, cessazione delle operazioni militari in Libano; rinuncia dell’Iran al proprio programma nucleare e alla costante minaccia nei confronti dei vicini regionali e oltre; pieno ripristino della libertà di circolazione nello Stretto di Hormuz”.

Su questo ultimo punto, Meloni lancia un avvertimento: “Se l’Iran dovesse ottenere la facoltà di applicare extradazi ai transiti nello stretto, questo potrebbe ancora portare a conseguenze economiche imponderabili”.

Quindi un momento di convergenza istituzionale, quando la premier ha rinnovato “la solidarietà e la vicinanza dell’Italia” ai militari italiani impegnati nella missione Unifil in Libano, ieri colpiti dal fuoco di avvertimento israeliano.

Crisi energetica

Sull’emergenza energetica, dopo aver difeso la scelta di tagliare le accise sui carburanti per 25 centesimi, Meloni lancia una proposta di lungo periodo all’Unione Europea: “Qualora la crisi dei prezzi energetici dovesse subire un’ulteriore escalation a causa del conflitto in Medio Oriente, l’Europa dovrebbe intervenire”.

Nel concreto la premier auspica di “ragionare sulla sospensione del patto di stabilità e crescita: non si tratterebbe di una deroga per singolo Stato membro, ma di un provvedimento generalizzato come ai tempi del Covid”.

Una proposta che, se attuata, comporterebbe una sospensione generalizzata delle regole di bilancio europee per far fronte all’emergenza.

‘Testardamente occidentale’

Meloni risponde con forza alle accuse di subalternità a Trump avanzate dalle opposizioni, in particolare da Giuseppe Conte che ha definito “ignobile” la sua posizione.

“La collocazione internazionale dell’Italia”, attacca la premier, “non l’ha inventata questo governo, ma è la stessa da circa 80 anni a questa parte. Lo dico per rispondere già prima che vada in scena l’ormai scontato ritornello sulla subalternità della sottoscritta al presidente americano Trump o quello ancora più scontato dal titolo ‘la Meloni scelga tra Trump e l’Europa’”.

La premier cita persino Elly Schlein per sostenere la sua tesi: “Mi verrebbe da dire, prendendo a prestito una frase cara alla collega Schlein, che noi siamo testardamente unitari. E se può permettersi di esserlo lei rispetto alle variopinte forze politiche che compongono il campo largo, potrò ben permettermelo io rispetto a Europa e Stati Uniti che stanno insieme da molto, molto tempo. Siamo ‘testardamente occidentali’”.

Meloni chiarisce: “Con gli Stati Uniti siamo alleati, ma diciamo con chiarezza quando non siamo d’accordo. La posizione italiana nella crisi iraniana è stata esattamente la stessa dei principali paesi europei”.

In conclusione, una sfida alle opposizioni: “Lo scenario che abbiamo di fronte non consente più a nessuno di cavarsela dicendo che è tutta colpa della Meloni, finanche l’aumento del costo mondiale del petrolio”.

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