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Il Conte all’arrembaggio

Il Conte all’arrembaggio

Giuseppi tra primarie Pd e referendum: il leader M5s punta al ritorno a Palazzo Chigi tra alleanze, strategie e contraddizioni politiche

Talvolta bisogna ammettere certe imperdonabili mancanze. Erano sicuri che Giuseppe Conte, il nostro ex premier, sarebbe rimasto lontano da Palazzo Chigi. Non si vince la lotteria due volte, figuriamoci tre. Il destino sembrava già piuttosto benevolo con il giurista di Volturara Appula, poi alla consolante guida degli sbandati Cinque Stelle. Invece è tornato. Come l’Ercolino sempre in piedi, il misirizzi che la Galbani regalava ai più fedeli clienti. Ha conquistato il centrosinistra. E adesso vuole ritornare laddove era stato incredibilmente issato.

Chi l’avrebbe mai detto? Galeotto fu il referendum sulla giustizia. E ovviamente la scarsa consistenza della futura antagonista: Elly Schlein. L’abbacinante sorriso che la leader del Pd esibisce in questi giorni non inganni. Per anni ha elemosinato la benevolenza degli ex grillini, rivendicando il suo slogan: «Testardamente unitaria». Mentre era in corso lo spoglio, Giuseppi l’ha finalmente accontentata: alle primarie! Deve essere il popolo a decidere chi sfiderà la premier, Giorgia Meloni. E mica si seguiranno le autoritarie regole degli avversari: chi ha un voto in più diventa, casomai, presidente del consiglio. Eh, no: i sinceramente democratici prediligono sanguinose consultazioni preventive. Il Movimento oggi avrebbe la metà dei voti dei Dem? Quisquilie. Che vinca il migliore.      

Tutti pazzi per Giuseppi. I sondaggi lo incoronano. Mezzo Pd tifa per lui, sperando finalmente di togliersi davanti Elly. Il Vaticano ricorda il suo passato da gesuita. Influenti commentatori chiedono addirittura alla segretaria di sventolare bandiera bianca: si consegni mani e piedi, senza opporre resistenza. Del resto, i giornaloni hanno ripreso a palpitare per l’avvocato foggiano. Giuseppi superstar. Agita gli schiavettoni, aizza il Sud, promette ricchi premi e cotillon. Ormai entra negli studi televisivi da conquistatore: lo sguardo fiero, il ghigno beffardo, la pochette nel taschino dei bei tempi. Le mani che si sfregano, quel tic curiale e vagamente andreottiano, preannunciano la riscossa. La povera Schlein viene relegata a orari improbabili, il Conte giulivo spadroneggia in prima serata. Perfino Mediaset lo accoglie benevolente: i conduttori gli danno di gomito, il pubblico tributa dimenticati onori. Ma il trionfo catodico, chiaramente, si celebra su La7. Il redento è di casa. Si accomoda come un vecchio amico, chiedendo al cameraman il primo piano: a me gli occhi, please. Comincia l’arringa antigovernativa. È stata d’altronde la rete dello sperticato No. Nicola Gratteri, procuratore di Napoli e alfiere dei contrari, ha una sua trasmissioncina. Marco Travaglio, direttore del Fatto quotidiano, è l’ospite più acclamato.   

Dicono: nascerà il partito della Procure. C’è già: i Cinque stelle sono tornati agli albori manettari. Quale migliore occasione della tenzone tra governo e toghe? Travaglio è stato la mente sopraffina. Giuseppi il braccio più poderoso. Il Fatto riassumeva: i magistrati saranno assoggettati alla politica. Lo sceriffo d’Italia reiterava: vogliono salvare la casta dalle inchieste. Lo sdrucito vessillo, insozzato da cupidigia e poltronismo, torna a sventolare. Dicono ancora: l’esercito dei contrari non è una maggioranza. Può farsi. Ma Giuseppi ora sa chi titillare: lo stesso plotone di arrabbiati già chiamati alle armi in nome della Costituzione sfregiata, soprattutto giovani e meridionali.

Sono astensionisti quasi cronici, decretano i sondaggi. Perfetto, ragiona il Conte Giulivo. Ha proprio bisogno di loro per vincere le primarie. Il paradosso è fulminante: a inventarle è stato il Pd. L’attuale segretaria le ha vinte, a sorpresa, nel febbraio 2023. Altri tempi. Aveva promesso di liberarsi di «cacicchi e capicorrente». Non è cambiato nulla. Adesso sono tutti lì, pronti ad archiviare la naïf dal seggio fuggita. Quel volpone di Conte l’ha incastrata. Un duello ad armi pari, all’alba della brughiera. Il pistolero scafato e la recluta ingenuotta. Tanti potentoni Dem eccepiscono: perché consegnare la coalizione a chi si è sempre tenuto a distanza? «Prima ci vuole un accordo politico sui contenuti» dice l’ex ministro Andrea Orlando. «Le primarie sono diventate un gioco di corrente» aggiunge il fondatore dell’Ulivo, Romano Prodi. Persino la premiata coppia Bonelli&Fratoianni mugugna: «Non sono una priorità».

Troppo tardi. Pacco, doppio pacco e contropaccotto. Solo Silvia Salis, arrembante sindaca di Genova, potrebbe insidiarlo. Ma è stata eletta meno di un anno fa. Certo: l’ambizione resta sfrenata, però l’ex campionessa del martello gareggia solo per vincere. Sa che Conte è in vantaggio. Per questo prende tempo: «Le primarie dividono, non uniscono». Intanto, si lascia sorprendere a pranzo in compagnia di Dario Franceschini: il primo a sostenere Schlein, che gli altri consideravano un’innocua leaderina da centro sociale. Ora il burattinaio, che i malevoli chiamano «Giuda», avrebbe già mollato Elly al suo destino. Anche lui, in presenza di adeguati riconoscimenti, dal Quirinale in giù, potrebbe garbatamente rimestare a favore dell’avvocato del popolo. Come un altro grande vecchio: lo stratega Goffredo Bettini, che già teorizzò il campo largo.

Insomma, per l’ormai incontenibile tifa non apertamente mezzo Pd: i riformisti esclusi, i cattolici ignorati, i soliti volponi. Giuseppi, dunque. L’usato poco sicuro. Il passato che ti trapassa. Lo sconosciuto professore universitario. Il camaleonte che ha cambiato più abiti di Leopoldo Fregoli, che con i suoi 800 costumi e le sue 1.200 parrucche diceva di poter ricoprire tutta la Tour Eiffel. L’ultima trasformazione è il Conte sceriffo. Non ci sono solo i processi sommari in tv. Sui social, l’ex premier indossa i panni del tarantolato castigamatti. «Indecoroso!». «Ma stiamo scherzando?». «Gravissimo!». Accuse che si mescolano a clamorose panzane, vedi la reintroduzione dell’abuso d’ufficio in Italia su indicazione del Consiglio europeo.

Niente paura, comunque. Il giacobino, all’occorrenza, diventerà un perfetto doroteo. Altro che i matrimoni gay e l’eutanasia di Elly. Che i cattolici vengano a lui, già studente modello di Villa Nazareth, alla corte di potenti ecclesiastici come il cardinale Achille Silvestrini. Salvo poi trasformarsi in sfegatato pro Pal, per rimarcare vicinanza ai giovani manifestanti e gli elettori islamici. Del resto, il (sopran)nome è un programma: Giuseppi. Il 27 agosto 2019, Donald Trump, al primo mandato, fa un tweet che diverrà leggendario: «Comincia a mettersi bene per il rispettatissimo primo ministro della Repubblica italiana, Giuseppi Conte» cinguetta il presidente americano. «Ha rappresentato l’Italia in modo poderoso al G7. Ama molto il suo Paese e lavora bene con gli Usa. Un uomo molto talentuoso, che spero resti primo ministro!». Auspicio decisivo. Nasce il Conte due.

L’involontaria storpiatura diventa il marchio dell’ondivago. A rimarcare che fin lassù l’hanno nuovamente riassiso anche gli americani. Anni dopo il leader dei Cinque stelle svillaneggia Meloni per i suoi rapporti con Trump. Nell’attesa di riabbracciare il Caligola biondo che fa impazzire il mondo, incontra però di nascosto Paolo Zampolli, «inviato speciale» della Casa Bianca. C’è poco da stupirsi. Prima sosteneva gli acquisti di gas russo? Ora è diventato un fervente pro Kiev. È il Conte Draghi: più europeista del re. Finché opportunismo non li separi.

Tutto e il contrario di tutto. Come sempre. Giuseppi vuol conquistare il campo larghissimo e poi l’Italia. Le sue prodezze, però, restano indimenticabili. L’assistenzialismo sfrenato, per conquistare i voti nelle regioni del Sud. Il superbonus costato 131 miliardi, che ha devastato le finanze pubbliche. I banchi a rotelle e le mascherine, fulgidi emblemi degli improvvidi sperperi. A conferma delle irrefrenabili ambizioni, il 14 aprile esce il libro che ripercorrere la sua epopea: da signor nessuno a due volte premier. S’intitola: Una nuova primavera. Sarebbe stato però più aderente prendere spunto dall’autobiografia meloniana: Io sono Giuseppi.

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