A partire da oggi è disponibile per oltre un milione di insegnanti la Carta Docente 2025/2026, il bonus pensato per sostenere la formazione e l’aggiornamento professionale del corpo docente italiano.
La piattaforma dedicata (accessibile tramite credenziali Spid o Cie sul portale cartadeldocente.istruzione.it) ha aperto i battenti il 9 marzo 2026, con qualche mese di ritardo rispetto al calendario ordinario, slittamento dovuto alla necessità di riorganizzare la misura in seguito all’ampliamento della platea dei beneficiari.
Estesa la platea dei riceventi, diminuito il compenso
La principale novità di questa edizione riguarda proprio i destinatari. Per la prima volta, infatti, la Carta viene estesa anche ai docenti con contratto di supplenza annuale su posto vacante fino al 31 agosto, a quelli con supplenza temporanea fino al termine delle attività didattiche del 30 giugno e al personale educativo dei convitti e degli educandati.
Una platea che sale così a oltre un milione di insegnanti, circa 200mila in più rispetto allo scorso anno scolastico, con un incremento complessivo di 253mila unità rispetto all’impianto originario della misura.
Accanto all’allargamento della base, tuttavia, si registra una variazione sull’importo. Il bonus scende infatti da 500 a 383 euro. Ed è proprio su questo punto che si è acceso lo scontro politico.
Renzi all’attacco
A sparare il primo colpo è stato Matteo Renzi, il leader di Italia Viva, nonché padre fondatore della Carta Docente, che nel fine settimana ha attaccato il governo: “Dieci anni fa il mio Governo ha istituito la carta del docente con 500 euro per ciascun docente”, ha scritto su X. “Tutti i governi successivi hanno confermato la mia misura. Da lunedì prossimo [ovvero oggi, ndr], grazie al Governo Meloni, la carta del docente non vale più 500 euro ma 383 euro.”
Renzi ha poi allargato l’attacco, citando le spese che a suo avviso il governo avrebbe invece lasciato invariate o addirittura aumentato: “Giorgia Meloni aumenta le consulenze di Chigi, gli stipendi dei dirigenti romani, le assunzioni di amici e amichetti. Ma taglia sulla carta del docente, taglia ai professori”.
La replica di Valditara
La risposta del ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, è arrivata lesta. In una nota ufficiale del dicastero, il ministro ha ribaltato la prospettiva, ricordando che la misura originaria del 2015 aveva, di fatto, escluso dalla Carta tutti i docenti precari.
“Quando il governo Renzi ha adottato la carta docente, erano stati immotivatamente esclusi tutti i docenti precari”, si legge nel comunicato. Una lacuna che negli anni successivi aveva prodotto un contenzioso giudiziario: a partire dal 2021, alcune sentenze avevano riconosciuto anche ai supplenti il diritto al beneficio, senza che però nessun governo avesse mai proceduto a recepire formalmente tale allargamento sul piano amministrativo e finanziario.
Valditara ha sottolineato che il governo ha colmato questa lacuna, estendendo la Carta a 253mila insegnanti precari fino a quel momento privi del bonus.
Sul fronte delle risorse, il ministro ha poi precisato che alla dotazione di 400 milioni destinati alla carta individuale si aggiungono 281 milioni di euro di fondi europei, stanziati direttamente alle scuole per potenziare le finalità formative della misura e consentire l’acquisto di hardware, software, tablet e libri da assegnare in comodato d’uso al personale scolastico, compreso il personale Ata.
Frassinetti: “Misura più equa ed efficace”
A completare il fronte della maggioranza è intervenuta la sottosegretaria all’Istruzione e al Merito, Paola Frassinetti, che ha difeso con fermezza l’operato del governo respingendo al mittente le accuse dell’opposizione.
“Le polemiche sulla Carta del docente sono del tutto strumentali”, ha dichiarato la sottosegretaria. “Questo governo non ha tagliato le risorse, ma ha reso la misura più equa ed efficace, estendendola per la prima volta a oltre 250mila docenti precari che per anni erano stati esclusi”.
Sul fronte delle risorse aggiuntive, la sottosegretaria ha confermato i 281 milioni di euro di fondi europei previsti a sostegno della formazione e degli strumenti didattici, presentandoli come un elemento qualificante dell’intervento.
“Si tratta di un intervento che amplia la platea dei beneficiari, potenzia le risorse per la formazione e rafforza il sostegno al personale scolastico”, ha concluso Frassinetti, rivendicando la coerenza della scelta governativa con l’obiettivo dichiarato di valorizzare concretamente il lavoro di chi opera quotidianamente nella scuola italiana.
