Il prezzo alla pompa di benzina continua a salire; l’ultimo aggiornamento dell’Osservatorio prezzi dei carburanti del Ministero delle Imprese e del Made in Italy segnala che nella giornata di mercoledì 18 marzo il prezzo medio in modalità ‘self service’ lungo la rete stradale nazionale, si è attestato a 1,867 euro/litro per la benzina e 2,103 euro/litro per il gasolio.
Le notizie dal Medio Oriente non portano certo alcun sollievo, indi per cui nella giornata di mercoledì il governo ha deciso di intervenire con un taglio netto delle accise sui carburanti, così da dare parziale sollievo a imprese e famiglie.
Meloni annuncia il taglio alle accise per 20 giorni
L’annuncio è arrivato in serata per bocca della premier Giorgia Meloni, intervistata al Tg1: il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto per ridurre il prezzo dei carburanti, salito nelle ultime settimane a causa della guerra in Medio Oriente.
La misura principale prevede un taglio delle accise del 20 per cento, valido per venti giorni fino al 7 aprile, con un risparmio atteso di circa 25 centesimi al litro. La riduzione non si applica alle stazioni di servizio in autostrada ed è di 12 centesimi per il GPL.
Il pacchetto include anche un credito d’imposta sul gasolio per gli autotrasportatori, pari al 20 per cento delle spese sostenute nei mesi di marzo, aprile e maggio, per evitare che i rincari si riversino sui prezzi delle merci nei negozi. Analoga agevolazione è prevista anche per il settore della pesca.
Infine, il Garante per la sorveglianza dei prezzi, il cosiddetto “Mister Prezzi”, avrà poteri rafforzati per monitorare eventuali aumenti anomali ai distributori e segnalare le aziende ritenute responsabili di pratiche speculative.
Il no alle accise mobili
L’ipotesi di attivare le accise mobili per calmierare i prezzi alla pompa aveva animato per giorni il dibattito politico, salvo poi essere di fatto accantonata. Il Ministero Economia e Finanze ha deciso di congelare il provvedimento per avviare ulteriori verifiche sulla reale efficacia del meccanismo.
Il motivo è principalmente finanziario, perché con le regole attuali e l’extragettito IVA accumulato in soli dieci giorni di crisi, il taglio delle accise non avrebbe superato i 5 centesimi al litro, molto meno dei 25 centesimi garantiti dal governo Draghi nel 2022, che però poteva contare su mesi di accumulo fiscale.
Il ministro delle Imprese Adolfo Urso ha messo un freno netto, ricordando che quella misura costò circa un miliardo al mese e non fermò l’inflazione, con benefici andati in gran parte ai ceti più abbienti.
La porta resta comunque socchiusa, con il ministro degli Esteri Antonio Tajani che non esclude di rivedere le accise, assicurando che l’importante non è fare in fretta ma fare bene.
Le alternative
La strada che sembra prevalere è quella dei sussidi mirati, con l’idea più concreta che vede l’estensione della carta “Dedicata a te”, da 500 euro annui, alle famiglie con ISEE fino a 15.000 euro, già usata per la spesa alimentare di base.
La linea indicata dal ministro Urso è quella di interventi selettivi, valutando misure compensative per famiglie a basso reddito, autotrasporto e imprese.
Sul fronte europeo, si guarda al Consiglio UE del 19-20 marzo, perché da Bruxelles potrebbe arrivare una cornice comune sulla sicurezza energetica e sul contenimento dei prezzi.
Per i lavoratori dipendenti, intanto, esiste già uno strumento: nel 2026 le aziende possono erogare buoni carburante fino a 1.000 euro annui completamente esentasse.
Il ministro Salvini non ha comunque escluso una tassa sugli extraprofitti delle compagnie petrolifere, sul modello di quella bancaria, una proposta che viene però definita come “extrema ratio” dallo stesso ministro dei Trasporti.
