C’è qualcosa di quasi paradossale — nel senso nobile del termine, quello che Chesterton avrebbe apprezzato — nel fatto che la Chiesa cattolica, istituzione bimillenaria custode di verità rivelate e immutabili, si trovi oggi a essere tra i pochi soggetti globali capaci di porre la domanda giusta sull’intelligenza artificiale. Non “come funziona”, non “quanto rende”, ma: “a chi serve”, e “a scapito di chi”. Il 25 maggio Leone XIV pubblicherà Magnifica Humanitas, prima enciclica pontificia “sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale” — e la scelta di firmarla il 15 maggio, nel 135° anniversario della Rerum Novarum di Leone XIII, è già di per sé un atto di interpretazione storica.
La lezione di Leone XIII riletta da Leone XIV
Qui occorre un piccolo excursus storico. La Rerum Novarum del 1891 nacque in un momento in cui il capitalismo industriale stava ridisegnando i rapporti di forza tra lavoro e capitale, tra uomo e macchina, tra comunità e mercato. La Chiesa di allora non si limitò a condannare gli eccessi: li inquadrò dentro una visione antropologica che il liberalismo novecentesco, nella sua variante sociale, avrebbe in parte assimilato — spesso senza ammetterlo. Oggi la transizione digitale e l’intelligenza artificiale ridisegnano quegli stessi rapporti con velocità incomparabilmente maggiore, e con una pervasività che tocca non solo il lavoro, quanto anche il sapere, la relazione, la coscienza.
Anthropic sarà presente al Sinodo
Non a caso, tra i relatori alla presentazione — all’Aula del Sinodo, con la presenza inedita del Papa stesso alla presentazione di una propria enciclica — figuri Christopher Olah, co-fondatore di Anthropic, società tra le più avanzate nella ricerca sull’intelligenza artificiale e tra le più serie nel porsi il problema della sua interpretabilità. Un ingegnere californiano che siede accanto a cardinali e teologi è il segnale di riconoscimento di un problema che non è teologico nétecnico, ma antropologico — e su questo terreno le competenze devono dialogare senza gerarchie predefinite. La professoressa Anna Rowlands, teologa a Durham, e Leocadie Lushombo, che insegna pensiero sociale cattolico alla Jesuit School of Theology, completano un panel che ha il merito raro di non essere troppo spostato né dalla parte clericale né da quella tecnocratica.
La vera funzione della Magnifica Humanitas
Ciò che si può già intravedere dal titolo e dal contesto è che Magnifica Humanitas non si preannuncia come un documento di condanna né di entusiasmo. La tradizione del magistero sociale cattolico — da Leone XIII a Giovanni Paolo II — ha sempre operato per distinzione: non il progresso contro la persona, ma il progresso ordinato alla persona. In un tempo in cui la velocità dell’innovazione supera la capacità di elaborazione culturale e normativa — e in cui i governi legiferano sull’IA con la stessa lucidità con cui il Congresso americano interrogava Zuckerberg sul funzionamento di Facebook — un documento capace di offrire criteri di discernimento è, semplicemente, necessario.
