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L’Albania fa imbufalire gli “accoglioni”

L’Albania fa imbufalire gli “accoglioni”

Ora che il Parlamento Ue ha trasformato il modello italiano in un regolamento comune, la sinistra cosa dirà? La lotta all’invasione si vince così

«E lo spreco dei centri in Albania?». Ad un certo punto della discussione sull’immigrazione c’è sempre qualcuno che tira fuori l’argomento pdiota (nota bene: con la p iniziale). Inevitabile. Immancabile come le tasse e la canicola estiva. Che voi siate a tavola, in una cena tra amici, o al bar, o in un riunione di redazione, o in ufficio mentre aspettate quella ciofeca di caffè della macchinetta, c’è sempre qualcuno che recita l’argomento facile dei centri in Albania e dei relativi costi. Con tanto di domanda, da ripetere con sorrisetto ancor più pdiota stampato sulle labbra: «A che cosa sono serviti?». Bene, arriva la risposta: sono serviti ad aprire la strada all’intera Europa, che ora si affida ad essi per affrontare il problema dei problemi, l’irrisolta questione dell’immigrazione.

Il nuovo regolamento Ue è stato approvato dal Parlamento europeo il 17 giugno con 418 voti a favore, 218 contrari e 30 astenuti. E prevede per l’appunto che «sarà possibile trasferire i migranti destinatari di una decisione di rimpatrio verso i centri situati nel territorio di un Paese terzo che accetti di accoglierli, sulla base di un accordo concluso da uno Stato membro dell’Ue».

Si tratta proprio della codificazione del tanto contestato “modello Albania”, quello voluto dal governo Meloni, con il centro di Gjadër aperto nell’ottobre 2024 in seguito all’accordo firmato tra la premier italiana e il presidente albanese, Edi Rama. Bizzarro, no? Quello che per l’Europa oggi è un esempio da seguire, è stato per mesi l’argomento preferito degli “accoglioni” da talk show: «E lo spreco dei centri in Albania?», dicevano a ripetizione, come dei cucù, non solo nei bar di provincia ma anche nei salotti della Gruber o di Floris.

E invece il centro in Albania è la cosa migliore che il governo Meloni abbia fatto sul fronte dell’invasione. Chi segue il Grillo Parlante sa che non ho mai risparmiato nulla all’attuale maggioranza, dalla quale ci si aspettava assai di più proprio sul fronte sicurezza e difesa dei confini. Ma ho sempre apprezzato il centro in Albania perché, alla base, c’è un principio quanto mai sano, e cioè il ribaltamento totale dell’idea di accoglienza. In pratica: in Europa entra solo chi ha diritto di entrare. Gli altri se ne stanno fuori. Questo è il senso del “Paese terzo”, che ora è Albania, ma potrebbe poi essere Marocco o Tunisia o altrove: si creano centri fuori dall’Europa in cui viene bloccato (o al limite: immediatamente portato) chi prova ad entrare irregolarmente.

Fino ad ora l’Europa ha seguito esclusivamente un altro modello, quella della redistribuzione. Ovvero: facciamo arrivare tutti, poi dividiamo gli immigrati un po’ per ogni Paese. Chi non li vuole, al massimo paga. Ma così non si fermerà mai l’invasione. Con il regolamento del 17 giugno, invece, si compie una totale e necessaria rivoluzione: il problema, infatti, non è redistribuire chi entra ma non fare entrare chi non ne ha diritto.

Qualcuno dice che tutto ciò non è “umano”. Ma davvero è umano far arrivare frotte di immigrati sui barconi, abbandonandoli poi nelle strade d’Europa, come succede ora? Davvero questo è più umano che far rispettare le regole, cioè far arrivare in modo dignitoso e decoroso chi ne ha diritto e mandare a casa gli altri?

A questo punto voi capite che anche la questione dei costi diventa relativa. Per il centro in Albania si spendono 133 milioni di euro l’anno. Tanti? Pensate che per mantenere in Italia (vitto e alloggio) i richiedenti asilo (cioè coloro che per lo più non hanno diritto di stare qui) spendiamo quasi 3 miliardi di euro l’anno. A cui vanno aggiunte le spese sanitarie, quelle legali, etc etc. Se quei 133 milioni avessero l’effetto di limitare questi costi, che ormai perdurano da anni, sarebbero i meglio spesi della storia. Senza contare che è stata la stessa Commissione europea a calcolare che il 90 per cento degli immigrati che arriva in Europa entra irregolarmente, attraverso i trafficanti clandestini, che così incassano 4,7 miliardi di euro l’anno. Voi non investireste 133 milioni di euro l’anno per provare a togliere 4,7 miliardi di euro dalle mani dei criminali?

Sono questi i motivi che hanno convinto l’Europa, dopo anni di fallimenti sul fronte immigrazione, a sposare il “modello Albania”. Diciannove Paesi hanno sottoscritto una lettera per sostenere questa linea, in testa Germania, Austria, Danimarca e Olanda oltre, naturalmente, all’Italia. Si sono opposti invece il presidente francese Emanuel Macron («Non sono sicuro che questi centri rappresentino la nostra Europa») e lo spagnolo Pedro Sánchez, che preferisce la politica delle maxi sanatorie dei clandestini (ne ha appena regolarizzati 500 mila).

E il fatto che Macron e Sánchez si stiano opponendo mi pare la miglior conferma che quella dei centri nei Paesi terzi sia davvero la strada giusta. Avanti, dunque, senza esitazioni. E il prossimo che chiede: «E lo spreco in Albania?», regalategli un biglietto per Parigi o per Madrid. Föra dai ball.

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