Quando ha ricevuto la telefonata dall’Accademia svedese, Anne Carson racconta che si trovava in Islanda, ad ascoltare il vento. È stata questa l’immagine con cui è stato annunciato il Premio Nobel per la Letteratura 2026, assegnato alla poetessa, saggista e traduttrice canadese di 76 anni. Una scelta che riconosce una delle voci più originali della letteratura contemporanea, capace di attraversare i confini tra generi letterari e discipline artistiche e di trasformare i grandi miti dell’antichità in storie sorprendentemente moderne.
La motivazione dell’Accademia svedese premia Anne Carson «per la sua opera audace e creativa che, in un dialogo giocoso con la tradizione classica, ha creato nuove forme per la letteratura contemporanea». Una definizione che sintetizza oltre quarant’anni di sperimentazione letteraria, durante i quali l’autrice ha costruito un universo nel quale Saffo incontra Virginia Woolf, i personaggi della mitologia greca attraversano le inquietudini del presente e la poesia smette di essere soltanto poesia per diventare racconto, saggio, rappresentazione teatrale e perfino oggetto artistico.
A comunicare la notizia alla scrittrice è stata Ingrid Carlberg, segretaria permanente dell’Accademia svedese che durante la conferenza stampa a Stoccolma ha raccontato di averla raggiunta telefonicamente poco prima dell’annuncio ufficiale. Carson, che possiede anche la cittadinanza islandese, è apparsa sorpresa ma felice e ha commentato il riconoscimento con l’ironia che caratterizza anche la sua scrittura: «Penso che siano tutti pazzi». Con uno sprint in più: alla domanda su come il Nobel avrebbe cambiato la sua vita editoriale, ha risposto che probabilmente avrebbe avuto un adesivo sulla copertina dei suoi libri, aggiungendo che gli adesivi aiutano le vendite.
Chi è Anne Carson, la scrittrice canadese che ha conquistato il Nobel
Nata a Toronto il 21 giugno 1950, Anne Carson ha costruito la propria identità letteraria intorno a una passione precoce per la lingua e la cultura greca. A farle scoprire il greco antico fu un insegnante di latino che, durante gli anni del liceo, accettò di impartirle lezioni nell’intervallo del pranzo. Quell’incontro avrebbe segnato profondamente il suo percorso intellettuale, portandola a studiare Lettere classiche all’Università di Toronto, dove ha conseguito anche il dottorato, e successivamente a insegnare in diversi atenei nordamericani.
Studiosa e traduttrice di Saffo, Euripide e Sofocle, Carson non ha mai considerato il mondo classico un patrimonio immobile, da conservare soltanto attraverso l’interpretazione accademica. Al contrario, nei suoi libri i testi antichi diventano materia viva, strumenti attraverso cui interrogare il desiderio, la perdita, l’identità e le contraddizioni dei rapporti umani. La traduzione stessa, nella sua concezione, non è semplicemente il trasferimento di un testo da una lingua all’altra, ma un atto creativo che permette alle parole di acquisire significati nuovi.
Il suo primo libro, Eros the Bittersweet, pubblicato nel 1986 e arrivato in Italia con il titolo Eros il dolceamaro per Utopia, contiene già molti degli elementi che sarebbero diventati distintivi della sua opera. Attraverso la poesia di Saffo, la filosofia platonica e la letteratura greca, Carson analizza il desiderio come esperienza contraddittoria, nella quale il piacere è inseparabile dall’assenza e l’amore nasce proprio dalla distanza tra ciò che si possiede e ciò che si vorrebbe raggiungere. Una riflessione che mescola critica letteraria, filosofia e sensibilità poetica, mostrando fin dall’inizio la difficoltà di collocare la sua scrittura all’interno di una categoria tradizionale.
Da «Autobiografia del rosso» a «Nox»: i libri che hanno cambiato la poesia contemporanea
L’opera che più di ogni altra ha contribuito alla sua affermazione internazionale è Autobiografia del rosso, pubblicata originariamente nel 1998 e disponibile in Italia per La Nave di Teseo. Definita un romanzo in versi, racconta la storia di Gerione, il mostro alato dalla pelle rossa che nella mitologia greca viene ucciso da Eracle durante una delle sue dodici fatiche. Carson recupera questa figura dai frammenti del poeta Stesicoro e la trasforma in un adolescente fragile, timido e profondamente diverso dagli altri, alle prese con la scoperta della sessualità, l’innamoramento e il dolore di una relazione impossibile.
Eracle, da eroe destinato a sconfiggere il mostro, diventa il ragazzo di cui Gerione si innamora. L’antica vicenda mitologica si trasforma così in un romanzo di formazione attraversato dal desiderio, dall’inadeguatezza e dalla paura dell’abbandono. Il risultato è un’opera nella quale la forza emotiva della narrazione convive con una costruzione poetica complessa, capace di mettere in discussione tanto le convenzioni del romanzo quanto quelle della poesia.
Un altro esempio della sua ricerca è La bellezza del marito, uscito nel 2001 e pubblicato in Italia da La Tartaruga nel 2022, un saggio-romanzo articolato in 29 tanghi che racconta il fallimento di un matrimonio attraverso una scrittura capace di alternare ironia, amarezza, sensualità e riflessione filosofica. Anche qui Carson affronta uno dei temi centrali della propria produzione, l’amore come esperienza che può trasformarsi in perdita, utilizzando una struttura letteraria che richiama contemporaneamente la danza, il teatro e il racconto autobiografico.
Con Nox, pubblicato nel 2010, la sperimentazione raggiunge invece una dimensione anche materiale. L’opera nasce dalla morte del fratello Michael e assume la forma di una scatola contenente un lungo libro ripiegato a fisarmonica, nel quale fotografie, lettere, frammenti di memoria e riflessioni linguistiche si intrecciano con la traduzione di un carme di Catullo dedicato al fratello scomparso. Il lutto diventa così un’indagine sull’impossibilità di conoscere completamente un’altra persona e sulla capacità, ma anche sui limiti, della letteratura di conservare ciò che è stato perduto.
Quando Marilyn Monroe incontra Elena di Troia
Forse nessuna opera mostra con altrettanta immediatezza l’originalità di Anne Carson quanto Norma Jeane Baker of Troy, pubblicata nel 2019 e arrivata in Italia con il titolo Era una nuvola, per Crocetti. Il testo teatrale, concepito originariamente per l’attore britannico Ben Whishaw, mette in relazione due figure apparentemente lontanissime: Elena di Troia e Marilyn Monroe. La prima appartiene all’immaginario della mitologia greca, la seconda alla storia del cinema e della cultura popolare del Novecento. Entrambe sono state trasformate in simboli universali di bellezza e desiderio, spesso private della possibilità di definire autonomamente la propria identità. Carson utilizza la versione del mito raccontata da Euripide, secondo la quale a Troia non sarebbe arrivata la vera Elena ma una sua immagine, per riflettere sulla costruzione pubblica della figura femminile e sul rapporto tra apparenza, potere e violenza.
Il risultato? Un’opera che attraversa oltre duemila anni di storia culturale per interrogare meccanismi ancora attuali, dalla trasformazione delle donne in oggetti del desiderio collettivo alla distanza tra identità personale e rappresentazione pubblica.
I libri di Anne Carson pubblicati in Italia
Nonostante il prestigio internazionale conquistato già negli anni Novanta, la diffusione dell’opera di Anne Carson in Italia è stata relativamente lenta, con diverse traduzioni pubblicate molti anni dopo le edizioni originali. Negli ultimi anni, però, numerose case editrici hanno contribuito a rendere accessibile una parte significativa della sua produzione.
Accanto ad Autobiografia del rosso, pubblicato da La Nave di Teseo, e a La bellezza del marito, uscito per La Tartaruga, Utopia ha portato nelle librerie italiane Economia dell’imperduto, Eros il dolceamaro, Decreazione e, nel 2025, La Norma sbagliata, traduzione di Wrong Norma, raccolta di prose e testi sperimentali accompagnati anche da disegni dell’autrice.
Crocetti ha invece pubblicato Era una nuvola, Vetro, ironia e Dio e Come l’acqua, arrivato in libreria nel 2025. Quest’ultimo, traduzione di Plainwater, riunisce saggi e poesie in una struttura ibrida, offrendo un esempio particolarmente rappresentativo del metodo letterario di Carson, nel quale l’osservazione della realtà, la riflessione filosofica e il confronto con le grandi opere del passato possono convivere sulla stessa pagina.
Proprio nel giorno dell’assegnazione del Nobel arriva inoltre una novità per i lettori italiani: La Nave di Teseo ha annunciato per la fine di novembre 2026 la pubblicazione di Red Doc>, il seguito di Autobiografia del rosso, nella traduzione di Patrizio Ceccagnoli. Il libro ritrova Gerione, ormai adulto, e prosegue il percorso del personaggio attraverso una nuova narrazione in versi, nella quale tornano le domande sull’amore, sull’appartenenza e sulla possibilità di trovare un posto nel mondo.
Una carriera internazionale e un Nobel che arriva dopo Han Kang
Il Premio Nobel rappresenta il riconoscimento più prestigioso di una carriera già segnata da numerosi premi internazionali. Carson ha ricevuto due Griffin Poetry Prize, nel 2001 e nel 2014, il T. S. Eliot Prize e, nel 2020, il Premio Principessa delle Asturie per la Letteratura, oltre alla prestigiosa MacArthur Fellowship nel 2000. Nel 2025 le è stato attribuito anche il Premio letterario internazionale Zbigniew Herbert.
Con la sua vittoria, Anne Carson diventa la diciannovesima donna a ricevere il Nobel per la Letteratura dalla sua istituzione nel 1901. Il riconoscimento torna inoltre a una scrittrice canadese tredici anni dopo Alice Munro, premiata nel 2013, e segue, tra le vincitrici più recenti, la sudcoreana Han Kang, che aveva conquistato il Nobel nel 2024.
Un dato che assume un significato particolare anche per l’Italia, proprio nell’anno in cui ricorre il centenario del Nobel assegnato a Grazia Deledda nel 1926, ancora oggi l’unica scrittrice italiana ad aver ricevuto il premio.
La scelta di Anne Carson conferma inoltre l’attenzione dell’Accademia svedese per autori capaci di mettere in discussione le forme consolidate della narrazione e per una letteratura che non considera la tradizione un limite, ma una possibilità di innovazione. Nel caso della scrittrice canadese, questo percorso passa soprattutto attraverso la lingua, i suoi significati e le infinite possibilità offerte dall’incontro tra generi diversi.
