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Condotte 1880: Valter Mainetti, energie rinnovabili e nuovi lavori

Condotte 1880: Valter Mainetti, energie rinnovabili e nuovi lavori

La storica impresa di costruzioni con in portafoglio commesse e concessioni per oltre otto miliardi, intensifica la costruzione di impianti fotovoltaici e centrali idroelettriche

A tre anni dall’acquisizione del “core” della storica azienda di costruzioni Società Italiana Condotte d’Acqua in amministrazione straordinaria, la nuova impresa Condotte 1880, che ha mantenuto il marchio, sviluppa un’intensa partecipazione a nuovi appalti in Italia e soprattutto all’estero, con particolare espansione per oltre 500 milioni di infrastrutture in energia rinnovabile, che rientrano nel portafoglio di circa 8 miliardi fra lavori in corso e da avviare soprattutto all’estero. L’obiettivo di Valter Mainetti, presidente e amministratore delegato, è la conferma della credibilità operativa e l’affermazione della capacità ingegneristica che l’impresa si è conquistata in oltre 140 anni di ininterrotta attività. Una credibilità dimostrata dalla disponibilità della collaborazione da parte di importanti imprese di costruzioni e gruppi imprenditoriali, sia a livello locale che internazionale, con i quali Condotte 1880 si è associata per gareggiare a nuovi appalti.  Nella Nuova Guinea Equatoriale, grazie alla stima da parte del governo, stanno partendo i lavori per circa 200 milioni di un grande impianto fotovoltaico e di tre mini centrali idroelettriche da 25 Mw del valore di 60 milioni. Inoltre, dopo aver già presentato il progetto di massima di due torri residenziali nella zona della capitale Malabo, si è in attesa dell’accordo per presentare l’offerta di circa 350 mln per la costruzione.  Mentre in Uganda, Condotte 1880 sta terminando l’iter burocratico per la realizzazione del 60% di opere civili della linea ferroviaria Tororo – lago Vittoria del valore di 650 mln, in consorzio con importanti imprese italiane come Almaviva e Saicef.

Questi interessanti risultati, dovuti a un’intensa attività commerciale, hanno incrementato il portafoglio di Condotte 1880 già costituito dai lavori in corso in Italia (Superstrada Lioni-Grottaminarda 405 mln) e Policlinico Universitario di Caserta (196,8 mln) e all’estero, dove Condotte 1880 è da tempo impegnata in Algeria nella ultimazione di una rete ferroviaria ad alta velocità Tleat – Tlemcen per 340 mln e l’autostrada 4eme Rocade d’Alger per 50 mln. Nel portafoglio rientrano anche le concessioni acquisite con il “core” della Società Italiana per le Condotte d’Acqua in a.s, come il porto turistico di Otranto per 50,8 mln euro, che dovrebbe presto iniziare i lavori, la metro D di Roma e il carcere di Bolzano.  Inoltre, il 7,5% del consorzio del Ponte sullo Stretto, Eurolink, che insieme all’accordo con Webuild per lavori da eseguire insieme raggiunge un importo di oltre 2 mld. Infine, le relazioni coi fornitori e con le stazioni appaltanti sono stati sottoposti a un attento esame che in alcune circostanze ha portato a una revisione dei rapporti, dei prezzi delle opere e a nuove scelte strategiche, come l’uscita dalla concessione per la costruzione della “Città della Salute e della Ricerca” alle porte di Milano, a favore di un’azienda come Finso (Fincantieri), molto specializzata in opere ospedaliere. In un’epoca in cui la competizione internazionale non si misura soltanto con le armi, ma anche attraverso infrastrutture, energia, logistica e grandi opere, aziende come Condotte 1880 diventano un tassello della proiezione strategica dell’Italia nel mondo. Ogni cantiere aperto, ogni ferrovia realizzata, ogni centrale costruita rappresentano molto più di un contratto: sono strumenti di diplomazia economica, occasioni per consolidare relazioni con governi, creare filiere industriali e rafforzare la presenza italiana in aree dove la competizione tra Cina, Russia, Turchia, Paesi del Golfo e potenze occidentali è sempre più intensa.

La rinascita di uno dei marchi storici dell’ingegneria italiana dimostra che il nostro Paese possiede ancora competenze tecnologiche, capacità progettuali e professionalità in grado di competere ai massimi livelli internazionali. È anche la dimostrazione che, quando il capitale industriale viene accompagnato da una visione strategica e da un management capace di guardare oltre i confini nazionali, l’Italia può tornare a essere protagonista nei grandi progetti infrastrutturali globali. In un momento storico in cui si parla spesso del declino dell’industria italiana, esperienze come quella di Condotte 1880 raccontano una storia diversa: quella di un’eccellenza che, dopo una crisi profonda, è riuscita a rilanciarsi conquistando nuovi mercati e contribuendo, attraverso il lavoro delle proprie imprese, a rafforzare il peso economico e geopolitico dell’Italia. Perché oggi costruire una ferrovia, un porto o una centrale significa anche costruire influenza, credibilità e presenza internazionale. E in questa partita il Made in Italy può e deve tornare a giocare un ruolo da protagonista.

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