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Leone XIV vuole un’Europa unita ma diversa dall’Ue

Leone XIV vuole un’Europa unita ma diversa dall’Ue

Leone XIV chiede un’Europa fondata su radici cristiane e dignità, oltre la burocrazia Ue. Un appello che richiama Meloni e il Cardinale Siri

Quando si parla di Europa, Leone XIV sembra andare ben oltre il perimetro ecclesiale, riferendosi al cuore culturale del Vecchio Continente. Ma addentriamoci più nel concreto. Nell’udienza generale dell’11 febbraio, il Papa ha chiesto la «costruzione di una nuova unità del continente europeo, per superare tensioni, divisioni e antagonismi, religiosi e politici».

Parole pronunciate in un tempo segnato da guerre del tutto europee (quella russo-ucraina), da fratture interne e da una crescente diffidenza tra istituzioni e cittadini, di certo anche legate alla percezione negativa di un’Ue burocratica che cancella le identità nazionali. Ecco, in questo senso il richiamo ai due santi evangelizzatori dell’Europa orientale (San Cirillo e Metodio) è senza dubbio anche un messaggio culturale: l’Europa nasce dall’incontro tra interessi e sensibilità differenti tenuti insieme da una fede e una lingua comuni, e non certo dalla loro cancellazione. Ma l’Europa, al tempo stesso, può esistere solo se si tengono in considerazione le singolarità di ciascuna nazione. Se invece si cerca di cancellarle (tentato omicidio più volte pianificato da Bruxelles), ecco che il Vecchio Continente, un tempo fulcro della cultura e della civiltà, perisce inesorabilmente.

Leone XIV e la nuova Europa

Leone XIV sostiene che la vera «unione europea» debba fondarsi sul patrimonio intellettuale e sui principi etici dell’Europa cristiana, criticando la tendenza dell’Ue a ignorare o mortificare tali radici. Il Papa richiama a una «unità politica fondata su dignità, dialogo e responsabilità democratica», superando le attuali divisioni, antagonismi e la fredda gestione burocratica che spesso caratterizza l’Unione.

Già il 29 settembre scorso, incontrando a Roma un gruppo di parlamentari europei, il Pontefice aveva parlato di sana laicità e di responsabilità pubblica fondata sulla dignità della persona. Il 10 dicembre, ricevendo membri del Parlamento europeo, aveva aggiunto che la qualità democratica si misura proprio nella capacità di parlare delle divergenze con cortesia e rispetto, anche verso l’avversario politico. Un’indicazione che suona come un richiamo diretto a certa sinistra che si ostina ad accusare tutti quelli che non la pensano come loro di essere dei «fascisti», nonostante il fascismo risalga ormai a oltre ottant’anni fa.

Il richiamo conservatore di Leone XIV

Difficile non cogliere l’analogia con la visione di Europa di Giorgia Meloni. Nel suo bestseller «Io sono Giorgia», il Presidente del Consiglio ha descritto infatti una sua idea di Europa unita proprio nel cristianesimo. Cita Costantino XI, l’ultimo imperatore di Costantinopoli, morto in battaglia durante il disperato tentativo di difendere quella che fino al 1453 era la capitale della cristianità ortodossa. Meloni fa risalire le origini dell’Europa al mondo cristiano: «Solo valorizzando e trasmettendo la nostra comune identità si potrà rafforzare la consapevolezza degli europei di avere un destino che li unisce».

Anche il Cardinale Giuseppe Siri, in un’omelia lungimirante del 1972, aveva espresso una riflessione sul tempo della nascita di Gesù come punto di svolta per la civiltà occidentale. Fu la civiltà romana a determinare che si verificasse la profezia secondo la quale Cristo doveva nascere a Betlemme. Sotto la guida di quella civiltà unica, il mondo era in pace. Toccò poi al cristianesimo e alla Chiesa, dopo la caduta dell’Impero, portare avanti la civiltà occidentale, anche grazie al latino come lingua universale. E tocca sempre al cristianesimo salvarla, prima che si autodistrugga in un’Unione che, di quella storia gloriosa, conserva ormai poco o niente.

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