Jerome Clemens giunge dagli Stati Uniti stringendo un poster fra le mani. Lo sventola quasi con orgoglio, quel cartoncino ingiallito che ritrae 82 bambini della Saint Mary’s School di Riverdale, nell’Illinois, anno scolastico 1969. Tra quei volti c’è anche quello di Robert Francis Prevost, oggi Papa Leone XIV, 266° Successore di Pietro. «Eccolo qua, il nostro amico Papa», ha detto Clemens indicando prima il ragazzino nel poster, poi la firma autografa sul retro, alla quale il Pontefice ha aggiunto di suo pugno «Leone XIV».
Mercoledì 18 marzo, dieci dei compagni di quella quinta elementare si sono seduti tra i fedeli di piazza San Pietro per l’udienza generale. Non turisti qualunque: amici di una vita, arrivati fin qui per «fargli sentire la nostra vicinanza», come hanno detto in coro.
Leone XIV a scuola
John Riggio, uno dei dieci presenti, ha ricordato il clima che si respirava alla Saint Mary’s. «Era più di una scuola, era una famiglia», ha detto. Un’atmosfera confermata anche da Sherry Blue, visibilmente commossa nel ricordare la figura di Mildred Agnes Prevost, madre del Pontefice, che in quella scuola lavorava come bibliotecaria ed era attivamente coinvolta nella vita scolastica e parrocchiale.
Al termine dell’udienza, il gruppo si è stretto attorno al Papa in un abbraccio collettivo e in una foto ricordo. «Molto probabilmente verrà incorniciata anche alla Saint Mary», ha commentato uno di loro sorridendo.
Nella stessa mattinata, Leone XIV ha ricevuto anche una delegazione della Maratona di Roma. Gli organizzatori gli hanno consegnato una maglia personalizzata con il suo nome e una medaglia commemorativa, segno concreto del legame tra la città e il Vaticano. Un gesto simbolico, ma che dice qualcosa di preciso sul ruolo che Roma continua a giocare nel dialogo tra istituzioni civili e religiose.
L’educazione secondo il Papa
Non è la prima volta che Leone XIV si ritrova a fare i conti con il mondo della scuola. Lo scorso ottobre, in occasione del Giubileo dell’Educazione, alla presenza del ministro Giuseppe Valditara, il Pontefice aveva rivolto un appello diretto agli studenti. «L’educazione ci insegna a guardare in alto, sempre più in alto», aveva detto, citando Galileo Galilei e il suo cannocchiale puntato al cielo. «Così è l’educazione: un cannocchiale che vi permette di scoprire ciò che da soli non vedreste».
Parole che, alla luce dell’incontro di mercoledì, suonano forse ancora più personali. Leone XIV è cresciuto in un istituto dove la madre lavorava, e dove i compagni di classe sono rimasti amici per oltre cinquant’anni. Quella scuola di Riverdale, evidentemente, è rimasta dentro di lui, e la porterà con sé durante tutto il magistero.
