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Leone XIV, ecco qual è la sua idea di informazione: «No a banalità e fake news»

Leone XIV, ecco qual è la sua idea di informazione: «No a banalità e fake news»

Nel messaggio per i 30 anni di Porta a Porta, Papa Leone XIV mette in guardia dai rischi della comunicazione moderna

Il falso che si maschera da vero, lo zapping compulsivo che sostituisce l’ascolto, il doom scrolling al posto della lettura intenzionale. E soprattutto monologhi travestiti da dialoghi, «dove nessuno ascolta davvero». Papa Leone XIV usa un linguaggio contemporaneo per descrivere la deriva della comunicazione moderna, nel messaggio inviato per i trent’anni di Porta a Porta, il programma di Bruno Vespa che debuttò il 22 gennaio 1996.

In tre decenni la trasmissione ha raccontato l’Italia attraverso 17 governi, 11 presidenti del Consiglio, 4 Papi e 3 Conclavi. Numeri straordinari che testimoniano un impegno costante un’informazione di qualità. Ma nel frattempo è cambiato profondamente anche il mezzo stesso: la televisione, e più in generale il modo di comunicare. Cambiamenti che portano con sé nuove possibilità di conoscenza, ma anche rischi inediti contro cui il Pontefice invita a vigilare.

L’ambiguità del comunicare contemporaneo

Le nuove forme di comunicazione «spalancano orizzonti inediti», riconosce Leone XIV, ma allo stesso tempo «ne incrinano i confini». In un flusso continuo di parole e immagini, diventa difficile distinguere ciò che conta da ciò che è superficiale, l’informazione dalla distrazione, l’ascolto autentico dalla presenza passiva.

Il Papa usa termini tecnici come «doom scrolling» – lo scorrimento ossessivo di notizie negative sui social – per descrivere comportamenti ormai comuni. E invita a non cedere mai alla «tentazione del banale», utilizzando gli strumenti tecnologici senza perdere «l’unicità della nostra umanità». Pazienza e lungimiranza, sottolinea, sono elementi essenziali per coltivare relazioni durature in un’epoca che premia la velocità e la reazione immediata.

Seminatori di parole buone

Il tema viene approfondito nel messaggio alla Fédération des Médias Catholiques riunita a Lourdes. Qui Papa Leone XIV delinea il profilo del comunicatore nell’era digitale: «Seminatori di parole buone, artefici di una parola che abbraccia, di una comunicazione capace di riunire ciò che è spezzato».

In un mondo polarizzato, dice il Pontefice, servono «parole che ricuciano le lacerazioni della vita, che edifichino comunità laddove l’inimicizia separa». Un no netto, invece, alla «guerra delle parole e delle immagini» che caratterizza troppo spesso il dibattito pubblico, online e offline.

Cita l’esempio di padre Jacques Hamel, il sacerdote ucciso in odio alla fede nel 2016, come modello di dialogo paziente: «Per conoscersi bisogna incontrarsi senza lasciarsi spaventare dalle differenze». Un richiamo a essere «ricercatori della verità nell’amore», specialmente nell’epoca dell’intelligenza artificiale dove diventa urgente tornare «alle ragioni del cuore».

Il messaggio è chiaro: i media, anche quelli cristiani, sono chiamati a costruire ponti e non muri, offrendo un servizio di verità a tutti, credenti e non credenti. In un contesto digitale frammentato, la sfida è avvicinarsi al prossimo «senza escludere nessuno», resistendo alla tentazione di parlare solo a chi già la pensa come noi.

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