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Leone XIV, il Papa che archivia Bergoglio e si ispira a Ratzinger

Leone XIV, il Papa che archivia Bergoglio e si ispira a Ratzinger

Papa Leone XIV rompe gli indugi: ritorno al Concilio nei testi, no al politicamente corretto, difesa della famiglia. Una svolta ratzingeriana

Dopo mesi di ipotesi, indiscrezioni, giacchette (o meglio, mozzette) tirate da una parte o dall’altra, Papa Leone XIV ha finalmente rivelato la propria identità. Più conservatrice che progressista. Più ratzingeriana che bergogliana. Più adatta a un Occidente che sta perdendo i propri valori reali per cercare falsi idoli inclusivi da anticristo di Solov’ëv e finiscono invece per risultare esclusivi. No, Prevost è altro. Baluardo di una Chiesa tradizionalista che dopo Benedetto XIV si temeva non tornasse più, estremo difensore dell’Europa e dell’Occidente.  

Il ritorno ai testi del Concilio Vaticano II

Leone XIV ha inaugurato il nuovo anno annunciando un ciclo di catechesi dedicato al Concilio Vaticano II e alla rilettura dei suoi documenti. L’obiettivo è affrontare le divisioni nate negli anni tra progressisti e conservatori, spesso alimentate da interpretazioni ideologiche del Concilio. Riprendendo l’impostazione di Benedetto XVI, il Papa richiama l’«ermeneutica della continuità e della riforma», contro quella della rottura. Leone XIV invita a superare lo slogan dello «spirito del Concilio» sganciato dai testi. Il vero Vaticano II, sottolinea, va conosciuto nei suoi documenti ufficiali. Solo così il Concilio può essere compreso nella sua autenticità e senza strumentalizzazioni.

Contro il woke e il politicamente corretto

Prevost denuncia una crisi profonda del linguaggio, diventato sempre più ambiguo e manipolabile. Le parole, invece di servire a comprendere la realtà e a incontrarsi, vengono usate come armi per colpire, confondere e delegittimare. Questo svuotamento di significato avviene paradossalmente in nome della libertà di espressione, che però, secondo il pontefice, esiste solo se il linguaggio è ancorato alla verità.

Senza questa base, la libertà diventa arbitrio e censura mascherata. Leone XIV critica un linguaggio «orwelliano» simile alla Neolingua di 1984 che, in nome dell’inclusività, finisce per escludere o finanche demonizzare chi non aderisce alle ideologie dominanti. Così si restringono gli spazi della vera libertà di parola. Il Papa individua anche un «cortocircuito» nei diritti umani: diritti fondamentali come libertà di coscienza, di religione e perfino il diritto alla vita vengono limitati in nome di nuovi diritti. Un chiaro riferimento al politicamente corretto e alla «religione» woke. Quando ogni diritto diventa autoreferenziale e si stacca dalla realtà e dalla natura delle cose, l’intero sistema perde forza. A quel punto, avverte Prevost, non resta che la legge del più forte e della sopraffazione.

La stoccata all’estremismo islamico

Secondo Leone XIV, anche nelle democrazie occidentali la libertà religiosa rischia di essere progressivamente compressa. Ricorda, come lo ricordava Benedetto XVI, che si tratta del primo dei diritti umani, perché riguarda la dimensione più profonda della persona. Sottolinea poi che la persecuzione dei cristiani è oggi una delle più gravi crisi dei diritti umani nel mondo. Oltre 380 milioni di credenti subiscono discriminazioni, violenze e oppressioni a causa della loro fede: in termini globali, significa che circa un cristiano su sette è colpito da queste forme di persecuzione. Il Papa, inoltre, non indugia a indicare tra le cause principali la violenza jihadista contro i fedeli di Cristo. Una stoccata non da poco all’estremismo islamico, soprattutto per il fatto che viene dalla figura cristiana più eminente a livello mondiale.

La difesa della famiglia tradizionale

Prevost mette la famiglia al centro, ma con un accento molto diverso da quello di Bergoglio. Denuncia che, a livello internazionale, l’istituzione familiare viene sempre più marginalizzata e svalutata. Allo stesso tempo riconosce la realtà di famiglie ferite, segnate da fragilità, conflitti e perfino violenza. A differenza dell’approccio più pastorale e inclusivo di Francesco, però, Prevost ribadisce con forza un fondamento dottrinale chiaro: la famiglia nasce dall’unione esclusiva e indissolubile tra uomo e donna. È lì che si realizza pienamente la vocazione all’amore e alla vita.

Da questa visione deriva un imperativo etico: lo Stato e la società devono creare le condizioni perché le famiglie possano accogliere e proteggere la vita nascente. Una prospettiva ben diversa da quella del predecessore Bergoglio, il quale si era aperto agli omosessuali con la celebre frase «Chi sono io per giudicare?». Leone non giudica le persone, ma ribadisce la dottrina. E la dottrina, per lui, non è negoziabile.

Papa Leone XIV e i suoi predecessori

Con Leone XIV il cattolicesimo sembra voltare pagina senza strappi, ma con una direzione molto chiara. Si è intestato l’eredità spirituale di Ratzinger, e ha liquidato il predecessore con la pacatezza e l’eleganza che lo contraddistinguono. Altro che continuità con Bergoglio, come i teologi di sinistra (vedi Vito Mancuso) continuavano a pontificare. Prevost non parla per slogan, ma per principi, e in un’epoca di relativismo liquido questo è già un atto politico. La sua Chiesa non cerca l’applauso, ma la diffusione della parola di Gesù. Non adatta il Vangelo alle ideologie – peraltro anticristiane – del pensiero unico, lo propone in purezza. È qui che si misura la distanza dal pontificato precedente: meno politica, più fede. Esattamente quello che dovrebbe fare un Papa.

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