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Leone XIV, il viaggio in Algeria sulle orme di Sant’Agostino. E lo scontro durissimo con Trump

Leone XIV, il viaggio in Algeria sulle orme di Sant’Agostino. E lo scontro durissimo con Trump

Leone XV parte per l’Africa. Un viaggio profondamente agostiniano. Sullo sfondo, il ferocissimo scontro verbale con il presidente americano

Il lungo viaggio apostolico di Leone XIV ha inizio. A quasi un anno dall’elezione al soglio pontificio, il Papa si appresta a compiere il terzo viaggio al di fuori dell’Italia. Il primo risale allo scorso anno, quando aveva visitato, dal 27 novembre al 2 dicembre, Turchia e Libano. Il secondo è di gran lunga più recente: il 28 marzo Leone aveva visitato in giornata il Principato di Monaco.

Questa volta, invece, la meta designata è l’Africa: Algeria, Camerun, Angola e Guinea Equatoriale. Il ritorno è previsto per il 23 aprile. Un viaggio dal sapore amaro, alla luce del tragico conflitto in Medio Oriente. Tanto è vero che, nell’ultima settimana, il Pontefice ha più volte invitato a rigettare la guerra e abbracciare la pace: «Basta morte in nome di Dio, sedete ai tavoli del dialogo!» e «in un mondo che ha tanto bisogno di pace, è obbligo morale di tutti proteggere i civili dalle atrocità della guerra».

Il legame di Leone XIV con l’Algeria e con Sant’Agostino

Fra le mete citate, è l’Algeria quella più carica di significato. Innanzitutto, si tratta della prima visita in assoluto di un Santo Padre in questo Paese. Già, nemmeno Karol Wojtyła, nei suoi 27 anni di magistero, l’aveva mai visitata. Ben 104 viaggi apostolici in 136 nazioni, ma non l’Algeria. E poi il secondo motivo, quello più intimo: qui nacque Sant’Agostino, cui Prevost ha dedicato la propria vocazione e un’intera vita spirituale. Nato a Ippona (oggi Annaba) nel 354 d.C., fu il massimo esponente della patristica, la filosofia cristiana dei primi secoli che rimanda direttamente ai Padri della Chiesa e agli scrittori ecclesiastici.

Il programma del Papa prevede in primis un omaggio al monumento dei martiri di Maqam Echaid, che ricorda i caduti della guerra di liberazione (1954-1962) dal colonialismo francese. In seguito, l’incontro con Abdelmadjid Tebboune, Presidente della Repubblica d’Algeria. Ed ecco che potrà finalmente concentrarsi in toto su Sant’Agostino, visitando i luoghi e le comunità. Non è la prima volta che Leone XIV visita l’Algeria, «terra di antica e moderna testimonianza cristiana». E nemmeno l’antica Ippona. All’epoca, tuttavia, l’aveva percorsa come superiore generale degli agostiniani. Ora, invece, si ripresenta come Papa.

Una terra difficile, l’Algeria. Dopo le già citate guerre d’indipendenza, infatti, vi fu il cosiddetto «decennio nero», dal 1992 al 2002, uno scontro sanguinoso fra il governo e gruppi islamisti armati, che lasciò sul campo circa 200.000 vittime. Nonostante il pericolo quotidiano di venire uccisi, anche a causa della loro fede, i frati agostiniani sono rimasti, implementando un programma di dialogo interculturale all’interno della Basilica di Ippona, dove Sant’Agostino fu Vescovo dal 395 al 430.

Lo scontro fra Leone XIV e Donald Trump

A poche ore dalla partenza per il viaggio apostolico in Africa, vi è stato un durissimo scontro verbale fra illustri connazionali. Nello specifico, fra il Papa e Donald Trump. Quest’ultimo ha descritto Prevost come un «debole sul fronte della criminalità e pessimo in politica estera».

Leone XIV ha reagito prontamente: «Io non ho paura dell’amministrazione Trump, continuerò a parlare ad alta voce contro la guerra. Non penso si possa abusare del Vangelo nel modo in cui alcune persone stanno facendo». Ha aggiunto inoltre di non essere un politico, e di parlare del Vangelo secondo cui «bisogna costruire la pace». E infine, ha ribadito che questo è il momento del «dialogo» e della «relazione multilaterale tra le nazioni per trovare una soluzione giusta ai problemi. Troppe persone stanno soffrendo, troppi innocenti sono stati uccisi, e credo che qualcuno debba alzarsi per dire che c’è una via migliore».

Trump: «Leone dovrebbe dovrebbe essermi grato»

Lo scontro ad alta tensione si è protratto con la durissima replica del presidente americano, che ha criticato aspramente il Pontefice: «Preferisco di gran lunga suo fratello Louis perché è totalmente Maga. Lui ha capito tutto. Non voglio un Papa che critichi il presidente americano poiché sto facendo esattamente ciò per cui sono stato eletto, con una vittoria schiacciante, vale a dire portare la criminalità ai minimi storici e creare il più grande mercato azionario della storia».

Trump ha sottolineato anche la sua influenza sull’elezione di Prevost al soglio pontificio: «Leone dovrebbe essermi grato perché, come tutti sanno, la sua nomina è stata una sorpresa sconcertante. Non figurava in nessuna lista dei papabili ed è stato scelto dalla Chiesa esclusivamente perché americano; si riteneva, infatti, che quello fosse il modo migliore per gestire il rapporto con il presidente Donald J. Trump. Se io non fossi alla Casa Bianca, Leone non sarebbe in Vaticano».

L’invettiva prosegue con una critica sull’operato del Pontefice: «Purtroppo l’atteggiamento di Leone, troppo debole sul fronte della criminalità e su quello delle armi nucleari, non mi va affatto a genio. Né mi piace il fatto che incontri simpatizzanti di Obama come David Axelrod, un fallito della sinistra, uno di coloro che avrebbero voluto vedere arrestati fedeli e membri del clero». E si chiude, infine, con un giudizio personale: «Leone dovrebbe darsi una regolata nel suo ruolo di Papa, usare il buon senso, smettere di assecondare la sinistra radicale e concentrarsi sull’essere un Grande Papa, anziché un politico».

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