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Usa-Iran, maxi dispiegamento militare: F-22 in Arabia Saudita e portaerei verso il Medio Oriente

Usa-Iran, maxi dispiegamento militare: F-22 in Arabia Saudita e portaerei verso il Medio Oriente

Tensione tra Usa e Iran: F-22 schierati in Arabia Saudita, portaerei in rotta e oltre 100 velivoli riposizionati. Si teme un’escalation militare

Continuano i segnali di guerra imminente tra Usa e Iran. Nella giornata di ieri sono stati schierati nelle basi dell’Arabia Saudita gli F22 Raptor, aeroplani per superiorità aerea, partiti dalla base aerea di Langley, in Virginia, e passati per quella inglese di Lakenheath. E considerando che la Repubblica Islamica non ha un’aviazione che possa dirsi efficiente, ciò fa pensare a un possibile contrasto contro eventuali reazioni da parte di Stati alleati di Teheran o alla certezza americana che una decina di MiG-29 acquisiti negli ultimi dieci anni da Mosca possano ancora decollare. Sta di fatto che 12 Raptor sono decollati dalla base aerea di Langley (Hampton, Virginia), per fare scalo nel Regno Unito prima di atterrare in Medio Oriente.

Usa-Iran, maxi dispiegamento militare: F-22 in Arabia Saudita e portaerei verso il Medio Oriente
Aereo da guerra F22 statunitense

Il caso Sofia e le basi Nato

Intanto dalla Bulgaria arriva la notizia che lo scorso fine settimana l’aeroporto internazionale di Sofia ha dovuto sospendere le operazioni aeree per due volte, sia il 23 febbraio dalle 1:15 alle 2:50 ora locale sia il giorno seguente (dall’1:05 alle 3:35), poiché una flotta di aerei militari americani vi ha fatto scalo durante i voli di riposizionamento verso la Penisola arabica. Si tratta di orari nei quali non ci sono movimenti commerciali, così non ci sono stati disagi per i passeggeri. Tuttavia, le autorità aeroportuali bulgare hanno attribuito le brevi chiusure alle normali riparazioni di manutenzione della pista, negando qualsiasi collegamento con la presenza militare americana.

Stando invece alle immagini scattate dagli spotter (appassionati di aeroplani che si appostano in prossimità degli aeroporti per fare le riprese), si sarebbe trattato di sei aerei da rifornimento KC-135 Stratotanker del Sesto Air Refueling Wing, provenienti dalla base aerea di McDill, in Florida, insieme ad aerei cargo C-17 e C-130, nonché una coppia di Boeing 747, solitamente utilizzati per il trasporto truppe, ora parcheggiati al Terminal 1 dell’aeroporto.

L’Asse Washington-Sofia

Il Ministero della Difesa bulgaro ha confermato la presenza dell’Usaf, descrivendo il dispiegamento come supporto per «addestramento relativo alle attività di vigilanza rafforzata della Nato», con personale americano impegnato esclusivamente nella manutenzione degli aerei. Una motivazione poco credibile, dal momento che Trump sta già rischierando la portaerei Gerald Ford, attualmente nel Mediterraneo con rotta verso il Canale di Suez. Intanto, il gruppo d’attacco della portaerei Uss Abraham Lincoln è già posizionato nel Mar Arabico. La Bulgaria, dal 2004 membro della Nato, mantiene un accordo di cooperazione per la difesa con Washington firmato nel 2006, e questo consente alle forze statunitensi di utilizzare le strutture militari bulgare per i loro spostamenti.

Portaerei Usa in rotta verso l’Iran

Le operazioni di Sofia sono quindi soltanto una piccola parte di una mobilitazione militare americana molto più ampia che ha visto oltre 100 aeromobili dell’Usaf attraversare l’Atlantico in pochi giorni. Tra questi ci sarebbero 48 caccia F-16, tre squadroni di caccia stealth F-35A e appunto i dodici F-22 Raptor. Simili movimenti, nel giugno scorso, avevano preceduto gli attacchi dell’Operazione Midnight Hammer contro gli impianti nucleari iraniani. Intanto il Times di Londra ha riportato che il primo ministro britannico Keir Starmer avrebbe rifiutato di concedere a Washington il permesso di utilizzare due installazioni critiche controllate dai britannici, ovvero la base aerea di Fairford nel Gloucestershire, postazione avanzata europea per i bombardieri pesanti come B-2 e B-52, e la base congiunta Usa-Regno Unito di Diego Garcia, nell’Oceano Indiano, per un potenziale attacco all’Iran.

Ultimatum di Trump a Teheran

Il presidente americano Donald Trump, intervenendo alla riunione inaugurale del suo Consiglio per la Pace il 19 febbraio, ha dichiarato di aver concesso a Teheran circa dieci giorni per raggiungere un accordo sul nucleare, avvertendo che «accadranno cose brutte» se i colloqui falliranno. Gli inviati statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner hanno incontrato una delegazione iraniana a Ginevra la scorsa settimana, con il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi che ha descritto l’accordo come basato su una serie di «principi guida», sebbene permangano significative distanze tra le parti. Tutto fa quindi pensare che le possibili opzioni militari sarebbero operazioni tutt’altro che brevi, con la tipologia di velivoli e navi impegnate che fa ipotizzare missioni combinate nelle quali dovrebbero essere impiegate anche squadre delle forze speciali come reparti di Marines.

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